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Pinerolo Indialogo

Giugno 2013


Dialogo tra generazioni

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 Arte & Architettura 



Intervista all'architetto Luca Barbero

Il PRG è sovradimensionato e deve essere necessariamente rivisto

di Riccardo Rudiero

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.6 - Giugno 2013

   L’urbanista De Rossi nella nostra intervista di aprile ha definito l’urbanizzazione di questi ultimi anni "diffusa", "senza qualità", che ha cancellato parte del paesaggio preesistente. È giunto il momento, con la revisione del Piano Regolatore in programma, di dare un ordine, una visione complessiva e di qualità a questa città?
  
Certamente. L’attuale PRG, entrato in vigore nel 1998, è figlio di una cultura urbanistica diversa dall’attuale, ed è sovradimensionato nella capacità edificatoria. Questa sovrastima coinvolge conseguentemente la realizzazione delle opere di urbanizzazione, le quali hanno influito sulla dimensione dell’ampliamento della città, portandosi dietro alti costi di gestione. Vi è dunque un problema di conservazione della qualità del territorio non ancora modificato, ma anche uno legato alla manutenzione dell’esistente e ai suoi oneri. Per questo il PRG dev’essere necessariamente rivisto.

Cosa non la convince di una possibile variante ponte?
  
Avrei preferito, nella congiuntura attuale di stagnazione del mercato immobiliare, con minori dinamiche di conflitto con chi ha legittimi interessi economici, intervenire in maniera più incisiva. Vi è la forte volontà di preservare il territorio, tagliando la capacità edificatoria e incrementando le azioni all’interno del tessuto urbano esistente, dove ci sono vari spazi suscettibili di completamento, densificazione e trasformazione. Sarebbe auspicabile modificare zone sottoutilizzate destinate a servizi, evitando così di occupare altre aree, che necessiterebbero peraltro di onerosi costi di urbanizzazione gravanti sull’intera collettività.

Intorno al tema dell’urbanistica si è animato in questi ultimi mesi il dibattito politico in città, anche all’interno della stessa maggioranza. Vi sono poi le spinte delle forze ambientaliste e culturali. Si riuscirà a raggiungere una sintesi, che non sia al ribasso, che dia una visione complessiva e funzionale alla città?
  
Non credo si possa parlare di contesa, bensì di sollecitazioni legittime da parte dei diversi interessi in gioco. Rilevo un’apertura positiva verso il confronto con le associazioni; la partecipazione è importante, ma non significa essere unanimemente d’accordo. Le questioni urbanistiche sono infatti molto complesse e necessitano di una spiccata visione d’insieme. Le differenti istanze portano a differenti azioni, che non possono convergere in interventi plebiscitari, ma che cercano di garantire una buona qualità di vita alla città.

Lei oltre che capogruppo del PD è anche presidente della commissione per il centro storico. C’è una reale volontà di affrontare il tema del centro storico in termini complessivi o è ancora sempre e solo un problema di Ztl e di arredo urbano?
  
Ho la delega a questi due aspetti, ma non sono che una piccola componente di una tematica macroscopica. Il centro storico vive una dinamica complessa, con esigenze differenti e a volte conflittuali. Anche in questo caso, non può venir meno una visione globale. Il centro storico possiede un patrimonio immobiliare in larga parte non utilizzato, e questa è una delle partite centrali se lo si vuole rivitalizzare. La revisione del PRG dovrà favorire la sua riqualificazione, cercando di creare condizioni per cui anche gli operatori immobiliari possano intervenire. Attualmente, infatti, agire in questa zona significa andare in perdita economicamente.

In molti si ha l’impressione che sul tema si sia ragionato tenendo in considerazione soprattutto l’attività commerciale, senza pensare alla dimensione turistica e culturale. Si crede, come per altre realtà cittadine, che manchi una testa pensante, che abbia una visione globale sia della tematica pianificatoria, sia legata alla conservazione e al restauro?
  
Sicuramente manca una commissione che ragioni puntualmente sul centro storico. Bisogna tuttavia evidenziare come anche la popolazione, quando chiamata a contribuire alla riflessione, tendenzialmente cerchi di far prevalere i propri interessi rispetto a una visione d’insieme. È necessario ripensare il luogo partendo da chi lo vive, ma per farlo bisogna che ciascuno si sforzi di ragionare in modo complessivo.
Per ciò che concerne il commercio, uno dei motori di questa zona, è da segnalare che si preferisce lasciare sfitti alcuni negozi piuttosto che abbassarne il canone. Se ci si venisse incontro si potrebbe dar luogo ad assi commerciali qualificati, che fornirebbero un impulso positivo.
Riguardo alle attività culturali, che in larga parte proprio qui si concentrano, credo si debba puntare più sulla loro qualità che non sulla quantità. Ce ne sono infatti già molte ma spesso, purtroppo, poco compatibili con il contesto, che fanno apparire la città storica come un semplice contenitore, facilmente sostituibile.

Periodicamente sorge l’idea a qualcuno di abbattere edifici storici. Non crede invece che i beni culturali debbano essere la base su cui innestare il cambiamento, il punto di partenza per un futuro di qualità radicato nella storia? Quali politiche serie potrebbero rivitalizzare Pinerolo dal punto di vista culturale e turistico?
  
La questione degli abbattimenti ha creato non poche incomprensioni. Evidentemente, le architetture tutelate da leggi nazionali e comunali non possono essere distrutte. È però anche vero che, per rendere più vivibili e funzionali gli altri edifici storici non vincolati, ma ricadenti nel centro storico, sarebbe importante poter intervenire con miglioramenti più incisivi, nell’ottica di salvaguardare il centro e renderlo più utilizzabile.
Invece riguardo al turismo devo dire che, effettivamente, non c’è una politica forte orientata al suo sviluppo. Ci sono esclusivamente realtà già attive nel settore, a volte anche scollegate tra loro. In tutto questo, sarebbe necessario proporre politiche con obiettivi lungimiranti.

In calce all’intervista, abbiamo poi ragionato su alcuni temi di scala più ampia, dal paesaggio alla mobilità ferroviaria. A riguardo, abbiamo convenuto che l’unico modo per poter parlare di qualità territoriale è quello di trascendere i limiti amministrativi comunali, ragionando sull’area vasta, così da poter intervenire armonicamente su un territorio unitario qual è quello del pinerolese.