Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 



Pinerolo Indialogo

Settembre 2013


Dialogo tra generazioni


Home Page :: Indietro
 Giovani & Lavoro 

 

 


Federica per due mesi volontaria in Ecuador 

Tanta voglia di Ecuador

 di Giulia Pussetto

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.9 -Settembre 2013

 Quando si parla di volontariato in un Paese straniero si pensa sempre all’Africa o al Brasile; l’Ecuador pare un Paese dimenticato o sconosciuto dalla maggior parte delle persone. Ne parliamo con Federica che in Ecuador c’è stata per due mesi da volontaria.

L’Ecuador non è certo una meta comune. Come ci sei arrivata?
Terminato il mio percorso di studio universitario, mi è stato proposto di vivere un’esperienza di volontariato in Ecuador. Circa 20 anni fa i miei cugini conobbero Isabel, una signora laureata in psicologia all’università di Quito, che visse per 2 anni a Torino lavorando all’UNESCO. Il suo sogno ed obiettivo era quello di raccogliere soldi per poter costruire un centro infantile, a quell’epoca inesistente a Quito, per accogliere tutti i bambini di strada ed aiutare le madri, che per la maggior parte vivono sole ed abbandonate.

Il salario di queste madri è di circa 200 dollari al mese nel migliore dei casi e l’affitto costa circa 40 dollari per un umile appartamento, a volte privo dei servizi basici. Tutto il resto deve bastare per il cibo, la salute, i vestiti, l’educazione.

Il centro "Mis primeros amigos" è un luogo dove poter lasciare i bambini, un ambiente sano, sereno, dove sono seguiti nella loro educazione. I bambini che frequentano il Centro Infantile provengono per il 60% da famiglie monoparentali, in cui è la mamma da sola ad assumersi il carico della crescita e dello sviluppo dei figli. Queste mamme hanno necessità di un luogo adeguato dove lasciare il bambino nel loro orario di lavoro, che normalmente dura anche più di 8 ore.

Accettai quindi la proposta e mi misi in contatto con Isabel che fu molto felice di potermi accogliere nella sua "guarderia" come volontaria.

Raccontaci gli episodi più salienti della tua esperienza.
La mia avventura è iniziata il 4 maggio di quest’anno. Sono stata accolta in aeroporto con un cartellone con su scritto "Federica, Italia" e da lì trasportata nel centro infantile, dove Isabel vive con suo marito e i 3 figli e c’è voluto davvero poco per sentirmi come a casa.

Sono partita senza particolari aspettative ma con l’unico obiettivo di tenere il più possibile occhi, orecchie e cuore aperti per poter raccogliere il maggior numero di informazioni e immagini possibili. Questo ha comportato il mettermi in gioco: rivalutare tanti dei miei comportamenti, delle mie convinzioni e sicurezze. Catapultarsi in un mondo così diverso dal nostro disorienta, ribalta i valori.

Ogni giorno succedeva qualcosa di improvviso ed inaspettato, ogni momento un’avventura da vivere e un problema da dover affrontare.

Molti sono gli episodi e i racconti che hanno catturato la mia attenzione. L’abbandono e la violenza da parte degli uomini nei confronti delle proprie mogli è un fenomeno frequente, così come l’aver dei figli in giovane età e dover lavorare duramente per poterli mantenere. Un giorno mentre stavo aiutando i bambini delle elementari a fare i compiti, ho visto la polizia entrare nella guarderia con una mamma in lacrime. Questa donna (19 anni, con 2 figlie) aveva denunciato l’ex marito perché la picchiava, nonostante non stessero più insieme. Questa come tante altre, sono storie che sentivo ogni giorno.

Durante la settimana aiutavo le maestre del centro con i bambini e durante i fine settimana ho avuto l’opportunità di viaggiare e poter osservare ed ammirare questo fantastico paesaggio; l’Ecuador infatti si divide in 3 parti: costa, sierra ed oriente. Grazie a Isabel e alle persone che ho conosciuto ho avuto l’opportunità di conoscere questi luoghi.

