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Pinerolo Indialogo

Maggio 2013


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 5
Intervista a Grado Giovanni Merlo

"Pinerolo, città alle porte d'Italia"

«Pinerolo è una cittadina adatta a chi sa guardare la bellezza delle montagne, che la circondano, e sa camminare o correre sulle colline o nelle campagne».«Mi fa tristezza la situazione dei collegamenti ferroviari». «L’orizzonte politico a Pinerolo, come altrove, non è molto luminoso»

 

a cura di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.5 - Maggio 2013

 
Per cominciare ci parli del suo lavoro e delle sue competenze in ambito universitario.
   Sono docente di Storia del cristianesimo presso l’Università degli Studi di Milano, dove dirigo il Dipartimento di Studi storici e sono membro del Senato accademico. Da parecchi anni mi occupo di storia religiosa ed ecclesiastica, soprattutto del medioevo, e di critica della ricerca storica. Ho scritto un buon numero di libri, che gli studenti studiano con profitto e che talvolta interessano un pubblico più ampio: in particolare sugli eretici e le eresie (tra cui i valdesi e i "valdismi"), su frate Francesco d’Assisi e l’Ordine dei frati Minori fino a metà del secolo XVI e sulle forme di vita religiosa, istituzionalizzate e non.

Lei è tra i docenti universitari pinerolesi più noti, che più ha frequentato il mondo culturale della città. Com’è la città da questo punto di vista?
  
Purtroppo da qualche tempo non ho contatti organici con il mondo culturale pinerolese; ma credo che vi sia molto interesse per la cultura con iniziative interessanti quali i "pensieri in piazza", la presentazione di libri, gli spettacoli teatrali e musicali, e così via. Poi, comunque, ci sono gli Africa Unite, Bunna e Madaski; ci sono i vari cori; ci sono i musei e le varie associazioni di volontariato culturale. Poi ci sono le scuole e i molti insegnanti che si sacrificano ogni giorno perché la cultura venga tramandata in modo critico; ci sono due attive librerie.

Dal punto di vista politico viene valorizzata questa ricchezza culturale? Che contributi vi potrebbero essere, in particolare da parte di quella trentina di docenti universitari che vi risiedono?
   Sinceramente non lo so, ma l’orizzonte politico, a Pinerolo come altrove, non è molto luminoso. I docenti universitari che risiedono a Pinerolo non hanno voluto o non hanno ancora trovato modo di offrire il proprio contributo alla città. Danno il loro contributo altrove, non diversamente dagli altri Pinerolesi che lavorano "fuori casa". Pare, per esempio, che un Pinerolese sia tra gli alti dirigenti dell’Inter, ma il Pinerolo F.C. fa quello che può. Il paragone vale anche per altri settori.

Ci racconta in breve la Pinerolo dei tempi gloriosi, suppongo quella degli Acaja?
   Il passato di Pinerolo ha sempre avuto un andamento incoativo: cioè quando sembra che qualcosa debba prendere il volo (signoria del monastero di Santa Maria di Pinerolo, dominazione degli Acaia, industria tessile del Quattrocento, incorporazione alla Francia, industrializzazione, cavalleria, per limitarsi a qualche esempio), il volo si interrompe per l’intervento di fattori non previsti o non contrastati e superati.

Veniamo all’oggi. Cosa le piace e cosa la indigna di questa nostra città?
  
Mi limiterò a una risposta breve. Non trovo motivi di indignazione, salvo che per la triste situazione dei collegamenti ferroviari. Fa tristezza vedere la linea ferrata per Torre Pellice senza treni che la percorrano. In ciò vedo anche una sottovalutazione (voluta?) del mondo delle valli e della straordinaria presenza valdese tra di noi.

Dovendo attribuire a Pinerolo un titolo: tra "città della cavalleria" e "città degli Acaja", quale sceglierebbe? Qual è a suo parere quello più carico di futuro?
  
Io preferirei attribuire a Pinerolo il titolo deamicisiano di "città alle porte d’Italia": dentro possiamo mettere quello che vogliamo, compresi i moti del 1821 e la Società operaia del 1848.

Un giudizio e un suggerimento per il centro storico di Pinerolo.
  
Lascio la domanda agli urbanisti e agli architetti; ma sarebbe bene avviare una sistematica consultazione tra gli abitanti della zona in vista di progetti meditati e condivisi.

La Pinerolo del passato, centro politico-culturale e dei servizi del territorio, la conosciamo. Quella del futuro le sembra che si stia delineando o siamo prigionieri di un provincialismo autosufficiente, per una realtà che non c’è più?
  
Pinerolo è una cittadina adatta a chi sa guardare la bellezza delle montagne, che la circondano, e sa camminare o correre sulle colline o nelle campagne. L’orgoglio della "provincia" è di essere consapevoli dei propri limiti e di sapere quale contributo è stato dato e potrà essere dato alla vita di tutti. Ricordiamoci di Luigi Facta, ultimo capo di governo prima della dittatura, e di Ferruccio Parri, primo capo di governo del dopoguerra.

Dalla prospettiva di storico del cristianesimo che cosa valorizzare in questa città?
  
La dimensione europea e l’unicità della presenza valdese nel corso dei secoli. Su un altro piano, valorizzerei il patrimonio librario e lo spazio della Biblioteca Civica, trovando una nuova collocazione edilizia finalmente adeguata. La Biblioteca è un centro prezioso di cultura e di socializzazione.

Giovani e università. I giovani laureati del pinerolese possono avere sbocchi a livello di territorio o devono per forza ragionare su frontiere più grandi?
  
Non saprei che cosa rispondere. Bisognerebbe prima pensare alla profonda "crisi" in cui versa l’Università italiana (ma non solo la nostra), in modo attento e spregiudicato. La situazione delle Università italiane è simile a quella del centro storico di Pinerolo.