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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2013


Dialogo tra generazioni


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 Riflessioni politiche "young" 

 

Intervista al Presidente dell'Acea, Roberto Prinzio

"L'Acea è un'eccellenza del territorio per la qualità del suo management, ma anche per la mancata ingerenza della politica"

 

a cura di Emanuele Sacchetto

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.10 - Ottobre 2013

  Nel Pinerolese per fortuna non tutto va male, ci sono anche dei poli di eccellenza e di forza che si fanno apprezzare anche oltre il territorio. Certamente uno di questi è l’Acea. Ne parliamo con il suo presidente Roberto Prinzio.

Prima di tutto vorremmo sapere cosa realmente è ciò che noi comunemente chiamiamo ACEA.
  
Bisogna subito dire che ACEA non è una sola azienda. E’ un sistema. Si compone infatti di due società, i cui soci sono i 47 Comuni dell’area del Pinerolese. Queste due aziende sono: Acea Pinerolese Industriale, la quale si occupa del servizio idrico integrato, della raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti; e Acea Pinerolese Energia, la quale si occupa invece della vendita del gas, anche di quello prodotto dai nostri stabilimenti di smaltimento.

L’Acea è forse l’unica azienda del Pinerolese (nelle sue dimensioni) attualmente riconosciuta come un’eccellenza del territorio. A cosa è dovuta questa sua fama?
  
Sicuramente l’eccellenza deriva prima di tutto dal fatto di essere sistema, che ci porta a lavorare in sinergia. Inoltre, il radicamento sul territorio è da sempre un elemento fondamentale, per garantire il servizio vicino il più possibile alle esigenze del cittadino. Questo radicamento sul territorio si traduce nelle quote dei 47 comuni del Pinerolese. L’Acea deve quindi la sua fortuna all’essere un’azienda pubblica del territorio, consapevole e sensibile alle sue esigenze. Infine l’eccellenza è dovuta anche ad un Management di qualità e un consiglio di amministrazione coeso. L’assenza di ingerenze politiche ha poi favorito lo svilupparsi di idee di eccellenza, senza dover sottostare come purtroppo abbiamo letto in altre realtà ad un voto di scambio con la politica. Si lavora insomma con l’efficienza di una società industriale. E gli effetti positivi di questo sistema portano ogni anno 4.000.000 di euro di utili distribuiti ai comuni azionisti, che si traducono in politiche sociali per il cittadino.

Quali sono le ricadute occupazionali sul territorio, in particolare nella fascia giovanile?
  
Acea in questo momento ha circa 370 dipendenti, quasi tutti a tempo indeterminato. Dunque la ricaduta in tema di posti di lavoro è piuttosto forte. Inoltre più del 50% dei dipendenti ha un’età inferiore ai 45 anni e il 25% dei dipendenti totali è laureato. Quindi l’Acea può dare molte possibilità ai giovani, specialmente se Ingegneri. Infine bisogna rendere noto che solo il 10% dei nostri lavoratori arriva da zone esterne all’area Pinerolese, dimostrando ancora una volta un forte legame con il territorio.

Quest’anno sono trascorsi 10 anni dall’inaugurazione del Polo Ecologico. Cosa ha significato questo per l’azienda e per il territorio?
  
Certamente all’epoca il Sistema di raccolta altamente innovativo del "sacchetto verde" fu un flop perché guardava troppo avanti rispetto a quanto la realtà locale riuscisse a fare. Tuttavia l’impianto è e rimane altamente innovativo. Rappresenta un’eccellenza. Esso tratta l’umido senza un impatto eccessivo, autogenerando l’energia che consuma. Inoltre produce un compost di alta qualità, che, venduto alla Floraviva, produce un ricavato di circa 1.000.000 di euro. Infine, questo impianto produce Bio-metano, che viene utilizzato in parte per il funzionamento dello stabilimento, e in parte venduto attraverso il teleriscaldamento (l’Ipercoop per esempio è riscaldato con il nostro Bio-metano e a breve lo saranno anche le scuole del centro studi).

Per realizzare questa eccellenza è stato creato a suo tempo un Team di ricerca, che coinvolgeva anche dei giovani ingegneri: questo gruppo di lavoro è ancora attivo o la spinta innovativa si è un po’ spenta?
  
Il Team di ricerca esiste ancora ed è più che mai attivo. Oggi per esempio ci viene richiesto di occuparci dell’efficienza delle scuole e dell’illuminazione pubblica. Questi sono i due campi su cui stiamo ora lavorando e che potrebbero anche diventare un nostro buisness. Inoltre oggi noi esportiamo la nostra tecnologia in Europa e nel mondo, in quanto particolarmente specializzati nel settore dell’umido. Quei giovani di allora sono i dirigenti di oggi che vanno in giro per il mondo a parlare delle nostre competenze.

(Questa è la dimostrazione che dare spazio ai giovani alla lunga paga! ndr)

Veniamo ora ad una domanda di urbanistica. La sede operativa principale dell’Acea è ancora nel cuore della città. Non avete mai pensato di spostarla all’esterno come hanno fatto altre aziende (Corcos), liberando così la zona per l’uso cittadino?
  
Certo l’idea e la volontà da parte nostra ci sarebbe. D’altronde è per tutti una scomodità avere tutti i giorni camion che transitano nel centro cittadino. Quell’area è meno vivibile. Però la nostra disponibilità ci sarebbe a patto di ottenere da parte del Comune una valorizzazione dell’area che lasceremmo. Purtroppo però per ora Pinerolo non risponde quando si parla di urbanistica.

