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Pinerolo Indialogo

Novembre 2013


Dialogo tra generazioni
 
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 Parlar di storia

Convegno storico


La Pinerolo del '600, città di confine, in una provincia di confine, in uno Stato di confine
di Valentina Scaringella

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.11 - Novembre 2013

 Venerdì 4 ottobre, nel suggestivo Salone delle Feste "Umberto Agnelli" del Circolo Sociale di Pinerolo, si è tenuto il convegno storico internazionale Tra Borbone e Savoia: Pinerolo nel Seicento europeo. E chi tra i lettori, anche se non presente a questo evento, non avrà partecipato ad almeno una delle rievocazioni storiche dedicate alla Maschera di Ferro? E, magari, proprio all’ultima? Ebbene, la XV edizione di questa importante manifestazione, svoltasi sabato 5 e domenica 6 ottobre, è stata una sorta di prosecuzione del convegno: al punto che il titolo La nobiltà francese nella Pignerol del ‘600 dato alla rievocazione storica echeggia quello di uno degli interventi, vale a dire Le nobiltà pinerolesi nel Seicento al servizio di Savoia e Borbone, di Andrea Merlotti.

Questa giornata di alti studi è stata per l’appunto resa possibile dalla collaborazione tra il Centro Studi della Reggia di Venaria, di cui Merlotti è responsabile, il Comune di Pinerolo e la Biblioteca civica pinerolese "Camillo Alliaudi", il cui prezioso supporto è stato dovuto in primis al suo direttore Gianpiero Casagrande. Con l’intenzione di riprendere un discorso avviato già nel 1999, in occasione del convegno tenutosi per il 250° della erezione della Diocesi di Pinerolo: gli studiosi di allora – e tra loro proprio alcuni dei relatori del 4 ottobre – si posero infatti il problema della creazione di quella storia moderna della città che a tutt’oggi manca. Assenza che pesa, se si pensa che Torino di storie ne ha invece molte. Senza nulla togliere, ciò dicendo, ai lavori di Domenico Carutti e di Arnaldo Pittavino, nonché a quello del 2012 di Mauro Maria Perrot, assai pregevole, ma di carattere essenzialmente dossografico. Il fatto è che a noi contemporanei – ha spiegato Merlotti – il rapporto tra periferia e potere centrale interessa eccome, a differenza degli storici d’un tempo, convinti – come Carutti – che con una Pinerolo seicentesca divenuta piemontese si fosse oramai usciti dall’ambito della storia per entrare in quello dell’amministrazione e che fare la storia della città equivalesse pertanto a contrapporsi allo Stato.

L’evento, volto dunque a essere anche un primo passo atto a colmare questa lacuna, si è aperto con l’intervento dell’Assessore Paolo Pivaro che, prima di lasciarci alla storia di ieri, ci ha fatto soffermare sulla storia di oggi, nelle cui pagine un inchiostro rosso sangue segna, indelebile, il sempre crescente numero di migranti morti nel tentativo di approdare a una vita migliore o, solamente, a una speranza di vita: è stato così osservato, con commossa partecipazione di tutti i presenti, un minuto di silenzio in ricordo delle vittime di Lampedusa del giorno precedente. Se la Pinerolo del Seicento si colloca in una dimensione assai ampia, coi suoi rapporti con Francia e Spagna in particolare, quella del 2013 vive infatti a sua volta una dimensione internazionale, che chiama a non voltarsi dall’altra parte dinanzi all’umana comune miseria. Con l’abbattimento d’ogni confine costituito da muri d’egoismo.

E di confini è fatta la storia oggetto del convegno, poiché Pinerolo nel Seicento è, secondo la definizione di Merlotti, "una città di confine in una provincia di confine in uno Stato di confine", che, in questo suo essere confine, ha proprio il suo tratto peculiare più importante, soprattutto dal punto di vista politico e militare. Come emerso anche dagli interventi di Lucien Bély e di Davide Maffi, incentrati, rispettivamente, sui rapporti tra Savoia e Francia e tra Savoia e Spagna. Studiosi questi intervenuti nella I sessione del convegno presieduta da Merlotti, insieme a Gianfranco Armando, concentratosi invece sulle relazioni tra lo Stato Sabaudo e un’altra grande potenza del Seicento quale la Santa Sede.

Nella II sessione presieduta da Paolo Cozzo sono poi intervenuti – oltre al già più volte citato Merlotti – Andrea Pennini, con lo sguardo dello storico della diplomazia e del diritto; Blythe Alice Raviola, con un contributo sul Monferrato gonzaghesco; nonché Géraud Poumarède che, parlando della funzione di prigione di Stato della cittadella, ha a sua volta toccato le vicende legate al mistero della Maschera di Ferro, la cui Associazione, al termine del convegno, ha consegnato a tutti i relatori una medaglia in ricordo, per mano dell’Assessore Pivaro, rimasto presente sino alla fine e divenuto perciò oggetto di elogio.

Non ci resta ora dunque che aspettare, oltre a nuove possibilità d’incontro con sì illustri e competenti studiosi, gli atti del convegno e la realizzazione di quel museo virtuale della città a cui ha alluso l’Assessore, parso inoltre desideroso di veder nascere quella storia moderna di Pinerolo a oggi mancante e da lui definita "un progetto ambizioso". Si sa, non sono certamente questi tempi felici per i bilanci comunali d’ogni dove, e le priorità sono indubbiamente altre, ma, forse, qualora ve ne fosse la possibilità, sarebbe questo il caso di osare: perché sì, con la cultura si mangia, e una storia moderna della città potrebbe stimolare ulteriormente studiosi e non a frequentare Pinerolo con nuova o rinnovata passione. Perché la storia di ieri è da farsi oggi per il nostro domani.