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Febbraio 2013

Dialogo tra generazioni

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  Arte & Architettura


L'industrializzazione che fu

Le aree industriali dismesse della Val Chisone e Val Pellice

di Michele Francesco Barale


Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.2 - Febbraio 2013

   Provare a individuare tutte le aree industriali dismesse delle Valli Pellice e Chisone comporta un impegno quanto mai oneroso. Non si tratta infatti solo di enumerare le diverse sedi industriali, molteplici, ma sicuramente comporta la presa di coscienza di una situazione economica di grande rilievo che non può non essere considerata.

L’attività industriale, intesa come realizzazione di impianti per così dire di massa, che occupavano centinaia di operai, prese avvio nelle Valli Pellice e Chisone verso la seconda metà del XIX secolo. Si distinsero tre filoni produttivi principali: le industrie tessili, cotonifici e setifici, come le filature Mazzonis in Val Pellice, o le tessiture di Villar Perosa e di Perosa, dove intervennero grandi industriali dell’epoca, i Gutermann e gli Abegg; l’industria estrattiva, nelle alte valli, che portò alla luce del sole ingenti quantitativi di talco, grafite, rame e pietra di Luserna; l’industria meccanica della RIV, convertita in industria bellica durante il secondo conflitto mondiale, e poi passata sotto il controllo della SKF.

Nonostante le peculiarità di ogni singola attività, è però evidente un’organizzazione sociale che investì le valli e ne provocò il decollo economico e lo sviluppo demografico, e costellò il territorio di infrastrutture, tuttora per lo più esistenti, spesso ancora coinvolte nella vita quotidiana. La maggior parte degli stabilimenti industriali, soprattutto per quanto riguarda le manifatture tessili, prevedevano infatti l’utilizzo di numerosa manodopera: i numeri vanno dalle poche centinaia al migliaio di operai per singola industria. Gli stabilimenti vennero perciò affiancati da edifici residenziali, convitti, asili nido per i bambini, ma anche locali tecnici di supporto quali le centrali termo ed idroelettriche necessarie al funzionamento degli impianti. Il mercato che ne conseguì arrivò a mobilitare quantitativi di merci concorrenziali con altri stabilimenti europei, e non poté più permettere un trasporto inefficiente: fu la volta dei collegamenti su binario, ormai in parte dismessi, che permisero il collegamento con Torino, Saluzzo, la Val Pellice e la Val Chisone, oltre ai vari collegamenti "aerei", come la teleferica della Tuccia lunga 4 km.

Ne risulta un quadro molto complesso, carico di valori, esperienze comunitarie, tragedie, ma anche successi economici che hanno lasciato eredità ingombranti ma non trascurabili su tutto il territorio, dalla pianura fino alle quote più elevate, e che rischiano di scomparire se non adeguatamente trattati. Le variabili in gioco sono molteplici, che vanno vagliate caso per caso. Ma consci del background storico, dal quale tutti proveniamo, non possiamo permettere che l’oblio o una scorretta pratica edilizia cancelli per sempre alcune pagine molto importanti per queste valli.