La popolazione è molto accogliente e calorosa. Nel centro infantile, oltre alle maestre ci sono anche ragazze tirocinanti e una di queste mi ha proposto di andare a casa dei suoi genitori (indigeni) a trascorrere un fine settimana con loro, a Otavalo. Pur conoscendo poco questa ragazza ho accettato, perché travolta dalla voglia di scoprire e conoscere.

Qui la lingua che si sente parlare è il quechua e per la strada s’incontrano solo gli "indigeni" delle comunità montane limitrofe. Le donne portano il cappello, gonne nere e lunghe fino ai piedi, camicia bianca; si ornano con molteplici giri di collane fatte con perline dipinte d’oro che loro stesse fanno a mano. Viaggiano sole o con i bambini che caricano sulle spalle avvolgendoli in grandi scialli. E’ davvero incredibile la leggerezza con cui si muovono e la destrezza con cui riescono a caricarsi i bambini.

Ho avuto l’opportunità di conoscere un amico di Isabel che vive in una Finca nella foresta amazzonica e di poter trascorrere un weekend davvero avventuroso. In questo luogo le case sono fatte di legno, si vive di ciò che si produce nel campo. Ho potuto ammirare una vegetazione straordinaria ma soprattutto ho sperimentato, anche se per poco, come si vive in un campo, senza le comodità che si possono trovare in città.

Ciò che ancora mi ha colpita è l’autobus. In Ecuador, come nel resto dell’America Latina, l’autobus è un via vai di persone, un’occasione per conoscere la gente del posto. Ciò che mi è rimasto impresso è la musica: si tratta quasi sempre di salsa o merenghe e questo crea indubbiamente un’atmosfera calorosa anche perché le persone che salgono mostrano un sorriso e accennano un saluto; se poi capita che si siedono a fianco, basta davvero poco per iniziare una conversazione. La loro curiosità è suscitata dall’evidente diversità nell’aspetto fisico per cui la classica domanda che mi sono sentita porre è: " Da donde vienes? " e da lì ci si può aspettare anche il racconto di una vita intera.

La cosa più bella, però, oltre all’esperienza di volontariato, è stata il fatto di non essere una semplice "turista". Andare in Ecuador per fare il turista toglie moltissimo di ciò che si potrebbe avere: questa è stata un’occasione per poter conoscere una cultura, delle persone, ma soprattutto per poter conoscere a fondo i diversi aspetti, quelli belli, ma anche quelli brutti.

Credi che i frutti di questa esperienza siano spendibili a livello lavorativo in Italia o è una parentesi della propria vita personale, legata agli studi fatti?
Credo entrambe le cose. Sicuramente questa è stata un’esperienza che mi ha arricchita molto a livello personale. Al contempo ho acquisito maggiori competenze nel lavorare con i bambini, assistendo anche i più piccoli, con i quali non mi era mai capitato di lavorare.

Ho imparato molto da Isabel e dalle maestre, soprattutto per quanto concerne la praticità e la velocità nel fare le cose. Molti sono gli spunti didattici da cui poter attingere per poter lavorare con i bambini della scuola dell’infanzia o dell’asilo nido.

E’ la tua prima esperienza all’estero o ce ne sono altre?
Questa è stata la mia prima esperienza all’estero per un così lungo periodo e spero (se tutto va bene) di poter ripartire a settembre per la Finlandia. Credo che un’esperienza all’estero, di qualsiasi tipo, sia importante per la propria crescita personale e per poter conoscere ed entrare in contatto con un modo di vivere e di pensare differente.

Quali progetti ed intenzioni hai per il futuro?
Mesi fa ho fatto domanda per un progetto SVE in Finlandia e sono stata accettata; entro pochi giorni saprò se questo progetto sarà approvato oppure no.
In caso venisse approvato, partirò a settembre per un periodo di 9 nove mesi in cui lavorerò in ambito sociale con bambini e giovani. Questo è un modo per poter continuare ad osservare ed imparare da una cultura differente e poter poi trasportare le conoscenze e competenze apprese qui in Italia, per quando inizierò a lavorare nel sistema scolastico, come insegnante di scuola primaria..