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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2013


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Intervista a gianni Losano

"Il rapporto del mondo politico pinerolese con il mondo universitario è inesistente"

di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.1 - Gennaio 2013

   Pinerolo ha un’antica tradizione di docenti universitari illustri, citiamo solo Michele Buniva (1761-1834) e Giovanni F.Porporato (1484-1544). Quest’ultimo perché quest’anno l’omonimo liceo ha festeggiato 150 anni di storia. Ancor oggi, anche se poco noti ai più vivono in città e nei paesi del circondario almeno una trentina di docenti universitari. Una forza culturale, competente nei vari campi del sapere, presente nel territorio ma per lo più ignorata. Vogliamo iniziare, a partire da questo numero, a parlare con loro. Incominciamo con il prof. Gianni Losano, docente ormai emerito, sicuramente tra i più noti in città in quanto è stato per molti anni consigliere comunale.

Incominciamo parlando del suo lavoro e della sua competenza.
  
Oggi sono in pensione, mi sono occupato, e oggi faccio ancora ricerca, nel campo della fisiologia cardiovascolare nell’attuale dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino, un tempo Istituto di Fisiologia poi trasformato negli anni ‘90 nel dipartimento di Anatomia e Fisiologia.

Lei è stato per anni consigliere comunale. Qual è il rapporto del mondo politico pinerolese con il mondo universitario?
Il rapporto è praticamente inesistente.

Perché l’università a Pinerolo non è decollata?
  
Perché è mancata la volontà di fare qualcosa di diverso. Quando è nata l’idea di un insediamento universitario non era quella di aggiungere un’altra sede distaccata, solo per ragioni campanilistiche, bensì di fare a Pinerolo un centro di ricerca avanzata nella Pubblica Amministrazione. Ai tempi ce ne erano poche ma purtroppo non si è portata avanti l’idea ed è stata soppiantata dalla pur più giovane scuola di Amministrazione Aziendale di Torino in via Ventimiglia. Oggi è molto difficile da riprendere un progetto del genere perché sia il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sia le università stesse tendono ad annullare le sedi esterne perché sono solo un carico ed un costo.

Università significa studio, ricerca e cultura: che contributi potrebbero dare questi settori per la città e il territorio?
  
L’università è un centro di produzione di cultura che viene trasmessa ma non si può solo trasmettere ciò che è stato elaborato in altre sedi. E’ come dire che a Pinerolo abbiamo la Fiat perché abbiamo un concessionario. Occorre creare nuovi centri di elaborazione del sapere e questi devono essere legati indissolubilmente al territorio.

Ricerca e territorio: le risulta che ci sia stata o ci sia una collaborazione in tal senso?
    No, non c’è mai stata. Un esempio è l’insuccesso della proposta del Senatore Fassone di creare un’università della montagna legata al territorio e che affrontasse i veri problemi del territorio alpino, ma è caduta nel dimenticatoio, non ha interessato nessuno. Ora c’è qualcosa del genere ma sono corsi singoli in alcune facoltà. Oggi si ha un’idea della montagna sbagliata, solo riferita ad accaparrarsi il giornaliero per sciare, ma serve invece un centro che affronti i problemi da un punto di vista storico, antropologico, geografico, economico e fisico. Per far questo doveva essere un’iniziativa esclusivamente di ricerca in cui creare un modello di insegnamento e di ricerca partendo prima dai dottorati, almeno per 5 anni, e poi creando corsi di laurea. In tal modo si sarebbero impiegati giovani laureati nella ricerca e nello studio su che cosa deve oggigiorno affrontare la montagna per uscire dalla marginalità o dal modello del turismo di massa. Ma purtroppo non è l’idea dell’università diffusa in Italia. Nel nostro paese vige una visione limitativa per cui l’università esiste se ci sono corsi ed esami e la ricerca è messa in secondo piano.

Oggi c’è l’idea di inserire una laurea in infermieristica, se dovesse essere una laurea magistrale sarebbe molto utile per il territorio e la città, sulla scia della scuola professionale per infermieri, che a Pinerolo era un’eccellenza. Ma se anche dovesse decollare, non si potrebbe dire che c’è l’università a Pinerolo, perché sarebbe solo un corso di laurea in una sede distaccata.

Nel suo campo quale apporto potrebbe esserci?
   L’apporto potrebbe essere nell’ECM (educazione continua in medicina), per esempio facendo dei corsi di aggiornamento; ma la fisiologia non è una materia apprezzata dai medici clinici. Non so quanto successo potrebbe riscuotere.

Per rilanciare il territorio servono idee e soldi. Lei vedrebbe bene un bando per un concorso di idee?
   A me sembra che oggi ci sia una carenza di idee… e per il bando dipende da chi lo valuta! E poi occorre che chi progetta sia competente, in Italia vinciamo pochissimi bandi europei, mancano i collegamenti con l’estero, con i paesi transfrontalieri, occorre intessere delle reti e avviare ricerche in partenariato. Questo sarebbe vincente anche per l’idea dell’università della montagna.

Università significa giovani. Quale potrebbe essere il nuovo legame dei giovani pinerolesi laureati con il loro territorio?
    Innanzitutto voi giovani dovreste creare un gruppo di lavoro che studi a fondo la realtà pinerolese e che dia risposte all’empasse economico e sociale che la città sta vivendo. Io penso che potrebbe essere un buon punto d’inizio per impedire che ve ne andiate. I laureati italiani sono richiesti all’estero e i ricercatori italiani sono i secondi al mondo. Il problema è che in Italia c’è una crisi occupazionale e quindi si incolpa l’università, ma non è data dalla scarsa qualità didattica. Tuttavia, io sostengo che ormai, se avere un futuro significa partire, non si può più pensare di trasferirsi in Italia che non offre più niente, ma direttamente all’estero.