La raccolta differenziata. Siamo bloccati a poco più del 50%. Come mai non si progredisce? Non si è pensato ad altri sistemi, come la raccolta porta a porta?
  
Effettivamente siamo fermi al 54-55% della raccolta differenziata. Per quanto riguarda i metodi di raccolta bisogna precisare che la scelta del sistema da adottare spetta agli azionisti, cioè ai Sindaci dei 47 comuni. Dunque Acea è un mero esecutore di queste decisioni. I sindaci hanno così scelto il sistema di raccolta di prossimità, sicuramente più economico di quello porta a porta (quest’ultimo costa il 40% in più del primo). Tuttavia è chiaro che il sistema di prossimità garantisce risultati inferiori, sebbene il nostro attuale sistema si possa e si debba valorizzare ulteriormente. Tuttavia il sistema di raccolta porta a porta viene oggi adottato dalla nostra azienda per alcuni segmenti (es la raccolta della carta per determinati commercianti).

E adesso una proposta per voi: vista la prosperità economica in cui l’Acea versa, perchè non destinare una parte degli utili a borse di ricerca per giovani laureati?
  
La risposta che mi sento di dare a una proposta del genere, peraltro molto interessante, è: perché no? Certo bisogna però considerare che noi non abbiamo finora mai gestito personalmente questo settore in proprio. Tuttavia la proposta mi sembra interessante, per cui la prenderemo senz’altro in considerazione.

Acea e progetti nelle scuole. Da ex studente elementare e poi liceale, ricordo bene gli interventi da voi svolti per sensibilizzare la raccolta differenziata tra i più piccoli. E posso garantire come questi siano serviti molto nell’educazione ambientale nella mia come in altre realtà. A me sembra che in questi ultimi anni ci sia stata una diminuzione di sensibilizzazione verso le giovani generazioni. Perché questo atteggiamento?
  
Bisogna ricordare che la proprietà dell’azienda è pubblica e dunque la decisione su come utilizzare gli utili spetta ai vari Comuni partecipanti. Certamente il nostro riscontro in queste iniziative è sempre stato positivo (anche se a volte sono gli insegnanti a reagire meno bene, dando non sempre il buon esempio). Tuttavia è evidente come, in un periodo di crisi come questo, i Comuni preferiscano usare i loro utili in proprio per non gravare ulteriormente sui cittadini, garantendo così i servizi sociali necessari. E tutto questo passa in secondo piano.

Un’ultima domanda. Come avrà letto, il Sindaco Buttiero vuole realizzare un Polo Culturale della città, che si andrebbe ad aggiungere al primo Polo che Pinerolo ha conosciuto, il Polo Ecologico. Quale potrebbe essere secondo lei un terzo Polo?
  
Io credo che non si debba abbandonare la nostra storica vocazione, quella manifatturiera. In fondo l’Italia è la seconda nazione in Europa dopo la Germania in questo campo. Dunque l’industria è ancora un campo su cui scommettere, magari ridimensionato, ma puntando all’eccellenza. Piccole realtà-grandi eccellenze. Bisogna agire con creatività e progetti a lungo termine, che alla fine, come per il Polo Ecologico, premiano sempre. E in tutto questo credo che Pinerolo debba svolgere il ruolo di città capofila, senza però prevalicare le istanze territoriali e soprattutto vincendo il proprio provincialismo e unendosi finalmente a Torino.

                        Via Vigone da valorizzare
  Mentre si discute in città della variante ponte e delle aree da urbanizzare (vedasi i "portici blu"), salta ancora agli occhi la pochezza di idee e di progettualità di chi amministra questa città. Tanto presi dal nuovo, dal mattone da incementare, si dimenticano l’esistente da valorizzare, da risistemare, da recuperare.
  
Fa tristezza passando in via Vigone vedere tutti i locali commerciali che danno sulla via, vuoti, in vendita. Sarà per la crisi, ma anche sicuramente perchè situati in una zona ad intenso traffico, non solo di automobili, ma anche di pullman e di camion dell’Acea. Sembra che gli occhi dell’amministrazione siano distanti da questa zona della città (dove il punto dolente è il Turck), mentre via Vigone potrebbe diventare, per i negozi ed il commercio, il proseguimento di via Buniva. Ma per far questo occorre una visione completa della città.
  
Forse vi è un timore riverenziale verso l’Acea, e così non parte la proposta di delocalizzazione verso il Polo ecologico. Eppure il Comune di Pinerolo è l’azionista di riferimento e la stessa Acea, cosi ci ha confermato il Presidente Prinzio nella nostra intervista, sarebbe disposta a spostarsi verso il Polo ecologico, se in cambio il Comune fosse disponibile a valorizzare l’area che lascia così come ha fatto con altre realtà industriali come la Corcos.
  
Il riassetto urbanistico della città e i vantaggi sarebbero enormi, con nuovi parcheggi a 200 metri da piazza Fontana, senza bisogno di fantasiosi parcheggi sotterranei. Ma questo richiede idee e soprattutto la valorizzazione in città di architetti del recupero e non solo di quelli del mattone nuovo, altrimenti le idee per fare o rifare il piano regolatore ruoteranno sempre intorno alle aree da urbanizzare.      A.Denanni