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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2013

Dialogo tra generazioni

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 "Giovani" @ Scuola 

 

Il Pinerolese dei Galli e dei Romani

 di Nadia Fenoglio

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.12 Dicembre 2013

   Uno spaccato della storia meno nota del Pinerolese ci porta indietro nel tempo, fino all’epoca della fondazione dei diversi centri abitati che ne costellano il territorio e della dominazione romana.

Intorno al VI secolo a.C. la pianura che si estende tra il Po e la Dora Riparia subì l’invasione dei Galli guidati da Belloveso che, provenienti da Oltralpe, valicarono il Monginevro in quella che viene ricordata dagli storici come un’eroica impresa. In quel tempo, vivevano nella zona pianeggiante compresa tra i due fiumi la popolazione dei Taurini e, nelle valli alpine, i Cozi – da cui, oggi, il nome di Alpi Cozie. Questi furono, dunque, i primi abitanti noti del territorio che avrà in Pinerolo il suo centro.

Con l’invasione gallica, ha termine il periodo di pace e Cozi e Taurini si trovarono a convivere con un numero sempre crescente di famiglie di Galli che occuparono la zona. È di origine gallica, ad esempio, la fondazione di Caburrum, l’odierna Cavour, il cui primo insediamento aveva sede sulla sua rocca. E da un cittadino di Cavour, tale Bubio, venne fondata Bubiana, oggi Bibiana. Rivelano invece una fondazione ad opera dei Liguri i nomi di paesi terminanti in «-asco» e «-asca».

Di Pinerolo, a quei tempi, non c’è traccia. Le fonti citano solo un pinariolum, una terra di pini tra il verde della collina e della pianura che forse funzionava come luogo di sosta per i soldati e i mercanti che viaggiavano verso la Gallia attraverso la valle del Clusium flumen, il Chisone.

Ma, in un territorio ormai egemonizzato dai Galli, entrano in scena i Romani. È grazie al console Gaio Flaminio che, tra III e II secolo a.C., Roma conquista la Liguria, l’Istria, la Pianura Padana e, con essa, l’area che oggi costituisce il Pinerolese: questi i territori che successivamente formeranno la provincia della Gallia Cisalpina.

Le popolazioni locali, ormai sottomesse, restarono fedeli a Roma durante le Guerre puniche, momento di cruciale importanza per le sorti della penisola. Dell’impresa di Annibale sulle montagne alpine si racconta a Pragelato una leggenda secondo la quale l’aspra fenditura detta "la Gorge", dove scorre il Chisonetto prima di raggiungere Pattemouche, fu il cammino che Annibale scavò con dell’aceto che erose le rocce qui presenti, pur di avanzare col suo esercito di elefanti.

Il Pinerolese è partecipe di un’altra epica impresa, la guerra di Cesare in Gallia. La val Chisone vede infatti sfilare i legionari romani che, nel viaggio verso la Gallia, dovettero assestarsi ad Ocelum, l’attuale Usseaux, bloccati dagli eserciti rivali. Aggirato il nemico, Cesare condusse le truppe verso Petra sesteria, cioè «la sesta pietra», uno dei pilastri posti dai Romani per segnalare la distanza tra le città, che corrisponde all’attuale Sestriere.

Della città di Pinerolo ancora nessuna traccia. La prima attestazione che si riferisce alla città di Pinariolum, difatti, è molto più tarda: risale all’Alto Medioevo, e precisamente al 981. Si tratta di un diploma con cui l’imperatore Ottone II conferma al vescovo di Torino le proprietà e i diritti su tale città. E la città che sorge nella terra dei pini sceglierà come simbolo proprio il robusto albero che resiste alle peggiori intemperie: «Dulcis domino, durissimus hosti» recita il motto del gonfalone comunale.