Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 



 

Pinerolo Indialogo

Maggio 2013

Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 


 Sport 



Errori, nuove imprese e... voi

di Andrea Obiso

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.5 - Maggio 2013

     Partiamo dai compiti meno piacevoli.
Come diceva Joe E. Brown "nessuno è perfetto" e per quanto ci riguarda occorre fare mea culpa verso Riccardo Tollardo. Per chi non lo sapesse Tollardo è il maestro di arti marziali intervistato il mese scorso.
   Oltre alle discipline da lui praticate e insegnate (Karate e Kendo) gli è stato erroneamente attribuito l’insegnamento dell’Aikido quando invece lui pratica e insegna lo "Iaido" da numerosi anni.
Sono cose che capitano, ma la rettifica con conseguenti scuse è necessaria quanto doverosa.

   Passando alla seconda parte del nostro titolo desidero fare una piccola digressione sperando che sia sufficentemente esplicativa riguardo le mie intenzioni.
Da circa un mese a questa parte due amici, nonchè coetanei, hanno cominciato un duro allenamento in sella alle loro biciclette che li porterà a raggiungere nel mese di agosto Londra.

Quando mi hanno espresso le loro intenzioni non mi sono fermato a pensare granchè su cosa significhi pianificare un viaggio del genere, ma dopo poco mi sono reso conto che a livello fisico, psicologico, organizzativo e ambientale non deve essere affatto facile partire.

Oltre tutto non è da sottovalutare anche il fattore fortuna/sfortuna che, si sa, in questi casi può determinare il corso dell’avventura in un senso o nell’altro.

Prima ancora però, mi sono ricordato di quel viaggio che mio padre ha affrontato con un suo amico diversi anni fa.

Io ero piccolo ma ne ho comunque un ricordo vivo: partirono da Pinerolo per arrivare in Sicilia, nel trapanese per la precisione, quasi duemila chilometri in nove giorni.

Il fattore "C" non li fermò.

Non ho grandi difficoltà a definire queste "imprese" come tali, in fondo io ero un bambino ma ricordo bene la faccia di coloro ai quali veniva raccontato questo viaggio, chi restava interdetto, chi minimizzava, chi non ci credeva... indifferenti mai.

A ben pensarci in un mondo dove in aereo si raggiunge comodamente il capo del mondo in venti ore e si utilizza la macchina per fare mezzo chilometro in discesa trovo rassicurante che qualcuno come questi due ragazzi decida di attraversare tre Stati (e lo stretto della Manica, ma quello non credo lo faranno a nuoto) in bicicletta.

Può sembrare retorico, ma il Viaggio con la "V" maiuscola non sembra più essere così importante, la partenza è vista solo come passaggio obbligatorio e fastidioso per affrontare un altrettanto fastidioso spostamento ed arrivare, finalmente, all’agognata meta.

Meta per altro che la maggor parte delle volte non soddisfa come dovrebbe, ma questo è un altro problema.

Il giro di parole, nonostante tutto, non è fine a se stesso: la mia intenzione è quella di conciliare, nei numeri a venire, le consuete interviste a praticanti e maestri dei vari sport presenti sul nostro territorio, con queste "imprese". Le vostre "imprese".

Avventure che avete deciso di intraprendere nonostante le premesse fossero poco promettenti o peggio.

Ricercare insomma lo sport alla sua essenza più ruvida, più naturale, più genuina, cercare di capire perché lo si è voluto fare e magari trasmettere, da queste poche righe, la voglia di muoversi verso direzioni che sembrano impensate.

Sapere da voi, una volta tanto, su cosa vale veramente la pena di scrivere e quali, fra tutte quelle "imprese" che ci racconterete, sono in grado di ridefinire il concetto stesso di sport.

Perché in fondo, si sa, basta prendere la bicicletta, sgomberare la mente, e via....