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Pinerolo Indialogo

Marzo 2013


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 3
Intervista a Gianluca Aimaretti

"Sta per arrivare a Pinerolo il corso di laurea triennale in Infermieristica"

"Manca nel territorio un’agile ‘cabina di regia’, un luogo delle idee e dei progetti"

 

a cura di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.3 - Marzo 2013

 
Incominciamo parlando del suo lavoro e della sua competenza all’interno dell’università.
Sono professore di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo presso l’Università A. Avogadro del Piemonte Orientale. Il mio lavoro si svolge su 3 livelli: l’attività assistenziale come Endocrinologo presso l’ospedale Maggiore della Carità di Novara, la didattica nei corsi di laurea di Medicina, Infermieristica triennale e Infermieristica Pediatrica e la ricerca clinica nella diagnosi e cura delle malattie ipofisarie, tiroidee e il diabete mellito. Dal 1 novembre 2012 e per 4 anni sono Presidente del Corso di Studi dell’Infermieristica.

Il rapporto del mondo politico pinerolese con quello universitario, ci ha detto il prof. Losano, è nullo. Concorda? Questa indifferenza a cosa può essere dovuta?
I rapporti per loro natura prevedono uno scambio reciproco. Il mondo politico pinerolese potrebbe rivolgere la stessa accusa a quello universitario. Inoltre, il mondo universitario pinerolese non si è mai organizzato, incontrato, conosciuto per condividere con la cittadinanza la propria esperienza. Per avere un arricchimento reciproco, per condividere qualcosa con l’amministrazione della città, con la città nel suo complesso, attendere una chiamata è inutile e, lasciatemelo dire, anche presuntuoso e snob. Il mondo universitario pinerolese dia la propria disponibilità, metta a frutto le proprie reti di rapporti e conoscenze e la città ne trarrà di certo beneficio.

Lei è stato delegato dal sindaco di Pinerolo a rappresentarlo presso il consorzio universitario. Esistono a suo parere le condizioni per tenere in piedi un polo universitario a Pinerolo?
Esistono le condizioni, oggi più complesse degli anni passati, ma su corsi professionalizzanti predisposti a preparare professionisti che possano impiegare le loro conoscenze anche sul territorio. Il polo universitario a Pinerolo deve essere legato a esperienze e realtà più grandi con cui dialogare, confrontarsi, aprirsi, aggiornarsi. Oggi con la rete questo risulta più facile che negli anni passati. Non intendo solo Torino, immagino altre realtà sul territorio nazionale e internazionale. D’altra parte la necessità di aprirsi al mondo è costitutiva del mondo universitario, perciò anche di realtà più grandi. Da soli non si cresce e non si evolve. Devo però anche aggiungere che, se il territorio pinerolese vuole un polo universitario, deve investire qualcosa nei prossimi anni: denaro certamente, idee innovative, spazi di incontro. Qualcosa negli anni passati è stato fatto: il consorzio CUEA ha una sede bellissima e funzionale, ristrutturata a proprie spese; il comune di Pinerolo da anni ne paga le utenze ed è ancora disponibile ad affittarlo senza costi; alcuni imprenditori hanno contribuito al consorzio ma sarebbe fondamentale un coinvolgimento capillare di imprenditori piccoli e grandi, di istituzioni del territorio (comuni in particolare), di associazioni, di fondazioni. Investire 1000 euro all’anno nella formazione universitaria, a fronte di spese ben maggiori per pubblicità o manifestazioni di dubbia utilità, vuole dire investire nella crescita del territorio e dei giovani.

