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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2013


Dialogo tra generazioni

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 Arte & Architettura 



Ri-Abitare le Alpi

L'architettura montana

di Michele Francesco Barale

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.12 - Dicembre 2013

   La sveglia suona presto. Si sale sul pullman, poi in treno, mezzi addormentati, vola un’ora. Forse più, ritardi. Un’intera giornata passata nel frastuono, lo smog, l’aria tiepida cittadina che contrasta con la sensazione di fresco scesi dal treno, la sera. Troppo stanchi per poterla apprezzare. “Quello che penso è che sia giunto il momento nella storia dell’Italia e della vecchia Europa di guardarsi attorno, di convincersi che la concentrazione urbana non è il solo modello di sviluppo della comunità sociale”. 

La provocazione venne lanciata nel 2008 alla Biennale di Venezia, lo studio torinese Cliostraat proponeva un modello flessibile di ripopolamento delle vallate alpine come risposta non univoca al sempre maggior accentramento urbano. Quello che allora era soprattutto uno slogan, “Ri-Abitare le Alpi”, è divenuta col passare degli anni un’associazione che ha approfondito la sua ricerca delineando un progetto di recupero delle borgate alpine. Alberto Sasso, presidente dell’associazione, sottolinea che non si tratta di un progetto di ripopolamento in senso stretto: piuttosto un processo di rivitalizzazione, rigenerazione di un tessuto storico esistente dalle grandi potenzialità, spesso abbandonato tanto dai residenti quanto dalle amministrazioni che non sanno come restituire loro valore. Con ricadute sia immediate su chi ancora risiede in queste borgate, grazie alla dotazione del benessere contemporaneo, sia sul lungo periodo per il territorio che torna ad essere controllato e mantenuto. 

Il primo imprescindibile passo consiste nell’affiancare le amministrazioni comunali dei paesi pedemontani nella selezione di quali borgate possano essere ritenute idonee ad una residenzialità di prima casa: le condizioni idrogeologiche e di soleggiamento devono risultare ottimali, in modo da garantire sicurezza in caso di dissesti e la possibilità di avviare politiche di sostenibilità energetica. Inoltre, la borgata deve possedere un efficiente accesso stradale e i collegamenti con le reti infrastrutturali primarie, compresa l’ADSL per consentire condizioni di telelavoro. Infine, requisito non di secondaria importanza, un’amministrazione comunale sensibile allo sviluppo del proprio territorio innanzitutto al fine di preservare porzioni di paesaggio che fanno parte del DNA locale. 

La partnership proposta dall’associazione permette di rendere contestuali le attenzioni di enti come UNCEM alle problematiche derivanti dalla gestione del territorio, come ad esempio il bosco d’invasione, creando contatti con artigiani e professionisti esperti nei vari settori. Diversamente da istituti di ricerca, come lo IAM capeggiato da De Rossi, l’associazione intende avviare politiche che consentano una rigenerazione nel breve periodo: il rapporto che si instaura vede come attori privilegiati i residenti, con incontri tipici dei processi partecipativi che spesso hanno come lingua comune il dialetto locale. Al contempo, tuttavia, senza ambire ad una “musealizzazione” della borgata, con una ricerca quasi estenuante di cristallizzazione del fenotipo dominante, ma ponendosi come modello abitativo coerente con le risorse e le esigenze contemporanee: alta efficienza energetica, ottima sostenibilità economica dell’intervento, utilizzo di tecnologie a basso impatto ambientale. Avvalendosi anche del contributo di agronomi col compito di valutare scenari di recupero dei sistemi di coltivazione a bassa quota. 

La necessità di fare rete tra progetti di questo tipo (attualmente in corso di sviluppo nel Comune di Condove, già realizzati ad Ostana) sta sempre più richiedendo la presenza di professionisti fortemente territorializzati, che grazie alla conoscenza delle singole realtà comunali e paesaggistiche possano porsi come interlocutori per interventi mirati: una proposta di rigenerazione anche sociale, umana, di futuro sostenibile e possibile.