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Pinerolo Indialogo

Luglio 2013


Dialogo tra generazioni


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 Giovani & Lavoro 

 

 


Australia/2 - Emiliano Barbato racconta la sua esperienza 

"Sono andato in Australia... 
e ve lo racconto"

 di Giulia Pussetto

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.7 -Luglio 2013

 Nel 2011 ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato che svolgevo da 4 anni, presso un centro di assistenza fiscale, per partire per l’Australia. Mi sentivo stretto qui, avevo bisogno di un viaggio che mi facesse capire il valore delle mie radici. Quando viaggi ricrei la tua identità, parti da zero in un nuovo posto. Il lavoro che facevo non era adeguato al mio carattere. La partenza è stata una scelta ponderata: lasciare un lavoro non è facile, ma è stato più forte il mio bisogno di uno stile di vita più semplice.

Sono partito con un amico e siamo stati insieme 4 mesi, poi ci siamo divisi.

In Australia c’è benessere e una psicologia di vita quotidiana più spensierata: vivono con la leggerezza che i giovani qui a parer mio non hanno più.

Non sono partito per stabilirmi. Ho viaggiato 10 mesi in camper. Adattarmi subito non è stato facile, è dura abbandonare i comfort di casa! Io però sono dell’idea che sia un errore partire per cercare benessere da un’altra parte. L’Australia va vissuta per quello che è: vivere in mezzo alla natura senza cellulare, ammirando paesaggi fantastici.

Non avevo amici e lì ho capito il valore dell’amicizia. L’Australia permette di vivere diversamente da come si sta qui e vi si viaggia facilmente. È un posto sicuro, i giovani possono vivere per strada senza il problema dell’imprevisto. Il pericolo c’è solo se te lo vai a cercare.

Io ho lavorato in farm e vi dico che vivere fuori città permette di riscoprire il senso di comunità che qui si è perso. Non lavorare per un tornaconto personale ma per condividere. Ci sono giovani che partono per questo continente per cercare lavoro ma non mettono in discussione il sistema sociale dal quale provengono. C’è chi invece parte per criticare, per mettere in discussione la propria vita qui.

Non condivido chi parte per stabilirsi, perché le città australiane sono simili a quelle europee. Per me bisogna addentrarsi nella vera Australia, in ciò che essa è. Permette di ritrovare la bellezza della natura.

Io ho viaggiato nel deserto da solo. Lì non c’è nulla ,viaggiavo facendo tappa da un road house all’altro con doccia, bagni, ecc..ma il resto era solo natura. Non è un’impresa impossibile: ci si attrezza con un van.

Nel primo periodo in Australia ho viaggiato, grazie ai soldi che mi ero messo da parte prima di partire. Nel secondo periodo mi sono fermato per lavorare come cameriere in un ristorante italiano. Inizialmente ammetto di aver faticato per il mio inglese non buonissimo. Poi ho lavorato in farm: è l’esperienza di comunità che mi ha arricchito di più. C’erano molti europei (tedeschi, francesi..), ho notato anche moltissime ragazze con lo zaino in spalla che viaggiavano facendo autostop, erano tutte molto giovani, dai 19/20 anni in su.

Il viaggio in Australia è stato vitale per me per moltiplicare i punti di vista. In una nuova terra sei uno straniero agli occhi degli altri: capisci e rifletti di più pensando a quegli emigranti che vedevi in Italia e che magari giudicavi.

Io consiglio a chi vorrebbe partire di non fermarsi in una sola città ma di viaggiare perché la particolarità dell’Australia è la vita fuori città.

Ora che sono in Italia mi occupo della gestione di un Bed&Breakfast in Sardegna. I miei genitori hanno comprato questa casa e abbiamo deciso di sfruttarla in questa maniera per il piacere di accogliere le persone. Questa attività mi permette inoltre di ritagliare spazio per scrivere e leggere molto. Da autodidatta svolgo studi di filosofia e psicologia e ho scritto un libro pubblicato da poco intitolato "Penserò al titolo più tardi".