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Pinerolo Indialogo

Maggio 2013


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale 

 


Qualche mito si sgretola

 

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.5 - Maggio 2013

 
In queste ultime settimane alcuni miti, costruiti un po’ troppo frettolosamente, si sono sbriciolati. E’ la riprova che non esistono formule di per sé idonee a risolvere i problemi.

I giovani. Per molto tempo è sembrato che bastasse avere meno di 40 anni, meglio ancora se meno di 30, per occupare qualsiasi ruolo, per essere legittimati a scalzare qualsiasi "rottame" squalificato dall’età matura. Poi ci si è trovati a correre tutti in processione da un anziano signore di 88 anni, supplicandolo di tirarci fuori dal baratro dell’insipienza e degli egoismi personali. Che ci sia un’intera classe dirigente che deve passare la mano, è indiscutibile. Che basti l’anagrafe a sanare l’ignoranza enciclopedica, l’arroganza e la mancanza di equilibrio, è invece assai improbabile.

Il nuovo. Anche qui sembrava che fosse sufficiente fare il contrario di quanto si è sempre fatto per accedere a cieli nuovi e terre nuove. Il contrario delle ruberie e della corruzione è sacrosanto: ma per quelle basta il codice penale. Il contrario del rispetto, della competenza, della tolleranza, del fare i conti con gli altri, in una parola della fatica democratica, questo non è affatto una conquista. Finché il nuovo si vanta di essere solamente lo sgretolamento dell’antico, siamo di fronte alla riedizione di una vecchia procedura: quella di bruciare i forni per avere più pane.

Lo streaming. La pretesa di cancellare gli "arcana imperii" rendendo visibili i complotti e le trame, facendo vedere i "potenti" come sono realmente, è davvero infantile. Lo abbiamo sperimentato nei processi ripresi dalla TV, dove tutti recitano compunti il copione della stretta osservanza di ogni protocollo, e parlano e si muovono non con la mente a ciò che stanno trattando, ma al pubblico che li sta guardando. Lo abbiamo visto ancora meglio quando la TV riprende dal vivo le sedute dell’aula parlamentare, in cui ogni intervento diviene sfogo tribunizio non per convincere (fosse mai) qualcuno che siede di fronte e che tra breve dovrà votare, ma unicamente per la platea sconosciuta che guarda là fuori. E’ penoso leggere i sospetti di accordi sottobanco, ma è almeno altrettanto penoso vedere i comportamenti ingessati di chi si sa ripreso, che comunque non impediranno gli accordi quando le telecamere saranno spente.

La democrazia in diretta, il tweet, il social network. Il mito di Atene e della sua piazza, nella quale tutti decidono tutto. Dimenticando che Atene contava 3.000 persone (inclusi gli schiavi, gli stranieri e le donne, che non contavano per nulla), mentre noi siamo 60 milioni, e non bastano 48 mila indicazioni a darci una rappresentazione della realtà; e ancor meno bastano pochi cinguettii scrutati affannosamente sull’I-phone per dirci che cosa vuole il mondo che ci ha eletti.

Tutto questo non è misoneismo, attaccamento all’antico. Nessuno ignora l’esigenza di un cambiamento, che passa anche attraverso il rinnovo delle persone. Ma a patto che i nuovi siano migliori dei vecchi. E’ curioso che quando viene intervistato un allenatore di successo, e gli si chiede il segreto delle sue vittorie, quello risponde immancabilmente con la frase scultorea "lavoro, lavoro e ancora lavoro". E tutti applaudono. Con la politica, che pure è uno dei mestieri più difficili, basta la demolizione anarchica di tutto il passato. Meglio se combinata con una figura cui abbandonarsi totalmente, come il fatale uomo della provvidenza. Il quale, ad analoga domanda sul suo messaggio, mai che risponda: "probità, competenza, passione, disinteresse, rispetto per gli altri, attenzione agli effetti secondi delle proprie azioni, empatia vera con le sofferenze di quelli che guardano a noi".

Sarebbe troppo bello. Invece si continua con la fede in questo o quel Grande Semplificatore. Trascurando un vecchio assioma, secondo il quale "tutti i problemi complicati hanno sempre una soluzione facile, immediata, lineare: e sbagliata".