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Pinerolo Indialogo

Aprile 2013


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale 

 


Facciamo una gita a Succiso

 

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.4 - Aprile 2013

 
Qualche tempo fa i giornali hanno dato notizia di un paesino sconosciuto che si è ribellato alla propria morte con le sole armi di cui disponeva: lo spirito di iniziativa e la solidarietà dei suoi abitanti. Si tratta di Succiso, presso Reggio nell’Emilia, un puntino che alcune carte neppure segnalano. Altitudine 980 metri, 60 abitanti d’inverno, un migliaio d’estate, ma i villeggianti arrivano con il portabagagli pieno delle provviste fatte all’Ipercoop di Reggio. Così anni fa ha chiuso l’unica bottega, e subito dopo il bar. I bambini vanno a scuola in basso perché la maestra non c’è più, gli adulti cercano lavoro in città, "è solo provvisorio", ma si sa che non torneranno più. E’ una delle due forme di morte della montagna, accanto all’altra regalata dalle colate di cemento.

A Succiso, prima che fosse troppo tardi, hanno deciso di reagire con una cooperativa di paese: l’associazione è volontaria, la proprietà è comune. La scuola elementare ormai chiusa è diventata la bottega di alimentari, con il grande bar e una piccola sala convegni. Costruita da loro, mettendo insieme le competenze del capomastro, dell’idraulico e del falegname. Poi è venuta la scuola di montagna, per insegnare, non ai bambini che vanno sotto nel centro più grosso, ma agli adolescenti e anche agli adulti, che la montagna non è solo skilift ma soprattutto boschi, alpeggi, rifugi e antichi mestieri preziosi anche oggi.

E poi ancora il ristorante, che oggi serve quasi 10.000 pasti all’anno; e il pulmino della cooperativa, che porta giù i bambini a scuola e poi passa in farmacia a rifornire la bottega; e il casaro specializzato che fa un pecorino eccellente che da altre parti non si trova; e il pastore che gestisce anche il bestiame di altri ma è attento che i pascoli non diventino distruttivi; e la cameriera dell’agriturismo, e tutte le donne anziane del paese che cucinano gratis, e bene, quando c’è un afflusso particolare di gente. Si lavora sodo e non si litiga sul riparto dei ricavi.

Succiso è rimasto vivo, anzi è rifiorito. Diceva il giornale che il paese è conosciuto anche in Giappone, ed è venuto fin lassù un docente di economia di Osaka che studia le cooperative di comunità di tutto il mondo.

E’ una vicenda che fa pensare. Un paese si salva con la generosità e la messa in comune delle forze, mentre mille altri si perdono. E si perde anche quel Paese più grande che è il nostro. A Succiso potevano dire "vada in malora, io vado sotto, un lavoro lo trovo", e buttarla sul chi se ne importa degli altri. Oppure potevano dire di sì a una multi-nazionale del turismo che gli avrebbe spianato qualche bosco e regalato un po’ di mostri di cemento. Oppure litigare per mesi e anni su che cosa era meglio fare, e demolire ogni proposta con critiche acuminate o con il disfattismo più saccente.

Non è fantasia al ribasso, è esattamente quello che hanno fatto e stanno facendo la gran parte dei cittadini e la gran parte delle nostre forze politiche. Oltre un quarto degli elettori ha dato un voto a dispetto, incurante degli effetti secondi; più di un quarto un voto di puro tornaconto, incurante dell’assurdità di certe promesse. E la maggior parte delle forze politiche, anche di quelle che si ritengono portatrici del nuovo, non fa altro che ripetere lo stanco copione dei rispettivi egoismi: come chi volesse aprire un portone spingendo gli uni per un verso e gli altri nel senso opposto.

Basterebbe spingere tutti dalla stessa parte.
Vogliamo fare insieme una gita a Succiso?