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Gennaio 2013

Dialogo tra generazioni

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 Sport 


Continuare nonostante tutto
Lo sport nell'anno della crisi

di Andrea Obiso

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.1 - Gennaio 2013

 

  Il 2012 si è chiuso. Bilanci e previsioni per il nuovo anno si sprecano e noi non vogliamo essere da meno.

Di fatto l’anno appena passato sarà ricordato come quello in cui la crisi economica si è fatta sentire con più decisione, nonostante covi da diversi anni.

Per ognuno di noi significa meno soldi, meno stabilità e, haimè, meno lavoro per tutti.

In campo sportivo ad alto livello, questo significa stipendi meno milionari per giovani giocatori di pallone, trasferimenti meno stellari del solito e generalmente innalzamento del tasso di fantasia dei giornalisti.

A livello più basso, quello che noi osserviamo più da vicino, le difficoltà economiche ci sono sempre state, ci sono tutt’ora e sempre ci saranno.

La crisi economica tutt’ora in atto non ha fatto altro che acutizzare i problemi già esistenti in quasi tutti gli sport, sia a livello societario che strutturale all’interno dei campionati.

In tempi meno duri trovare sponsorizzazioni per squadre che non hanno molto seguito è difficile, ora è quasi impossibile; la scarsa fiducia che abbiamo riscontrato negli ultimi periodi è sconfortante.

Sia chiaro parliamo di realtà per lo più piccole, realtà che fanno storicamente fatica a emergere agli occhi di sponsor o finanziatori in genere.

Una sensazione curiosa che mi è capitato di provare negli ultimi incontri con rappresentati di società sportive, però, è quella che le cose non siano cambiate di molto per la maggior parte di loro.

L’abitudine ad affrontare situazioni di difficoltà senz’altro aiuta, ciononostante è innegabile il fatto che diverse squadre sono state costrette a fondersi con compagini più grandi o addirittura scomparire.

Quando si parla con chi lo sport lo vive da rappresentante delle istituzioni, però, il problema economico viene a galla facilmente.

La carenza di fondi pubblici destinati allo sport è una lamentela che viene fatta anche in periodi meno critici, per questo non fanno molta notizia la scarsità di impianti sportivi, la scarsa manutenzione degli stessi quando ci sono, pochi o nulli investimenti nel personale e altre deliziose negligenze tipicamente italiane.

Nonostante questi inconvenienti tipici di una situazione economica difficile, il bilancio di fine anno che ci troviamo a fare è tutt’altro che negativo.

Le difficoltà non hanno intaccato la voglia di fare bene.

Questo riguarda, in maniera distinta, sia chi gestisce una società di calcio che a basso livello fatica a emergere e sopravvivere, sia chi si occupa di sport meno conosciuti.

Nonostante l’approccio sia diverso per molti aspetti, è rassicurante vedere in tutti la stessa determinazione a continuare con il proprio impegno verso la comunità sportiva.

Quello che vorremmo ricordare prima di tutto è che i grandi traguardi sportivi, soprattutto in campo olimpico, sono frutto del lavoro giornaliero di decine di persone costantemente nell’ombra.

Persone che ogni quattro anni vengono intervistate dai maggiori media nazionali, solo nel caso in cui gli atleti da loro allenati vincano medaglie, e che cadono nell’oblio in pochissimo tempo.

Non c’è da biasimare il sistema mediatico, si fa notizia con le storie e le storie durano poco, quelle che risultano incomprensibili però sono le critiche e le lamentele riguardo alla poca visibilità di certi ambienti fatte dagli stessi che non concedono tale visibilità.

In conclusione tirare le somme di un anno critico come questo non è tanto differente rispetto a qualunque altro anno, la voglia di fare bene è tanta, i problemi sono gli stessi, i margini di miglioramento non verranno rispettati come sempre e tra un anno ci ritroveremo allo stesso punto.

Speriamo di sbagliarci ma in questo campo le sorprese spesso non sono gradite.

E sperando in buone sorprese auguriamo un buon 2013.