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Pinerolo Indialogo

Marzo 2013

Dialogo tra generazioni

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  Primo piano


We want Senato

La battaglia di Maurizio Allasia: "Milioni di giovani sono elettori dimezzati"

 


Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.3 - Marzo 2013

   Com’è nata l’idea di We Want Senato?
  L’idea che nel 2013 sia assurdo avere quattro età differenti per eleggere ed essere eletti alla Camera e al Senato (rispettivamente 18-25 anni e 25-40 anni) l’avevo maturata già da tempo. Dopo l’odissea causata dall’inefficienza del consolato italiano di Stoccolma (per non perdere il diritto al voto alla fine ho dovuto chiamare io l’ufficio elettorale di Pinerolo) ho avuto la sorpresa di trovarmi in mano anche la scheda elettorale per il Senato. Un errore tecnico certamente, ma clamoroso, perché mi veniva data la possibilità di compiere un broglio elettorale senza rischi.

Accantonata l’idea di votare lo stesso pur non avendone diritto, cosa che con buone probabilità non sarebbe stata scoperta, ho deciso di lanciare questa campagna, tramite i social network, il video su You Tube, la diffusione delle mail e la proposta "virale" ad ogni elettore under 25 di metterci la faccia per esprimere la volontà di votare anche per il Senato.

In questa iniziativa ti muovi da solo nel portarla avanti o hai intorno a te una squadra?
Ho dato il via alla campagna da solo, ma il lancio non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di alcuni amici italiani che vivono in Svezia da molti anni, i quali hanno condiviso con me l’esigenza di accendere un riflettore su questo anacronismo a cui nessuno sembra fare caso.

Inoltre è stato fondamentale il sostegno di Elvio Fassone, che ha condiviso e appoggiato la campagna descrivendo molto bene le ragioni storiche delle differenze vigenti per l’elettorato più giovane.

Passate le elezioni pensi che passi anche l’interesse per la tua tematica? Continuerai ad insistere?
È difficile far "esplodere il caso" su una cosa che riguarda di fatto una parte limitata di popolazione (seppur molto consistente) e che viene percepita come assodata, come un’antica tradizione repubblicana che in fondo è transitoria per l’elettore e quindi non avvertita come qualcosa di cui preoccuparsi.

L’averla lanciata una settimana prima di un’elezione così delicata per l’Italia nella quale il Senato è risultato, come prevedibile, senza una chiara maggioranza assoluta, credo sia stato importante per aumentare la consapevolezza in chi ha potuto far sentire la propria voce solo per metà.

A maggior ragione ritengo che con un Parlamento così rinnovato, in cui le istanze di cambiamento sono entrate con forza nelle istituzioni, sia necessario insistere nel voler estendere un legittimo diritto politico. Se le forze politiche riusciranno a trovare un consenso parlamentare sulle riforme costituzionali, questo aspetto non dovrà essere assolutamente tralasciato.

Il motivo che ti ha spinto a chiedere l’abbassamento dell’età di voto al Senato è perché i ragazzi di oggi sono "più svegli" di quelli di ieri o per rivendicare un diritto e basta?
Non ho nessuna ragione di pensare che i 18enni di oggi siano "più svegli" di quelli del passato. L’età probabilmente non è mai stata una garanzia di consapevolezza nell’esercizio del voto, ma a causa di questa differenza tra le due camere è diventata una discriminante decisiva per le sorti politiche del paese. Come può la politica interrogarsi sul futuro delle nuove generazioni senza notare con sdegno che milioni di giovani (studenti e lavoratori) sono elettori dimezzati, trattati come non sufficientemente maturi?

Il paradosso è che a 18 anni si è cittadini completi di diritti e doveri di fronte alla legge, si può diventare sindaci di una grande città come Roma o Milano o presidente di regione, ma non si ha il diritto di eleggere i senatori. A molti potrà sembrare una rivendicazione di principio, forse anche superflua, ma pensiamo a come sarebbe cambiato concretamente il quadro politico di queste ultime elezioni con circa 4 milioni di voti in più. Avremmo forse ora una direzione più chiara, una maggioranza certa, la possibilità di un governo più stabile?

Questa tua battaglia è fine a se stessa o ha per obiettivo rivendicazioni generazionali più ampie?
Mi piacerebbe che questa battaglia partisse da un diritto politico negato e si allargasse alla discussione necessaria sul bisogno di riformare la struttura generale delle istituzioni. Il bicameralismo perfetto è ormai in evidente difficoltà e la direzione verso un’unica camera in cui il processo legislativo risulti più efficiente è condivisa da molte forze politiche. Una rivoluzione istituzionale che realisticamente però vedo ancora lontana, per cui penso sia più concreto partire dall’uniformare perlomeno l’elettorato attivo, abolendo limiti di età anacronistici e senza nessun appiglio politico e sociale.

Questa campagna credo che sfidi in qualche modo anche il concetto di suffragio universale. Puntualmente dopo ogni elezione controversa si sentono proposte più o meno serie sull’introduzione di "patenti di cittadinanza" per poter votare o altre idee "diversamente democratiche" di questo tipo. Questa nostra sfida parte invece da un presupposto diverso: non dobbiamo avere paura del voto, in particolare di quello giovanile, ma dobbiamo estenderlo.

Che i giovani siano favorevoli alla tua iniziativa è scontato. E gli adulti?
Gli adulti, intendendo le persone over 25, sono probabilmente meno sensibili a questa iniziativa, perché in fondo gli elettori tra i 18 e i 24 anni restano una minoranza e perciò non è mai stata avvertita come una priorità per migliorare la condizione di cittadinanza.

Sarebbe interessante capire se c’è qualcuno che oggi ritiene di difendere questa differenziazione e perché. Fassone ad esempio mantiene qualche riserva sull’equiparazione delle età per farsi eleggere deputato e senatore, con motivazioni interessanti che andrebbero approfondite e che pongono questioni fondamentali per chi entra a far parte delle istituzioni, come ad esempio l’intrecciarsi dell’impegno politico con la vita di cittadino.

Quali sono le prossime mosse?
Sicuramente continuare a tenere viva l’attenzione e allargare il più possibile il dibattito; la prossima mossa potrebbe essere una petizione da diffondere il più possibile a tutti i livelli della società civile.

Durante questa campagna ho chiesto se ci fossero delle forze politiche disposte a impegnarsi in questo senso ma non ho ricevuto nessuna risposta. A partire dalla politica locale, c’è qualche esponente che ha la volontà di portare avanti questa battaglia apparentemente di nicchia e di farla entrare in Parlamento?

In tempi in cui il discorso della "rottamazione" della classe politica è diventato così importante, bisogna avere il coraggio e la volontà di migliorare la Costituzione, senza ingessarla in norme fuori dal tempo.

Ci sentiremo cittadini più completi quando andremo al seggio, il giorno delle prossime elezioni politiche e non sentiremo più gli scrutatori avvertirci: "Il ragazzo/la ragazza vota solo per la Camera".

Contatti We Want Senato
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