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Pinerolo Indialogo

Novembre 2013


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 10
Intervista ad Angelo Tartaglia

"Oggi non è possibile occuparsi di un dato territorio senza una prospettiva globale"
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Le soluzioni che cerchiamo verranno solo dalla capacità di valorizzare i settori immateriali»

 

a cura di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.11 - Novembre 2013

   Per cominciare ci parli di sè, del suo lavoro e delle sue competenze in ambito universitario.
Ho una laurea in ingegneria nucleare e una in fisica. Il mio ambito proprio è quello della fisica teorica e più specificamente della relatività generale e della cosmologia. In realtà però mi sono sempre occupato anche dell’applicazione di metodi e strumenti scientifici alla valutazione delle conseguenze dei comportamenti umani.

Ci spiega anche le peculiarità e le applicazioni pratiche della sua disciplina?
Be’, il primo obiettivo è conoscere per capire. Un campo specifico di applicazione delle mie conoscenze è quello della navigazione spaziale e del posizionamento relativistico. La verità è che imparare a ragionare sulle conseguenze anche non immediate delle proprie scelte è utile in qualsiasi campo e per qualsiasi problema.

Lei è un fisico, che è anche assessore alla cultura nel piccolo paese di Cantalupa. Una cosa non comune. Com’è nato questo suo impegno?
Le mie origini per parte di madre sono cantalupesi. Ho casa a Cantalupa e molti parenti che vivono lì o in comuni limitrofi. L’impegno amministrativo diretto mi è stato proposto dal sindaco Bello che ha saputo essere molto convincente. La "politica" dovrebbe essere un impegno dovuto per tutti. Sono tanti a dirlo, ma di solito le cose vanno in un altro modo.

Di recente lei è comparso nella cronaca dei giornali per via del convegno "Science and future". Ci racconta il senso e i risultati di questo convegno appena terminato?
Il tema era quello dei limiti dello sviluppo, in continuità con l’omonimo rapporto elaborato nel 1972 per conto del Club di Roma e promosso dal torinese Aurelio Peccei. Più di quarant’anni fa, con metodi rigorosamente scientifici, fu evidenziato il fatto che l’economia del mondo, basata sulla perenne crescita di tutte le quantità materiali, si sarebbe scontrata con il vincolo, ovvio, della limitatezza delle risorse reperibili in qualunque ambiente di dimensioni finite, come il nostro pianeta. Oggi possiamo constatare che la rotta non è stata realmente corretta e la situazione è peggiorata. Al momento noi consumiamo ogni anno risorse che sono una volta e mezza quelle che la Terra è in grado di rigenerare nell’anno. Continuando così senza correzioni tra una generazione avremmo bisogno di tre terre, che ovviamente non ci sono.

Lei oltre all’impegno universitario nella sua disciplina ha anche scritto e fatto conferenze in ambito cosmologico-teologico. È una passione personale o il seguire l’onda di altri fisici famosi?
Forse la maggior parte degli scienziati attuali preferisce sfuggire le domande fondamentali sull’origine del cosmo e sul senso della nostra vita, ma è vero che i più grandi personaggi della storia della fisica sono stati sensibili a questi temi, pur dando risposte diverse volta a volta. Personalmente ho cercato di applicare gli strumenti della ragione per inseguire la catena dei "perché", dalle domande quotidiane su su fino a quelle universali, per arrivare a concludere che lo strumento razionale è necessario ma insufficiente per trovare delle risposte.

Una domanda sul Comune dove lei è assessore alla cultura. A che cosa è dovuto il dinamismo culturale di questo piccolo paese di poco più di mille abitanti?
In realtà qualsiasi comunità può mostrarsi vivace culturalmente se riceve gli stimoli giusti. Una componente importante per Cantalupa è stata la grande capacità imprenditiva del sindaco che si è dispiegata in ambiti molto vari, ivi inclusa la promozione delle attività culturali. Aggiungiamo la presenza di un ricco tessuto associativo e di un volontariato che è l’asse portante di una quantità di iniziative che il comune può promuovere o anche solo ispirare ma che non sarebbe certo in grado di portare a compimento con le sole risorse istituzionali.

Veniamo ora al Pinerolese. Guardando questo territorio col distacco del torinese, come lo vede?
È un’area poliedrica che conserva i segni di una storia ricca di apporti molto diversi. Un territorio di frontiera tra ducato di Savoia, marchesato di Saluzzo e monarchia francese; tradizioni religiose cattoliche e valdesi; apporti linguistici franco-provenzali e occitani; conformazione, e quindi cultura materiale, montana, ma anche di pianura. Una quantità di elementi che costituiscono una ricchezza di cui a volte gli stessi abitanti odierni non sono consapevoli.

E la città di Pinerolo?
Pinerolo è a pieno titolo capoluogo di un territorio come quello che ho sommariamente delineato nella risposta precedente. Per la sua posizione geografica e per la sua storia è il punto di convergenza naturale delle diversità e ricchezze del territorio.

Vi vede qualche potenzialità o caratteristica non valorizzata?
Penso sia al tessuto industriale, che si sta in larga misura deteriorando, che all’agricoltura sempre più marginalizzata. In futuro molte cose cambieranno e meglio sarebbe cambiare governando le trasformazioni: qui saranno fondamentali saperi che ancora ci sono ma che debbono essere orientati verso finalità diverse da quelle del passato.

Queste interviste sono nate per dare visibilità ai docenti universitari del Pinerolese (una quarantina), ma anche per cogliere qualche idea o spunto per questo territorio in declino. Che contributo potrebbe dare questa forza culturale? Ha qualche proposta?
Come ho già detto nel futuro occorrerà (e siamo già molto in ritardo) riorganizzarci per vivere con le risorse rinnovabili del pianeta e del territorio. Tutto questo richiederà molta più scienza e anche tecnologia di quanta se ne utilizzi oggi. L’impresa dovrà rivolgersi allo sviluppo di idee e soluzioni per la sostenibilità e per la qualità. Un alto livello di competenza, non ingabbiata nella vecchia e perdente logica della competizione, è fondamentale. In una competizione vince il più forte (uno) e perdono i più deboli (molti) e le loro risorse vengono abbandonate o distrutte; il declino generale non viene arrestato. Se invece i diversi talenti si associano e si integrano, si possono ottenere risultati positivi a vantaggio di tutti. Per una società giusta e sostenibile bisogna far lavorare insieme ingegneri, fisici, biologi, architetti, umanisti e, perché no, poeti. In una battuta emblematica di ciò che ci serve nel futuro: non si può essere buoni ingegneri senza sapere il latino. In ogni caso l’investimento più importante e vitale di cui c’è bisogno è quello in cultura.

Università, oltre che studio e ricerca vuol dire anche giovani. Qualche consiglio per i giovani laureati del pinerolese: ragionare solo sul territorio (come si aspettano gli adulti!) o su confini più ampi?
Oggi non è possibile occuparsi di un dato territorio senza una prospettiva globale. L’alta qualificazione è indispensabile ma le soluzioni che cerchiamo verranno solo dalla capacità di valorizzare i settori immateriali. Insomma bisogna produrre innanzitutto idee e bisogna accostare e integrare ambiti molto diversi. La produzione di idee oggi è per definizione delocalizzata per cui lavorare sul territorio non è in contraddizione col guardare ad orizzonti molto più lontani di quelli delle nostre valli.