Vista la sua posizione all’interno del Cuea ci può dire che cosa bolle in pentola?
Il 26 febbraio a Torino, presso la Scuola di Medicina, il sindaco Buttiero, la presidente del CUEA Maria Luisa Cosso e il preside della Scuola prof. Ezio Ghigo, hanno convenuto sulla possibilità di attivare dai prossimi Anni accademici un canale formativo del corso di laurea in Infermieristica triennale che a regime prevede 3 anni di corso per un totale di 200 studenti. In incontri precedenti l’ASL TO3 nella persona del suo direttore il Dott. Cosenza ha espresso il proprio entusiasmo e la disponibilità dell’ASL e delle strutture sanitarie del Pinerolose nel ricevere il tirocinio formativo di questi studenti. Inoltre si è prospettato di portare a Pinerolo corsi di Master e di specializzazione sempre nell’ambito infermieristico.
Inoltre il Comune di Pinerolo e il CUEA saranno partner con Università di Torino, del Piemonte Orientale e di numerose ASL in una richiesta di finanziamenti europei su un progetto di invecchiamento in salute.

Università vuol dire studio, ricerca, cultura... Le risulta che sia in atto qualche collaborazione tra università e territorio? C’è qualche settore dove si potrebbe sviluppare? Ha qualche suggerimento in proposito e che contributo potrebbero dare i 30 e più docenti universitari che vi risiedono?
Dal mio punto di vista, il primo contributo che il mondo accademico potrebbe dare sarebbe quello di mettere a disposizione del territorio e delle sue istituzioni, la propria rete di conoscenze, rapporti, amicizie. Lavorare nell’università può dare molteplici opportunità di collaborazioni che possono diventare utili e sfruttabili per il territorio. Da conoscenze e incontri nascono idee, progetti, occasioni, ricerche. Per il mio background lavorativo penserei di sviluppare a Pinerolo un percorso culturale e di ricerca del "vivere sano": cibo, movimento fisico adeguato, educazione alimentare.

La decadenza del pinerolese è solo dovuta alla generale crisi economica che stiamo vivendo o è mancata in questi anni una lungimiranza della classe politica pinerolese?
Penso entrambe le cose. La crisi economica ci ha colti impreparati perché chi guidava il territorio ha fatto fatica a leggere la realtà in cambiamento. Se facessimo più "lobby" culturale e di analisi, lavorando in gruppo e non in entità separate potremmo porre un argine a questo. Le opportunità di rivitalizzare la formazione universitaria e il CUEA mi paiono un primo banco di prova. Manca nel territorio un’agile "cabina di regia", un luogo delle idee e dei progetti.

Veniamo ai tagli nel settore della sanità del pinerolese, che vengono visti solo in una logica di impoverimento del territorio e quindi di difesa dell’esistente. Il rivolgersi agli ospedali urbani non significherebbe anche servizi più qualificati? La difesa dell’esistente non è anche indice di eccessivo provincialismo di questo territorio?
Condivido il punto di vista della domanda. Difendere i piccoli ospedali del territorio è eccessivo provincialismo. La medicina moderna è complessa, richiede tecnologie complesse e costose che debbono essere utilizzate in strutture opportunamente dimensionate, dove ci sia un passaggio annuo di tanti pazienti. Vi fareste operare da un chirurgo che fa 5 interventi/anno di un certo tipo? Penso di no, per la nostra salute cerchiamo sempre il meglio e il più esperto. I piccoli ospedali possono diventare ospedali di comunità, luoghi di cura delle patologie croniche e dell’invecchiamento, ma per le patologie acute sono necessarie strutture opportune che trattino numerose casistiche.

Quanto è importante a suo parere un collegamento ferroviario veloce ed efficiente con Torino?
Sarebbe importantissimo, ecologico ed economico e semplificherebbe di molto la vita di molti pendolari. Un grosso passo avanti nella rapidità delle comunicazioni vi è già stato con l’autostrada. Il momento economico rende però quest’opera di difficile realizzazione.

Università vuol dire anche giovani. Quale consiglio per i giovani pinerolesi?
Accettare le crisi che possono portare ad un cambiamento, che non significa solo e sempre un peggioramento, ma possono essere occasione per un miglioramento, un’evoluzione culturale e spirituale.