Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2013

Dialogo tra generazioni

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  Arte & Architettura


Pinerolo Ab ovo

Il declino della capitale 
degli Acaja

di Michele Francesco Barale


Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.1 - Gennaio 2013

   Alcuni articoli fa era stata affrontata l’epoca d’oro del principato dei Savoia Acaja, prima sotto il capostipite Filippo, e poi durante la dominazione di Giacomo, tesa a rinforzare le difese della Città. Quest’ultimo, nonostante fosse andata a buon fine l’azione di fortificazione e messa in sicurezza del Borgo inferiore, aveva gettato le basi per la rovina della sua casata: tre matrimoni, l’ultimo con la sposa scelta dai cugini e signori Savoia per il suo primogenito, Filippo, che l’aveva però rifiutata fiutando l’imbroglio del Conte sabaudo. Alla morte di Giacomo, nel 1367, il testamento designò come eredi i figli avuti dal terzo matrimonio. Il primogenito Filippo si ribellò tentando, invano, di ottenere il controllo del principato: catturato, morì ad Avigliana.

I legittimi eredi, troppo piccoli per salire al trono, furono presi in custodia dal Conte Verde a Chambery, mentre questi si occupava di continuare le fortificazioni urbane: Amedeo VI fornì infatti di merlature e camminamenti le mura del Borgo. Alla maggiore età, nel 1377, sale al trono la prima pedina sabauda, Amedeo d’Acaja, che muore nel 1402 senza significativi interventi sulla città. Senza eredi, passa il governo al fratello Ludovico, che regnerà fino al 1418. Per la prima volta il ruolo egemone della città è messo seriamente in discussione: Ludovico fa iniziare i lavori per la costruzione del castello Acaja a Torino, dove si trasferisce. Unico intervento a Pinerolo, Ludovico fa costruire il monastero di Santa Brigida. Muore anch’egli senza eredi nel 1418, lasciando il Principato piemontese come titolo per il "delfino" sabaudo, sepolto come tutto il resto della sua casata nella Chiesa di San Francesco.

Purtroppo, se qualcuno volesse cercare nella città le tombe dei principi d’Acaja non avrebbe la possibilità di soddisfare la sua curiosità: la chiesa di San Francesco fu demolita nel 1806 in seguito alle disposizioni napoleoniche. Non si pensi che si trattasse di una chiesa di second’ordine: secondo gli studi di G. Gardano, la chiesa era lunga 55 metri per 35 di larghezza, vale a dire all’incirca le dimensioni dell’attuale chiesa di San Maurizio. Cinque navate e un campanile alto 50 metri, era gestita dall’Ordine Francescano che vi si era insediato poco dopo la predicazione del santo, nella prima metà del XIII secolo. Inizialmente scarna e umile secondo i dettami della regola francescana, divenne col passare del tempo sede del cerimoniale liturgico della famiglia Acaja, che la impreziosì di tombe e altri decori.