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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2013


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Intervista ad Andrea Balbo

"Pinerolo,la porta occidentale d'Italia"

Un territorio chiamato a collegare il mondo italiano e quello d’oltralpe

 

a cura di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.2 - Febbraio 2013

 
  Per cominciare ci parli del suo lavoro e della sua competenza in ambito universitario.
  
Sono ricercatore universitario di Lingua e letteratura latina dall’ottobre 2010 e tengo corsi di lingua e traduzione latina nelle lauree triennali di Lettere e di Beni Culturali e di didattica del latino presso i corsi di formazione per insegnanti (TFA). Precedentemente ho insegnato Lingua latina e Filologia classica nelle Università di Torino e di Piemonte Orientale; fino al 2004 ho prestato servizio come docente di ruolo nella scuola superiore, in particolare presso il liceo "Porporato" di Pinerolo. Partecipo a diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali, faccio parte di comitati tecnici del Ministero dell’Istruzione e sono inoltre membro del CIFIS, il Centro Interateneo di Formazione Insegnanti Secondari del Piemonte. Ho al mio attivo un centinaio di pubblicazioni di vario tipo, fra cui tre monografie. I miei interessi di ricerca vertono soprattutto sull’oratoria, la retorica e la storiografia antica, sulla letteratura tardolatina, sulla storia degli studi classici e sulla didattica anche multimediale delle lingue classiche.

Nel mondo ipertecnologico di oggi una materia come la sua ad alcuni appare superflua. Qual è invece la valenza formativa che offre?
  
Chi valuta l’utilità o l’inutilità di una disciplina pensando alla sua spendibilità immediata dal punto di vista lavorativo (lingue straniere e informatica = spendibili = utili, latino = non spendibile = inutile) parte da un presupposto estremamente miope. Una disciplina scolastica liceale, per sua natura, ha lo scopo di costruire un insieme di conoscenze e di competenze dello studente, non di addestrarlo al mondo del lavoro: il latino, in particolare, è una materia che offre un valore aggiunto notevole dal punto di vista culturale: la civiltà greco-latina è infatti uno dei pilastri della cultura occidentale, una delle chiavi per capire ciò che siamo noi oggi, non per riproporre modelli vetusti o irrealizzabili o retoricamente abusati, ma per comprendere noi stessi nei termini di alterità e di continuità con quel mondo, che costituisce comunque la nostra radice. Mi piace ricordare come un filologo di inizio Novecento, Tadeusz Zielinski, avesse giustamente concepito l’antichità non come fonte di norme e di modelli rigidi, che anzi avrebbero poco valore e significato nel mondo contemporaneo, ma come "germe", capace di suscitare energia vitale: lo studio del mondo classico diventa così un mezzo per approfondire la ricerca su di sé. Il valore aggiunto riguarda anche l’aspetto linguistico, che oggi è troppo e ingiustamente sottovalutato: per esprimersi in un italiano di qualità, per leggere comprendendo e per scrivere facendosi comprendere, conoscere bene il latino è essenziale. Non si tratta di un giudizio o di un’opinione, ma di un dato di fatto comprovato nell’esperienza pratica dei parlanti.

E alla sua città di origine e di residenza cosa può dare?
  
Il latino può contribuire a creare una consapevolezza forte di una tradizione culturale. In un mondo "liquido", in cui la complessità arriva a livelli tali da creare irrazionali confusioni, è necessario trovare solide bussole con le quali orientare la propria esistenza. Credo fermamente che una formazione culturale umanistica possa costituire uno di questi strumenti, anche se non l’unico; il latino fa parte strettamente della formazione umanistica e ne costituisce uno degli elementi costitutivi.

Lei è anche presidente della Società Storica Pinerolese. Ci racconta della vita di questa associazione e delle sue iniziative?
  
Il nostro sodalizio conta una cinquantina di soci di varie età e nel 2013 ha raggiunto i 30 anni di vita. Svolgiamo attività di promozione culturale (conferenze, mostre, presentazioni di libri), concentrate in modo particolare in due parti dell’anno, la primavera e l’autunno, in cui, con la collaborazione della Pro Loco, diamo vita a cicli che mirano a far conoscere autori e temi legati alla città e al suo territorio. Pubblichiamo ogni anno un Bollettino con articoli di buon livello, che si trova in biblioteche di tutta Italia e in Francia; gestiamo inoltre un sito internet all’indirizzo pignerol.altervista.org. Collaboriamo attivamente anche con il Comune, la Biblioteca (che ospita le nostre presentazioni) e con tutte le altre associazioni che ci contattino. Abbiamo pubblicato numerosi volumi di storia locale: tra i più recenti segnalo quello sul preteso castello Acaja e gli atti del convegno di Macello dello scorso anno su "Il Pinerolese, l’Unità d’Italia e gli Alpini"; possediamo una biblioteca che si trova presso l’istituto dei PP Oblati in via Sommeiller 42 ed è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12. Come tutte le associazioni di volontariato culturale siamo sempre aperti a nuove forze che vogliano aiutarci a imparare di più sulla nostra storia: siamo pochi e facciamo molto, ma potremmo fare ancora di più.

Parliamo di Pinerolo. Che cosa le piace e che cosa la indigna di questa città?
  
Io sono nato a Pinerolo e mi piace viverci: è una città a misura d’uomo, che permette alle famiglie di far crescere serenamente i figli e ai pensionati di trascorrere l’esistenza in modo tranquillo. Tuttavia, un po’ paradossalmente, queste caratteristiche tendono a trasformarsi in difetti e a generare immobilismo e poca dinamicità tanto nel mondo politico quanto in quello imprenditoriale. La città non deve correre il rischio di diventare un dormitorio di qualità di Torino.

