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Dialogo tra generazioni

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Intervista a Marco Bruno

In avanti, verso la Cina

di Michele Barbero

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.7 - Luglio 2011

   Marco Bruno, pinerolese da poco laureatosi in Giurisprudenza, si sta preparando a partire per una scuola estiva a Pechino, che gli permetterà di entrare in contatto diretto con un mondo lontano con il quale sempre più dovremo fare i conti.

In cosa consiste di preciso questa scuola estiva?
La scuola è organizzata dall’Università di Milano Statale, in collaborazione con altri Atenei italiani e stranieri. Prevede una serie di corsi seminariali della durata complessiva di un mese, che si terranno in lingua inglese presso la School of government dell’Università di Pechino. I temi trattati si articolano in due curricola: la proprietà intellettuale dal punto di vista cinese e le politiche ambientali mondiali (in una prospettiva, cioè, comparata). Un aspetto molto importante è che il ciclo di insegnamenti, contrariamente a quanto avviene troppo spesso in Italia, è strettamente connesso al mondo del lavoro: sono in programma numerosi interventi da parte di imprenditori occidentali stabilitisi in Cina, nonché di dirigenti dell’Ambasciata italiana e della Camera di Commercio europea a Pechino; inoltre, alla scuola sono connessi un gran numero di stage. Io vorrei appunto farne uno al termine dei corsi, magari in qualche impresa che mi offra la possibilità di lavorare per un periodo in Cina e poi di ri-trasferirmi in Italia, o almeno in Europa.

Dove alloggerai durante i corsi?
È stata la stessa organizzazione a trovarmi casa a Pechino. Dovrebbe trattarsi di un mini-appartamento che condividerò con altre due o tre persone, a circa 15 minuti dal campus. Pechino dev’essere una città affascinante e piena di contraddizioni: a quanto so, si sta occidentalizzando a una velocità folle, ma in molti quartieri le abitudini di vita tradizionali non hanno ancora ceduto il passo alla modernità: per fare un esempio, vaste aree sono ancora prive di elettricità e acqua potabile.

Con il cinese come te la cavi?
L’ho studiato all’Università popolare di Torino, per circa un anno: giusto il tempo necessario per comprendere la struttura delle frasi e l’importanza dei toni nel veicolare il significato. L’apprendimento del cinese è sostanzialmente una questione mnemonica: la grammatica è semplicissima, ma bisogna imparare a memoria migliaia di ideogrammi. Per cominciare a padroneggiare la lingua sono quindi necessari almeno tre o quattro anni di studio intensivo. Fortunatamente le lezioni della scuola estiva saranno in inglese; in ogni caso, a Pechino cercherò senz’altro di seguire anche un corso di lingua.

Da cosa deriva questo tuo interesse per la Cina?
È una cultura che mi affascina perché lontanissima dalla nostra e caratterizzata da un’operosità sconosciuta all’Occidente. Quest’ultimo aspetto mi incuriosisce particolarmente, e spero che una volta sul posto riuscirò a comprenderne meglio i meccanismi. Inoltre, indubbiamente la Cina eserciterà nei prossimi cinquant’anni un’influenza enorme sull’Europa: credo quindi che valga la pena di "portarsi avanti", cercando di conoscere meglio (e, soprattutto, dall’interno) un Paese che avrà un peso sempre maggiore nell’equilibrio mondiale.