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Pinerolo Indialogo

Giugno 2013


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 6
Intervista a Roberto Burlando

"Ripensare la tematica del locale-globale"

«Il pinerolese mi appare troppo statico e come tale subisce le decisioni prese altrove»»

 

a cura di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.6 - Giugno 2013

Innanzitutto ci parli di sè, delle sue competenze universitarie e del suo lavoro
   Sono professore associato di Politica economica presso il Dipartimento di Economia e Statistica dell’Università di Torino. Attualmente insegno Politica economica ed Economia ed Etica. Ho insegnato per molti anni Economia Politica e Finanza etica e microcredito, e pure Economia sperimentale, Economia Internazionale e Dinamica economica.

Tra i miei interessi di ricerca ci sono: l’evoluzione del quadro macroeconomico globale, e quindi attualmente le crisi ed i possibili sviluppi futuri, le forme possibili di sviluppo locale nei paesi della periferia del mondo (in particolare l’India) e l’impiego di diversi metodi per misusurarne il ben-vivere, l’economia sperimentale e la psicologia economica, i rapporti tra etica ed economia. Per questo per diversi anni ho collaborato con psicologi economici (soprattutto inglesi) e sociali (soprattutto italiani), con sociologi e con alcuni biologi e, ora, cerco di farlo con dei fisici.

Ci parli ora della situazione economica mondiale. Che cos’è questa crisi. Quali sono le cause?
   Siamo nel mezzo di molteplici crisi, alquanto interconnesse, che hanno origini diverse, ma certo oggi molte di esse (ambientale, energetica, economica, sociale e politica o democratica) convergono in quella che, per necessità di sintesi, può essere definita come una "crisi di modello di sviluppo". Nel secondo dopoguerra c’è stato un periodo che ha qualche similitudine con l’attuale ed è il periodo di crisi e transizione degli anni ’70 del secolo scorso, iniziato con il crollo del sistema di cambi fissi e proseguito con le crisi petrolifere e la stagflazione, fino alla svolta ultra-liberista degli anni ’80 in USA e GB. Molti hanno definito questo periodo come di "economia drogata" e noi stiamo ora subendo le conseguenze dei molti danni e disastri prodotti in questo periodo, che si sono sommati a problemi vecchi. Per di più ci sono poteri assai forti – concentrati soprattutto nella finanza – che operano per far perdurare ancora molte delle condizioni prevalenti in quel periodo (concentrazione di redditi e ricchezze).

Quali sono le prospettive future?
  
Per avviare almeno verso la soluzione alcuni dei problemi più gravi il nostro presente dovrebbe almeno essere liberato dal peso imposto dai peggiori comportamenti di ricerca di rendite di posizione (basta pensare al comportamento assunto dalla finanza e dalle banche, che bloccano le possibilità di sviluppo reale) e occorrerebbe puntare non alla crescita della produzione materiale, perché lì stiamo già iniziando a scontrarci con limiti economici ma anche fisici. Per muoverci in questa direzione, e per tornare poi a forme di democrazia più sostanziali, avremmo anche bisogno di un significativo processo di redistribuzione dei redditi e delle ricchezze. Dovremmo anche riprendere seriamente a ragionare di sviluppo locale e ri-progettarne le possibilità in un quadro ancora predominato dalle influenze esterne, economiche e politiche. Direi che in generale andrebbe seriamente ripensata tutta la tematica del rapporto locale-globale.

Questa crisi ci costringerà a cambiare i nostri stili di vita? O indipendentemente da essa è opportuno che siamo noi a cambiare?
   Sarebbe bello e positivo che riuscissimo a cambiare indipendentemente dalle "spinte" delle crisi, ma francamente ora mi pare che l’importante sia che ci spicciamo a farlo ed a cambiare modello di sviluppo e comportamenti individuali, qualunque sia la motivazione.

Veniamo ora al nostro territorio. Come si muove il Pinerolese all’interno di questa crisi?
   Complessivamente mi appare troppo statico e come tale subisce le decisioni prese altrove.

Come dicevo in precedenza, per tutte le realtà in qualche modo "periferiche" si tratta di ripensare il rapporto locale–globale. [Attenzione però che anche Torino sta diventando una sorta di grande periferia che sembra voler sopravvivere assorbendo le risorse del territorio intorno a sé; inoltre questa giunta regionale, a mio avviso, sta distruggendo le capacità e le infrastrutture dei suoi territori ].

Da un lato le logiche della globalizzazione e della competitività mondiale impongono spesso scelte e cambiamenti che possono essere devastanti ed allo stesso tempo avere orizzonti molto limitati e che devono essere evitate, anche se paiono attraenti sul breve periodo, e opportunità meno "precarie" e più in linea con la vocazione del territorio, che vanno invece non solo accolte ma attivamente cercate.

