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Pinerolo Indialogo

Settembre 2013


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 8
Intervista a Valentina Pazè

"La democrazia senza partiti muore. Il cittadino isolato non ha possibilità di farsi valere"

«La prima priorità di ogni azione politica locale è il maggior coinvolgimento possibile dei cittadini»

 

a cura di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.9 - Settembre 2013

   
Per cominciare ci parli del suo lavoro e delle sue competenze in ambito universitario.
  
Mi occupo di filosofia politica e dal 2006 sono ricercatrice in questa disciplina all'Università di Torino. Da alcuni anni tengo un insegnamento di Teorie dei diritti umani per il corso di laurea in Scienze Internazionali.

Qual è lo stato attuale dei diritti nel mondo? Quali sono le criticità e quali i segni di speranza?
  
Per i diritti è accaduto un po’ quello che è accaduto per la democrazia: tutti ne parlano, tutti si proclamano dalla parte dei diritti. Sotto la parvenza del consenso unanime, in realtà, si svolge spesso una battaglia tra diverse opzioni politiche e sociali. I diritti non sono tutti uguali e non tutti li intendono allo stesso modo. In nome di un’assolutizzazione indebita del diritto di proprietà (che già Beccaria chiamava il "diritto terribile"), i liberisti negano la legittimità dell’intervento dello Stato a garanzia dei diritti sociali; in nome del "diritto alla vita" c’è chi vorrebbe oggi sacrificare il diritto del paziente a scegliere una morte dignitosa, rifiutando forme di accanimento terapeutico. Per quel che riguarda i diritti sanciti dalla nostra Costituzione, credo che oggi siano soprattutto i grandi poteri economici a minacciarli: pensiamo alle lesioni del diritto alla salute causate dall’Ilva di Taranto, o alla libertà di espressione, il cui effettivo esercizio è fortemente condizionato dalla possibilità di disporre delle risorse per accedere ai mezzi di comunicazione di massa.

E lo stato della democrazia, in particolare in questa nostra Italia? È un modello ancora valido?
  
In Italia, in questi ultimi vent’anni, si è diffusa una concezione semplificata e distorta della democrazia, che ha finito con essere identificata con la "dittatura della maggioranza". Non penso solo – come è ovvio – a Berlusconi e al suo analfabetismo costituzionale, ma alla fascinazione di una parte non piccola della sinistra per un modello di democrazia "decisionista", in cui chi vince prende tutto, la cui perfetta traduzione istituzionale è il presidenzialismo. Il modello disegnato dalla nostra Costituzione è molto diverso: prevede la centralità del parlamento, come luogo del dialogo e della mediazione tra forze politiche rappresentative dei diversi orientamenti politico-sociali presenti nel paese.

Il nostro è un giornale fatto da giovani, anche se è letto da molti che giovani non sono. Tra i giovani e la politica in questo periodo non vi è molta sintonia. Quali sono secondo lei le cause?
   Mi sembra che la prima causa sia sotto gli occhi di tutti: la degenerazione dei partiti, che sono ben lontani dall’essere quelle libere associazioni di cittadini che concorrono "con metodo democratico" alla politica nazionale, di cui parla l’art. 49 della Costituzione. Eppure senza partiti – o loro equivalenti funzionali, come movimenti e associazioni – la democrazia muore, io continuo ad esserne convinta. Il cittadino isolato, disorganizzato, che si limita a indignarsi o a "fare il tifo" seduto davanti alla TV, non ha certo la possibilità di farsi valere.

In Pinerolo, come in altre città, si rimprovera ai politici di bloccare o di non stimolare la partecipazione dei cittadini. Ci dice qualcosa sulla "democrazia partecipativa?"
  
Con l’espressione "democrazia partecipativa" si allude oggi a un insieme di procedure (dal bilancio partecipativo, sperimentato per la prima volta a Porto Alegre, al "debat public" francese, alle giurie cittadine, ai referendum on-line) che consentirebbero ai cittadini di pronunciarsi direttamente su alcune questioni che li riguardano, superando la cultura della delega. Uso il condizionale perché, pur riconoscendo le potenzialità positive di alcuni degli strumenti che ho citato, mi sembra che si prestino anche a strumentalizzazioni da parte delle solite élites (o di nuove élites: si pensi all’uso delle consultazioni on line da parte della coppia Grillo-Casaleggio).

Veniamo alla sua città natale, Pinerolo. Che cosa le piace e che cosa la indigna? Guardando Pinerolo dalla grande città le sembra che siamo "ammalati" di provincialismo o di localismo come sostengono alcuni?
   Lavorando a Torino, e vivendo a Pinerolo, non ho la sensazione che quest’ultima sia particolarmente provinciale. Di Pinerolo apprezzo la ricca offerta ricreativo-culturale dedicata ai più piccoli (come il festival del teatro di figura e le altre iniziative promosse dal Teatro del Lavoro e da Nonsoloteatro). Mi indignano i tagli ai servizi sociali, come le mense scolastiche, dove il personale che va in malattia o in pensione non viene più sostituito e la mensa fresca lascia il posto ai pasti "veicolati". Ma so naturalmente che si tratta di scelte che non dipendono solo dall’amministrazione locale.

Queste interviste sono nate per dar voce ai docenti universitari presenti nel territorio (una trentina). Ha qualche proposta per valorizzare questa ricchezza intellettuale?
   Non saprei… ma per fortuna c’è vivacità e "ricchezza intellettuale" anche al di fuori dell’accademia (e spesso di più)!

Noi di Pinerolo Indialogo abbiamo individuato tre nodi strategici o punti critici della nostra città: il collegamento ferroviario veloce con Torino, la valorizzazione del centro storico e la banda larga. Di questi secondo lei qual è il prioritario?
   Mi sembrano tutti e tre rilevanti, ma, da pendolare, direi il collegamento ferroviario. Un treno che raggiunga Torino in tempi ragionevoli (e certi!) significa meno auto in circolazione, meno inquinamento, una migliore qualità della vita. Ce ne sarebbe davvero bisogno.