Pinerolo è una città ricca o povera di fermenti culturali?
  
Incredibilmente ricca: molti spettacoli teatrali, concerti di buon livello, conferenze, presentazioni librarie, moltissime associazioni che lavorano con impegno e con abnegazione pur nelle difficoltà congiunturali, un’ottima biblioteca comunale. Tuttavia, questa ricchezza passa troppo spesso inosservata: ci sono indubbiamente difetti di comunicazione e il Comune dovrebbe sforzarsi di provare a redigere un calendario che possa evitare la collocazione di due o più attività negli stessi giorni e nelle stesse ore. Sarebbe ora di nuovo di aggiornare Le Gambe della Cultura, l’indagine svolta nel 1993 e rinnovata nel 2004 sul mondo culturale pinerolese (http://www.comune.pinerolo.to.it/servizi/cultura/dwd/legambedellacultura.doc); tuttavia l’indagine non basta, da essa dovrebbe nascere qualcosa di più.

Negli ultimi vent’anni è stato attribuito a Pinerolo il titolo di "Città della cavalleria". Storicamente lo è stata davvero? Basta una caserma di cavalleria e un militare illustre per definirla tale?
  
L’importanza della cavalleria dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento è innegabile. Cavalleria a Pinerolo ha significato non solo "una" caserma e "un" militare (in realtà di più, non solo Caprilli, ma anche Paderni, Baralis, Berta, Tancredi di Savoiroux per esempio), ma un modo di vivere, un ambiente e un simbolo e, non dimentichiamolo, una realtà economica. Quello su cui dobbiamo interrogarci è il ruolo della cavalleria oggi, in un contesto cittadino che ci vede privati anche del "Nizza Cavalleria" e che registra ritardi e difficoltà continue per una "scuola di cavalleria" estremamente costosa.

Il titolo di "Pinerolo, città degli Acaja" non le sembra che sarebbe più ricco di storia e di valorizzazione per la città?
  
Devo confessare che non mi dispiace, perché il XIV secolo ha rappresentato probabilmente uno dei momenti più interessanti della vita cittadina; su questo periodo, inoltre, disponiamo di un buon numero di informazioni, anche se su molti aspetti, come quello culturale, le nostre cognizioni sono ancora molto limitate. Ho qualche dubbio però sull’effettiva rappresentatività di questa definizione, come per altro esito a dichiararmi soddisfatto anche di quella di "città della cavalleria". Credo che nessuno dei due renda ragione della realtà di un territorio chiamato a collegare il mondo italiano e quello d’oltralpe: forse bisognerebbe usare un’espressione come "la porta occidentale d’Italia", per scomodare un po’ De Amicis.

Questa rubrica è nata per dar voce ai docenti universitari presenti nel pinerolese. Ha qualche proposta per valorizzare questa ricchezza culturale?
  
L’unico modo realistico che vedo è quello dell’apporto di idee relative agli specifici ambiti di ricerca di ogni docente e ricercatore. Credo che, qualora venga consultato, nessuno si rifiuti di fornire pareri o di elaborare proposte. Per far questo, tuttavia, bisogna un po’ uscire dall’ottica localistica e provare a guardare alla città e al suo territorio in un contesto più ampio.

Invece, una proposta alla classe politica per questa città in declino?
   
Pinerolo ha indubbiamente bisogno di una sterzata e chi è chiamato a responsabilità politiche non può trascurare la necessità di coinvolgere la cittadinanza in un impegno comune. L’amministrazione comunale deve dare prova di vitalità, deve produrre idee, deve deliberare, agire, mentre troppo spesso dà l’impressione di essere immobile. Bisogna ragionare su una città che sia al contempo faro del territorio e ponte tra Francia e Italia, in cui le risorse culturali vengano valorizzate da una politica di investimenti e da un ricorso a tappeto ai finanziamenti europei, che troppo sovente vengono completamente trascurati per insipienza o distrazione. Anche dal punto di vista turistico molto si potrebbe fare. Penso a una proposta concreta su cui provammo a confrontarci tra Società Storica, Pro Loco e Cesmap: realizzare un progetto di pacchetti turistici modulari di visita a Pinerolo con la possibilità di scelta tra mezza giornata, giornata intera e due giorni con pernottamento, in presenza di accompagnatori qualificati e il sostegno del Comune; teniamo conto che, lavorando bene sul territorio piemontese, non credo che sia impossibile porsi l’obiettivo di portare un bus di 60 persone ogni fine settimana in città. Se poi si integrasse il tutto con percorsi coordinati di visita nelle valli - penso a Fenestrelle e a Torre Pellice - pensando a un turismo rispettoso del territorio, leggero e lontano dal "mordi e fuggi", credo che si potrebbe ottenere anche qualche positivo risultato economico e occupazionale.

E per i giovani del territorio? Laureati e non?
  
Perseguire l’eccellenza, non accontentarsi di risultati mediocri, essere tenaci e ricordarsi che non necessariamente esiste solo la strada universitaria. Sono certo di poter dire che un laureato mediocre ha pochissimi sbocchi e ne ha ancora meno nelle discipline umanistiche: perciò l’unica strada possibile è quella del lavoro indefesso. Poi, le professioni stanno cambiando a un ritmo molto veloce e non è detto che il lavoro si debba necessariamente trovare sul territorio pinerolese né che la "fuga dei cervelli" debba necessariamente continuare nel futuro. Molto dipenderà dalle politiche di investimento su giovani e ricerca che il prossimo governo saprà attuare.