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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2013


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale 

 

Europa, estensione dell'Italia
L'Angela custode e il pianto greco

 

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.10 - Ottobre 2013

  In una rivista di giovani parlare delle recenti elezioni in Germania può sembrare fuori luogo. Al contrario, esse suscitano riflessioni di qualche utilità anche in questa sede.

Per un gran numero di giovani, ormai, l’Europa è semplicemente un’estensione dell’Italia, e per giunta un’estensione in melius: si spostano nell’uno o nell’altro dei suoi Stati, vi si trasferiscono per tempi anche lunghi, vi svolgono studi e lavoro, talora vi trovano il/la partner, in ogni caso dilatano i loro pensieri e le loro abitudini, acquisiscono la mentalità di cittadini europei.

Per la maggior parte degli adulti, invece, l’Europa oscilla tra l’avversione e l’indifferenza. Per gli uni è la sede degli odiosi diktat economici, il cappio che ci strangola, annodato dai burocrati di Bruxelles e dagli egoismi della Bundesbank. Per gli altri l’Europa rimane un oggetto inutile e lontano, al più avvolto dall’alone romantico di Cattaneo e dei profeti del "non più guerre" tra popoli che per secoli se le sono suonate di santa ragione.

Le elezioni in Germania hanno ribadito che non possiamo più permetterci né l’uno né l’altro atteggiamento degli adulti. L’Europa è più che mai necessaria, non solo perché è lo spazio di una comune temperie culturale e spirituale, ma più ancora perché è impensabile una politica gestita dai singoli Stati in un mondo diventato multipolare, nel quale i conflitti si giocano tra protagonisti di dimensione sub-continentale.

Quindi non giova l’ostilità cieca, ed è una fortuna che il partito degli euro-scettici non sia riuscito ad entrare nel Bundestag. Ma non giova nemmeno l’indifferenza, perché, se i conflitti in armi appartengono al passato, quelli di natura economico-sociale permangono e si fanno sempre più acuti. L’Europa è ormai la sede di un nuovo duro scontro tra Paesi abbastanza ricchi da essere erogatori di credito e paesi tanto poveri o squinternati da dover assumere il ruolo di debitori. Gli uni infastiditi dal dover dare, gli altri umiliati dal dover chiedere.

Questo scontro ha in palio una posta rilevantissima: la cultura del welfare, la sopravvivenza dello stato sociale, la possibilità stessa di condurre una vita dignitosa. La disperazione della Grecia ammonisce che altre potranno seguire. Molti affermano che economia e finanza stanno sperimentando, attraverso le politiche di rigore che hanno prodotto il trionfo elettorale della signora Merkel, sino a che punto può essere spinta la liberalizzazione e la contrazione della spesa pubblica senza innescare vere e proprie rivolte.

Come uscirne? La strada, per quanto incerta, sembra quella additata senza volerlo dal comportamento dei giovani. Nella loro spontanea omologazione senza calcoli sta il modello del cittadino europeo, che stempera gli egoismi nazionalistici in una visuale naturalmente unitaria e umanitaria.

Non solo l’etica, ma l’economia stessa insegna che è necessario destinare risorse alle regioni più svantaggiate, se non altro perché esse rappresentano una fetta di mercato, essenziale per la prosperità delle regioni più avanzate. E se prenderà piede una generazione di cittadini europei, questa potrà renderci consapevoli, inclusa la signora Merkel custode del rigore, che "ci si salva insieme", superando gli atteggiamenti difensivi di corto respiro.

Tuttavia - si può obiettare - l’assetto federativo dell’Europa non consente quell’alternanza che è la risorsa principale delle democrazie, cioè la possibilità di abbattere una maggioranza sostituendola con una diversa. In un’unione di Stati, quelli sono i protagonisti e i decisori, e non si possono cambiare. Detto altrimenti, non si può mandare la Merkel all’opposizione.

E’ vero. Però si possono cambiare i singoli attori dall’interno, facendo crescere negli Stati, a partire dal nostro, espressioni politiche più mature e più attente ai diritti dei cittadini. Poiché il Parlamento europeo, per il quale saremo chiamati a votare il prossimo maggio, è la proiezione degli assetti politici interni; e poiché gli altri organismi - il Consiglio d’Europa, il Consiglio dei Ministri e la Commissione - sono anch’essi la somma degli organi istituzionali dei vari Paesi membri, ne discende che un orientamento europeo diverso promana in larga parta dalla nostra sensibilità e dal nostro impegno anche politico in ambito statuale.

Cerchiamo di non sciupare l’occasione.