Dall’altro i territori devono investire in progetti che proiettino nel futuro le capacità e le risorse che ciascuno di essi possiede. Ad esempio, il vostro giornale ha più volte messo in dubbio le proiezioni future del progetto "cavallo" voluto dall’attuale amministrazione pinerolese, sottolineandone le caratteristiche di sguardo più orientato ad un (ancorchè glorioso) passato che a possibili futuri di concrete occupazione e sviluppo.

Certo questo territorio ha una importante vocazione agricola ed artigianale di qualità ed io credo che queste, anche nelle piccole dimensioni delle imprese che ne costituiscono l’ossatura, siano ricchezze da valorizzare.

I 30 docenti universitari che vivono a Pinerolo e nel circondario che contributo possono dare?

Credo costituiscano un potenziale di idee e compentenze scarsamente utilizzato. Potrebbero essere un primo nucleo di un gruppo più ampio, almeno inizialmente informale (potreste proporne voi, grazie alla conoscenza che ne avete ed al ruolo positivo che svolgete, la convocazione) ma che potrebbe poi eventualmente assumere anche un ruolo un poco più ufficiale (ma mai troppo), attorno al quale si concentrano competenze diverse che convergono nel discutere, e auspicabilmente proporre, idee e progetti per il territorio nel quale tutti noi viviamo.

La città metropolitana può essere un’opportunità per un’inversione di rotta?
   Ho già detto prima dei miei timori e impressioni sulla scarsa dinamicità di Torino. Temo dunque che più che una opportunità la città metropolitana possa essere un rischio, anche se dovrebbe essere il contrario. Credo che tutte le autorità locali del pinerolese dovrebbero coalizzarsi e usare tutti i mezzi a propria disposizione per trasformare il rischio reale nella opportunità che la facile retorica attuale indica. Senza una adeguata pressione in tutte le sedi e chiarezza di intenti e progetti non vedo la possibilità di esiti positivi, come in troppe circostanze in questi tempi.

Da economista come vede il centro storico di Pinerolo? Può essere un volano di tipo economico?
  
Ritorno sulla domanda chiedendo cosa intendete con "centro storico". I negozi e le attività presenti in quell’ambito, certamente elegante e godibile, o anche altro? A me pare che difficilmente i negozi per conto loro possano costituire un forte volano economico (negli ultimi decenni hanno cercato di esserlo i centri commerciali posti sempre più nelle periferie o addirittura le "città" dedicate a negozi specializzati in alcuni tipi di prodotti, ancor più delocalizzate per godere di altri vantaggi). Possono però costituire un elemento certo positivo e di "risveglio" di un clima cittadino e richiamare ad un centro di incontro, di relazioni e di scambi. Il centro però potrebbe anche essere un elemento propulsore di idee e progetti, se delle attività così orientate trovassero concretezza e decidessero di risiedervi.

Cosa ne pensa del collegamento ferroviario con Torino? Vi è in molti l’idea che la classe politica pinerolese abbia sottovalutato e sottovaluti ancora l’importanza di un collegamento ferroviario rapido con Torino.
  
Concordo con chi ritiene cruciale il collegamento ferroviario rapido, ma temo che il problema non sia solo della classe politica pinerolese bensì anche di quelle regionali e nazionali, e si sa che per i più "piccoli" andare controcorrente è faticoso… anche se spesso necessario. Se si vuole evitare la marginalizzazione e il rischio che la città metropolitana sia non solo un ennesimo prodotto della retorica politica e aziendale, destinato ad un flop sul piano reale, ma addirittuara un danno, credo occorra modificare decisamente lo stato attuale delle cose. E per un ruolo più significativo della nostra città nei confronti dei territori limitrofi occorrerebbe invertire anche le logiche privatistiche seguite dalle FFSS con l’abbandono delle linee locali (non posso non pensare alla linea Torre Pellice – Pinerolo).

Università significa soprattutto giovani. Il loro andare all’estero molti lo considerano una fuga, una migrazione, un impoverimento del territorio. Lei come legge questa mobilità e questo dinamismo giovanile: un’opportunità o un limite?
   Credo sia entrambe le cose, ma purtroppo, a livello di Paese, con una prevalenza del secondo aspetto.

Le frequentazioni internazionali costituiscono una grande fonte di apertura e di capacità di sguardi più ampi, oltre che di esperienze diverse, e sono una ricchezza non solo per chi le vive direttamente, se costoro dopo averle realizzate ritornano nei territori d’origine. Se invece non rientrano perché non trovano lavoro o non sono apprezzati il discorso cambia.