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Pinerolo Indialogo

Aprile 2013


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 4
Intervista ad Antonio De Rossi

"Per Pinerolo, più urbanità e meno urbanizzazioni"

"Dal punto di vista urbanistico alla città «serve un disegno complessivo, una strategia, a cui ricondurre i singoli episodi»

 

a cura di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.4 - Aprile 2013

  Per cominciare ci parli della sua disciplina universitaria e delle sue competenze.
Sono Professore ordinario di Progettazione architettonica presso il Politecnico, dove svolgo i ruoli di coordinatore del dottorato nella medesima disciplina e di direttore del Centro di ricerca "Istituto di Architettura Montana". Sono inoltre vicedirettore dell’Urban Center Metropolitano di Torino, struttura terza che "presidia" le trasformazioni urbanistiche della città sia sotto il profilo del dibattito culturale che nella predisposizione di scenari progettuali strategici.

Lei vive nel territorio da molto tempo? Che rapporti ha con il mondo politico e degli universitari del Pinerolese?
Abito stabilmente nel Pinerolese da 8 anni, ma lo frequento con regolarità da quando sono nato, e ho vissuto per alcuni periodi a Bagnolo. Soprattutto le vallate e il pedemonte sono la mia terra d’elezione da sempre. Coltivo rapporti con la politica locale in maniera non organica, collaborando con sindaci e amministrazioni con cui c’è una convergenza di visioni. Lo stesso vale per gli universitari.

Università significa cultura e ricerca, ma anche giovani. Quale consiglio per i giovani del Pinerolese?
Saper coniugare la dimensione locale con quella europea e internazionale. Sviluppare il senso critico. Essere dentro la contemporaneità. Purtroppo vedo prevalere un po’ ovunque un’idea di locale che è localismo, nonché un’idea di università come mera sequenza di bei voti. Per carità, la colpa non è certo dei giovani. Ma intanto la distanza tra questa Italia ripiegata su se stessa e i paesi del nord Europa sta divenendo incolmabile. Anche in termini di politiche urbane e di qualità dell’architettura.

In questo periodo vi è in città un dibattito sull’urbanistica, sulla revisione del piano regolatore, ecc. Ne è al corrente?
Sì, certo. Si è molto parlato ad esempio dei nuovi insediamenti ai piedi della collina, o del tema dei parcheggi. Ma vorrei provare a fare un discorso più generale sul Pinerolese. Prima della crisi, si è costruito tantissimo, a causa di un intreccio di ragioni tipicamente italiche: innanzitutto ICI e oneri di urbanizzazione hanno permesso ai comuni di far quadrare i conti a spese del territorio; inoltre non c’è mai stata tipologia di investimento più fruttuosa di quella immobiliare: compro un appartamento o una villetta e dopo pochi anni il capitale iniziale si è moltiplicato per "enne" volte. Per cui è vero che oggi siamo tutti, almeno a parole, contro le grandi infrastrutture o i capannoni, ma poi "sotto traccia" la realtà è un’altra: solo nel mio piccolo comune, mi raccontava il sindaco, nel corso di pochi anni sono state un centinaio le famiglie che hanno chiesto di trasformare in edificabili i loro terreni. La trasformazione del paesaggio italiano è in primo luogo l’esito di questa trasformazione puntiforme reiterata all’infinito. Villette e capannoni che tra l’altro congelano i capitali che dovrebbero andare nella creazione di nuove imprese e posti di lavoro.

Il risultato, nel Pinerolese, è stato la nascita di una "città diffusa" sovente di bassa qualità che in alcuni punti ha cancellato il paesaggio preesistente. Per noi pinerolesi paesi come Piossasco, Cumiana, Frossasco, ecc. continuano a esistere nella loro individualità; in realtà se uno viene da fuori vede solamente una città lineare di villette e capannoni che dalla periferia torinese si estende senza soluzione di continuità fino a Pinerolo, Torre Pellice, Villar Perosa. Ma forse, complici i tanti capannoni vuoti, questo modo di pensare lo "sviluppo" del territorio è finalmente terminato, anche se sono molti i nostalgici dell’edificazione senza fine. Certo che questa edificazione di bassa qualità ricadrà sulle spalle delle prossime generazioni, che dovranno investire ingenti risorse per riqualificare il costruito e il paesaggio.

Quali criteri dovrebbe rispettare un buon piano regolatore?
Oggi credo che il tema del "riciclo" sia prioritario e non rinviabile anche in urbanistica. Ma servono delle politiche nazionali. Il contenimento dell’uso dei suoli non è cosa che si possa fare da soli, altrimenti gli investitori andranno altrove. Inoltre, gli attori pubblici dovrebbero dotarsi di competenze per indirizzare in senso qualitativo i progetti di trasformazione. Inutile dire che si vuole puntare sul turismo, se poi la qualità del paesaggio è bassa. Più urbanità, meno urbanizzazioni.

Dal punto di vista urbanistico come vede la città di Pinerolo? Che cosa le piace e cosa la indigna?
Di Pinerolo amo la forma urbis, il rapporto storico tra la geomorfologia del sito e l’insediamento. Quello che dovrebbe migliorare è la capacità degli odierni progetti di trasformazione di diventare occasione di riqualificazione per l’intera città. Sovente restano dei frammenti separati dall’intorno che non incidono sull’insieme, che non fanno città. Si veda ad esempio il tema degli insediamenti commerciali. Serve un disegno complessivo, una strategia, a cui ricondurre i singoli episodi.

Il centro storico di Pinerolo è da anni al centro di un dibattito relativo alla sua valorizzazione. Ha qualche consiglio?
Non conosco la vicenda dall’interno, e quindi rischio di dire cose superficiali. Ovviamente trovo il centro storico, con le sue stratificazioni medievali, barocche e ottocentesche, assolutamente straordinario. Certo che la vicenda del Palazzo dei Principi d’Acaja mi pare emblematica e riassuntiva di una difficoltà, che non è solo di Pinerolo ma di tutto il Pinerolese, di costruire un progetto d’insieme di valorizzazione dei beni culturali. Cosa che invece sta avvenendo in Valle di Susa. E mi colpisce come la riqualificazione e pedonalizzazione di corso Italia a Saluzzo si sia risolta in uno straordinario successo di pubblico e del commercio locale: nelle sere d’estate non si riesce neanche a camminare, dalla gente che c’è.

Che contributo potrebbe dare una disciplina come la sua nel rilancio del territorio pinerolese?
Aiutare a mettere a punto un’idea di sviluppo armonico del territorio, che significa non perdere di vista la qualità d’insieme del paesaggio (ossia un mix di insediamenti storici, spazi agricoli e naturali, nuove strutture di alta qualità architettonica) quando si fanno delle trasformazioni. Spesso infatti si dimentica come la vera specificità e ricchezza del Pinerolese, nonché la ragione del suo successo come luogo dell’abitare, stia nella qualità diffusa del suo paesaggio, anche in assenza di grandi monumenti artistici.

Pinerolo come smart city potrebbe essere una soluzione?
Non credo negli slogan, anche se indubbiamente dovremo passare tutti da lì. Ma è un processo innanzitutto culturale lunghissimo. Intanto mi basterebbe che gli abitanti del Pinerolese, soprattutto quelli del mio comune, riuscissero a fare correttamente la raccolta differenziata. Quando apro i cassonetti vedo cose incredibili!