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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2013


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale 

"C'è tanto bisogno di testa e di cuore"


Tempo di elezioni, tempo di crederci

 

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.2 - Febbraio 2013

 

Tempo di elezioni; tempo di scontento, di scetticismi, di stanchezza da rituale ripetuto. Tempo di una strana eguaglianza al ribasso, tutti parificati sul livello della furfanteria, ad opera di un cinismo liquidatorio che si libera dalla fatica del distinguere.

E’ sbagliato. E’ vero che per toccare le negatività basta allungare la mano, mentre per vedere le cose buone occorrono occhi acuti e sorretti da speranze. Eppure qualcosa si muove, non si può ignorare una vibrazione nell’aria, che lascia intendere una nascita possibile, se la incoraggiamo.

Tutti i partiti hanno dichiarato di perseguire il rinnovamento, e alcuni lo hanno fatto davvero. Una quantità di culs d’acier (espressione irriguardosa ma realistica) lasceranno finalmente le poltrone. Si fa a gara nel proclamare l’ingresso della società civile, previa bonifica della quota di società penale. Qualche partito ha voluto una presenza delle donne in misura quasi paritetica, ha dato spazio ai giovani, ha indetto delle elezioni primarie, per supplire almeno in parte all’insana legge elettorale.

Buone o meno buone che siano, queste consultazioni hanno visto una bella partecipazione di popolo; hanno impegnato, in tre lunghe giornate invernali, decine di migliaia di volontari, resuscitando una militanza inaspettata e confortante. Questa partecipazione si salda con i referendum della primavera 2011, con gli entusiasmi delle amministrative di allora, con l’energia dei movimenti, con l’agitazione dei giovani e degli studenti, e con il fermento che sta percorrendo una comunità che non si rassegna. Non tutto è disimpegno, non tutto è apatia.

Certo, rimane il cattivo odore della corruzione; lo sdegno per l’uso privato dei fondi pubblici elargiti ai partiti; l’atmosfera da imbonitori che connota la campagna elettorale. Rimane l’appello alla pancia mentre c’è tanto bisogno di testa e di cuore; rimane la sensazione che i giochi si fanno altrove e noi non possiamo nulla contro quei poteri che ormai sono dislocati fuori delle istituzioni, mentre inutilmente cerchiamo di immettere in esse della linfa nuova.

Ma questo fa parte dell’impasto che costituisce la vita. Più intenso è il disgusto, maggiore è il bisogno di salvare la democrazia che sta intossicandosi e di rigenerare la politica.

Perché la politica non è soltanto mettere la croce su una scheda. E’ costume che cambia attraverso la mobilitazione e i movimenti che la interpretano. E’ relazione tra queste nuove sensibilità e gli attori formali della politica stessa. E’ l’auto-educazione collettiva, espressa, ad esempio, dalla raccolta differenziata che si diffonde. E’ il consumo di carne che diminuisce (non solo per colpa della povertà, ma per scelta). E’ il calo dell’uso dell’auto privata. E’ Gardaland che manda i delfini in pensione. Sono i "padroncini" che si tagliano il profitto e i dipendenti che si riducono l’orario e la paga, per salvare il posto di quelli che dovrebbero essere licenziati. Sono i giovani che alimentano una micro-imprenditorialità prima inesistente, lo start up, le invenzioni e le iniziative. E’ un’intera generazione di ragazzi che si sentono e si comportano da cittadini europei, perché è l’Europa quella che potrà ripristinare una dimensione istituzionale adeguata a fronteggiare la globalizzazione e lo strapotere del capitalismo internazionale.

Le elezioni saranno forse un rito, ma il rito distacca quel giorno dalla sequenza piatta degli altri. E’ la sede di una speranza possibile, l’invocazione alle forze politiche responsabili affinché sviluppino in progetto gli spiriti nuovi e solidali. In molti cittadini prevarrà ancora il cinismo e il disincanto, ma il disertare le urne ricorda il malato che rompe il termometro per non leggere più la febbre. Nonostante tutto, è meglio ricorrere all’unica medicina efficace: tanto più che ora ce ne sono che hanno anche un gusto abbastanza buono.