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Pinerolo Indialogo Dicembre 2013

Dialogo tra generazioni

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 Officine del suono 


Musica emergente

The Rosenkranz


di Demis Pascal

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.12 - Dicembre 2013

 

   Questo mese ci addentriamo in suoni dal sapore nostalgico. Suoni ricercati e che profumano di antico, o se preferite vintage come amano dire gli hipster di mezzo mondo. I suoni dei The Rosenkranz

Come suggerisce la loro biografia ufficiale "...Sin dagli inizi, tra una sigaretta e un bicchiere di vino, The Rosenkranz cercano di ricreare con le loro canzoni un improbabile mondo fatto di folk, musica indie, reminiscenze anni 60, rock, che esiste solo nella loro fantasia..."

E forse è proprio la loro fantasia che già dagli esordi li ha condotti in tournèe in mezza Europa per giungere nel 2010 ad un disco masterizzato nientemeno che nei leggendari Abbey Road studios e che li ha portati ad un tour di successo negli Stati Uniti.

Raze arriviamo quindi al 2013, anno di uscita della loro ultima fatica discografica: Winter is over (if you want it).

L’album si apre con la brillante ed allegra We’ll never quit, dove il violino la fa da protagonista fondendosi alla perfezione con la voce decisamente lennoniana.

E’ la titletrack a proseguire l’opera. Una scorrevole cavalcata con un incalzante ritmo percussivo che fa da tappeto all’alternarsi del violino e di ruvidi riff di chitarra elettrica che paiono usciti da un’altra epoca, quella il cui il rock ‘n’ roll era "La Musica".

La terza traccia, Something wrong, ci riporta alla calma con un dolce intreccciarsi di violino e pianoforte sempre ben amalgamati con una voce riverberata al punto giusto e che davvero profuma di Abbey Road.

Continuiamo con le ritmiche più rilassate sulle note di Snowed in che colpisce per la sua batteria essenziale ma molto presente che porta dietro di se non solo il violino solista ma un intero tappeto contribuendo così ad amalgamare un ottimo brano.

Un delicato glokenspiel e un arpeggio di chitarra ci introducono invece in My life sucks per poi far posto agli ottoni che recitano la parte del basso in un inno all’amore infranto.

Sorpassiamo la metà dell’album con la distorta Silly love song dove a farla da padrone sono le ruvide chitarre dal suono squisitamente valvolare che portano avanti uno splendido pezzo rock.

Si prosegue con la malinconica ed un po’ tetra She said dal ritmo incalzante sostenuto da potenti chitarre distorte che dolcemente si adagiano su un tappeto di violini quasi a mitigare la loro ruvidità.

Con Why, ottava traccia del disco l’atmosfera torna a farsi più serena con allegre chitarre acustiche che abbracciano il pianoforte ed il violino lasciando che l’immaginazione ci porti a qualche vecchio pezzo di Donovan.

Ci avviamo verso la fine con la spumeggiante Pankow’s tv show theme che tra suoni rock abbinati a suoni sintetici introduce il cantanto che si alterna con voci fuori campo facendoci immergere con l’immaginazione nei quartieri berlinesi.

Si conclude con la dolce Since you’re gone dove tutto viene ridotto all’essenza lasciano che siano solo il piano e la voce a tessere intense arie di suggestione per un finale di album davvero azzeccato e che ci lascia piacevolmente stupiti.

In conclusione questi quattro ragazzi, con lo sguardo al futuro ed un grande amore per la musica del passato hanno messo su un ottimo album che sa far emozionare ma anche, e perche no, intrattenere.

Lo potete ascoltare gratis in straming su http://therosenkranz.bandcamp.com/ tenendo d’occhio la loro pagina facebook per le date dei prossimi concerti. http://www.facebook.com/TheRosenkranz