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Pinerolo Indialogo

Aprile 2013

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


La Giornata mondiale del Teatro

A teatro per scoprire se stessi

di Rebecca Donella

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.4 - Aprile 2013

Il 27 marzo è stata la Giornata Mondiale del Teatro. 
Vorrei cogliere quest’occasione per riflettere sul valore e sull’importanza che il teatro può assumere sul piano sociale.

Molte epoche hanno conosciuto il teatro, o comunque delle forme di recitazione, come veicolo di valori condivisi, ma anche come sguardo critico e sfaccettato sulla società.

Non voglio ora soffermarmi sull’evoluzione del teatro nei secoli, vorrei solo chiedermi che cosa sia il teatro oggi.

Non intendo per teatro solo quello dei grandi attori, dei grandi testi e del palcoscenico, ma anche e soprattutto il teatro come mezzo per esprimersi e comunicare, il teatro come gioco, come contatto con gli altri e con se stessi.

La mia prima esperienza col teatro è stata di questo tipo: eravamo un gruppo di una trentina di bambini e ragazzi dai sette ai sedici anni, alla fine del corso mettevamo in scena uno spettacolo.

Quel tipo di teatro era soprattutto un gioco, nessuno recitava davvero, nessuno si cimentava in un vero e proprio personaggio: in scena eravamo sempre bambini della nostra stessa età e col nostro stesso nome; eppure tutti recitavamo, perché tutti avevamo qualcosa da comunicare agli altri. Lavoravamo sulle nostre emozioni, sul palco saliva quello che avevamo bisogno di dire e veniva detto come noi lo sentivamo: c’era chi parlava e chi non diceva neanche una parola, chi compariva e scompariva dalla scena correndo e chi rivolgeva al pubblico solo un urlo. Quello era uno spazio protetto, dove si poteva non essere ciò che si era sempre, dove si poteva mentire o provare ad essere più veri del solito, qui tutti avevano qualcosa da offrire agli altri e al pubblico. Questo, io credo, era teatro, espressione, recitazione, anche se nessuno di noi sapeva recitare.

Come questa esperienza ce ne sono tante altre: laboratori e compagnie che nascono spontaneamente e non solo nelle scuole, ma che coinvolgono tutte le età.

Certamente oggi il teatro non veicola più i valori di un popolo, sebbene possa ancora avere la forza per affrontare i grandi temi sociali con linguaggi originali e pregnanti , però forse ha assunto una dimensione più intima, più individuale: nel teatro cerchiamo sempre qualcosa che ci appartiene ed è questo che prima di tutto percepiamo e vogliamo trasmettere.

Se un tempo il teatro era un’espressione di cultura collettiva oggi è la possibilità di uscire dalla realtà per scoprire se stessi: la recitazione diventa allora la strada per conoscere la propria emotività e finché ci sarà bisogno di questo, ci sarà bisogno del teatro.