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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2013

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


La stagione teatrale del Sociale

Un Macbeth insanguinato

di Federico Gennaro

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.1 - Gennaio 2013

  Alcool, tanto alcool in scena. Luci stroboscopiche a seguire il dipanarsi del dramma. E molto sangue finto, a sottolineare la tragedia. Macbeth è l’ opera più breve di William Shakespeare, e forse una delle più cruente, insieme al meno rappresentato Tito Andronico. Andrea De Rose, regista e curatore del riadattamento della tragedia in scena il 21 dicembre scorso presso il Teatro Sociale di Pinerolo, ha deciso di spingere forte sulle tinte rosse del dramma, scegliendo come interpreti della "real coppia" Giuseppe Battiston e Frédérique Loliée, due attori sicuramente molto forti, forse un po’ troppo nel complesso.

La scena si apre al pubblico mostrando una sala da ballo, separata dal proscenio da una bellissima parete trasparente, a tutta lunghezza, di forte effetto. La giocosità, l’infantilità annegata nell’ alcool sono i tratti caratterizzanti Macbeth e la sua Lady, dove però per il primo questa manière d’être non è altro che una maschera posta di fronte ai suoi desideri più segreti, alle sue ambizioni più sfrenate. Lady Macbeth, figura mascolina, forte e decisa perlomeno nella prima parte della tragedia, accende la brama di potere del marito a seguito della comparsa delle tre streghe, annuncianti la famosa profezia ("tu sarai re").Nel Macbeth di Andrea De Rose, tuttavia, le Sorelle Fatali assumono le sembianze di tre bambini non nati, creature frutto della psiche dei due personaggi. Questa scelta registica si fa forte di una lettura (forse un po’ anacronistica) in chiave psicoanalitica della tragedia, dove i tre bimbi, partoriti in scena dalla stessa Lady Macbeth, disegnano le manifestazioni carnali dei desideri più reconditi dell’ animo umano. Ed una volta che l’inconscio con il suo carico di contraddizioni e autodistruttività emerge a livello del conscio, il destino della coppia appare quantomeno segnato. A tal proposito, scrive il regista:"Diceva un filosofo che, tra tutti i mali, il peggiore è quello che i nostri desideri si avverino. Ho capito il senso di questo paradosso solo di fronte a Macbeth. Quello che le streghe gli rivelano è il suo desiderio più inconfessabile. Penso che sia lì, nel dire i propri sogni e desideri, che il lato oscuro di Macbeth prende forma. È lì che il lato più misterioso dell’esistenza si affaccia, in forma di visione, di felicità, di terrore".

Il tallone di Achille di questo Macbeth in ogni caso rimane il fatto di voler essere ancora "troppo", la tragedia non ha bisogno di troppi artifici per rivelarsi tale, e spesso alcuni registi si dimenticano di questo aspetto fondamentale. I brani di Hubert Westkemper non si limitano ad accompagnare e spesso risultano troppo invadenti, le voci dei tre bambolotti invece un po’ troppo sopra le righe all’ interno, comunque, di una scelta registica improntata ad un horror un po’ pop di tarantiniana memoria.

"Look like the innocent flower, but be the serpent under’t!" recita un verso del Macbeth, prendi l’aspetto del fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso. La tragedia è per sua natura stessa ambigua, spesso doppia,ma è in grado di rivelare violentemente allo spettatore le peggiori depravazioni e disgrazie dell’ essere umano, senza bisogno di forzature o caricature. E’ tutto nel testo, basta saperlo ascoltare.