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Pinerolo Indialogo

Settembre 2013


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale 

 

Da una simpatica usanza una proposta per il territorio
Un caffè "sospeso" a Pinerolo

 

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.9 - Settembre 2013

  Nel territorio napoletano è praticata da tempo una simpatica usanza: l’avventore del bar, nel pagare il caffè che ha consumato, ne aggiunge uno segnalandolo al barista ("un sospeso!") a beneficio del primo povero diavolo che si affaccerà nel locale. Il donante rimane anonimo, il ricevente non espone la sua indigenza. Un filo sottile di solidarietà partenopea collega i due estranei e genera un momento di benessere.

La fantasia si accende: e se lo facessimo anche noi a Pinerolo? Vedo i titoli sui giornali: il Pinerolese terra del "sospeso" al nord. Magari con finalità diverse, non una semplice degustazione del caffè, non un istante aromatico che si consuma sul momento, ma un ponte "sospeso" su un progetto reale, su un coinvolgimento che si allarga e che permane.

Perché no? Continuiamo a fantasticare, ma con i piedi per terra. Conserviamo la base di partenza: il sospeso continua ad essere il costo di un caffè, o di una merendina se per avventura anche gli studenti decidessero di giocare a questo gioco. L’approdo invece è diverso, lo squattrinato partenopeo è sostituito dal progetto "adotta il tuo casolare".

Può trattarsi di una casa cantoniera abbandonata, di un manufatto di pianura o di mezza montagna che non è più usato da nessuno. Ce ne sono a centinaia. I protagonisti del progetto possono essere immigrati disponibili, o giovani della nostra terra desiderosi di dare vita a una comunità. Quando si parla di creare lavoro per i giovani, bisogna, appunto, avere fantasia.

Supponiamo che al progetto aderisca il 3% della popolazione, sembra una stima prudente. Vuol dire circa mille persone solo a Pinerolo, il doppio se ci si allarga al territorio. Ci sarà pure un 3% di individui che sono stufi di parole, no? Immaginiamo che ognuno lasci il sospeso dieci volte in un mese, fanno 20.000 euro al mese.

Troppi? D’accordo, dimezziamo per prudenza, facciamo diecimila euro, centoventimila in un anno. Riduciamo ancora per non sognare, diciamo 70-80.000 euro all’anno: la previsione è ragionevole, solo che si dia un poco di risalto all’iniziativa; la stampa, locale ma non solo quella, la promuove, i pubblici esercizi che aderiscono vengono evidenziati con una segnalazione speciale e con l’annuncio progressivo di quanto raccolgono, si espongono le foto dell’immobile e dei giovani che si impegnano nel progetto. E altro, che la creatività suggerisce.

Ma perché aspettare un anno? Per due ragioni: perché occorre del tempo per mettere insieme un gruzzolo sufficiente a costituire 4-5 borse-lavoro atte a sostenere all’inizio i partecipanti; e perché bisogna mettere a punto il percorso burocratico per "adottare" l’immobile.

Qualche anno fa, nel corso di due seminari sui problemi della montagna, il Pinerolese produsse un articolato disegno di legge sull’utilizzo dei terreni abbandonati, che sono una piaga sempre più frequente legata allo spopolamento delle montagne, e non solo di esse. Il disegno divenne il formale atto della Camera dei Deputati n. 2416 del 21 marzo 2007 (lo si può leggere sul sito della Camera, ne vale la pena), e solo la fine anticipata del secondo governo Prodi ne impedì l’approdo all’aula.

Rimessa in moto la proposta (in subordine, si può percorrere la strada della legge regionale sui boschi, la n. 4 del 2009), intanto l’Amministrazione competente individua l’immobile e vaglia il progetto di utilizzo, qualche professionista di buon animo redige il progetto di ripristino, il mondo dell’agricoltura suggerisce le colture e le tecniche essenziali per mettere a punto un programma di auto-mantenimento, e qualche altro esperto individua il bando europeo che varrà a finanziare l’avventura man mano che lo slancio del sospeso si affievolirà.

Fantasie? Forse, ma certo più solide delle decine di convegni sullo sviluppo del Pinerolese che ci regalano solamente l’inconcludenza delle "sinergie", del "fare squadra", della "valorizzazione delle risorse" e del sociologhese d’accatto che sta affossando la nostra terra.