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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2014


Dialogo tra generazioni

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 Urbanistica & Architettura 



Dialogo con gli ing. Gabriella Frassino e Marcello Bruera

E poi la chiamano "edilizia libera"!
È opportuno un incontro tra professionisti e amministrazione per promuovere la stesura di un Testo Unico

di Stella Rivolo

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.10 - Ottobre 2014

 La crisi dell’edilizia, motore dell’economia, è sotto gli occhi di tutti.

Per restare a Pinerolo, il Sindaco Eugenio Buttiero, in occasione della serata di premiazione per il concorso Türck, ha evidenziato che negli ultimi anni le entrate derivanti da oneri concessori sono scese da oltre tre milioni di euro a poche centinaia di migliaia di euro.

Ma qual è la situazione per gli interventi edilizi minori "non onerosi"? "Semplificazione" è una parola molto in voga sui media, soprattutto in termini di snellimento delle procedure per favorire anche i piccoli investimenti nel settore. Una serie di norme ha ampliato l’elenco delle cosiddette "attività di edilizia libera" ed introdotto procedure semplificate; ultime le novità del Decreto "Sblocca Italia".

Quali aspettative e quale applicabilità di tali norme? Ne parliamo con l’ing. Gabriella Frassino, già Assessore all’Urbanistica del Comune di Pinerolo.

Quali interventi sono ricompresi nella definizione di Attività di Edilizia Libera?
A differenza di ciò che suggerisce l’espressione, sono ben pochi gli interventi edilizi che il cittadino può eseguire senza presentare dei documenti agli uffici comunali. Oltre l’ordinaria manutenzione, la norma elenca opere specifiche per l’abbattimento delle barriere architettoniche, sondaggi geognostici, serre mobili. Per tutti gli altri interventi di manutenzione straordinaria, incluse opere di sistemazione interna, è richiesta la presentazione di apposite comunicazioni, che in realtà consistono in vere e proprie pratiche predisposte da professionisti.

E’ sempre immediato per il professionista individuare l’applicabilità delle procedure semplificate in materia?
Spesso si tratta di un lavoro complesso che richiede un’analisi "caso per caso" di diversi aspetti. Dalle prescrizioni nazionali a quelle locali, sino al singolo Piano Regolatore, ci si imbatte poi in disposizioni che entrano in contrasto. Ci sono Comuni dotati di norme approvate anche in precedenza rispetto ai provvedimenti nazionali sulle attività di edilizia libera. Ci sono norme più restrittive importanti, di sicurezza e di tutela, che necessariamente prevalgono sulle semplificazioni, altre invece che potrebbero essere armonizzate. In questo panorama bisogna tenere anche conto della varietà del patrimonio edilizio italiano su cui si opera: verificare ad esempio i vincoli di interesse culturale e storico, il rispetto di criteri di sicurezza in materia antisismica.

Sino ad ora quali cambiamenti si sono prodotti in termini pratici per il cittadino?
Non ci sono stati grossi vantaggi per il cittadino, che, per guardare a tutti questi aspetti, deve comunque rivolgersi a un tecnico del settore.

C’è stato uno snellimento delle procedure?
Assolutamente no. Anche perché la pratica di comunicazione per questo tipo di attività in realtà ha caratteristiche simili a quelle adottate per altri procedimenti. La comunicazione deve essere corredata di elaborati grafici, relazioni e dichiarazioni di un professionista che asseveri sotto sua responsabilità la conformità delle opere agli strumenti urbanistici e alle altre normative di settore.

Secondo lei si è effettivamente trasferito il ruolo di responsabilità dal funzionario pubblico al committente ed al professionista?
La responsabilità è passata al professionista e il ruolo degli uffici comunali è cambiato.
Si è passati da un ruolo degli uffici di verifica "di merito", di tipo qualitativo sugli interventi, a un ruolo di analisi della pratica, di comunicazione di tipo documentale.

Abbiamo sentito un altro tecnico che siede tuttora sui banchi del Consiglio Comunale, l’ing. Marcello Bruera. 

Ritiene che i provvedimenti sull’edilizia libera siano effettivamente semplificativi e soprattutto utili?
Bisogna fare una premessa. Fino agli anni Settanta l’attività edilizia era pressoché "sburocratizzata", forse esageratamente. Con l’avvento di un certo tipo di cultura, si è passati alla "licenza edilizia", ovvero alla volontà anche giusta di normare il settore. Facendosi prendere la mano, si è però normato tutto il normabile. Solo a Pinerolo ci sono sessantanove regolamenti comunali, non soltanto inerenti l’edilizia. In materia edilizia il picco di regolamentazione si è avuto negli anni Novanta, con una serie di prescrizioni che persistono. Questo tipo di cultura è rimasta nel cittadino e negli operatori del settore: un decreto non è sufficiente a cambiare impostazione.

Come si traduce tutto ciò nell’applicabilità delle procedure semplificate?
E’ necessario distinguere tra una politica degli annunci e le reali sovrapposizioni di strutture e norme; ciò che parte da Roma come "acqua viva", arriva magari a livello comunale come "acqua pesante". Non si può dire su un sistema così complesso "semplifico", soprattutto dall’organo centrale; primo perché il cittadino ha un’altra interfaccia, che è il Comune, poi perché è necessario tener conto di aspetti specifici in termini tecnici. Ad esempio la demolizione di un tramezzo potrebbe essere un’attività di edilizia libera, non lo è affatto se opero su un edificio in muratura portante dove dovrò considerare l’incidenza dell’intervento sul sistema strutturale.

E il cittadino che si rivolge al professionista come percepisce questa complessità? C’è il rischio che gli annunci creino false aspettative?
Direi aspettative disattese. Nella percezione del problema ci sono diverse tendenze: i cittadini che si rivolgono ai professionisti per essere "buoni cittadini", altri che prendono gli annunci come "oro colato" o che il problema non se lo pongono affatto. Il professionista non può che indicare la via tecnicamente più corretta e cautelativa anche sotto il profilo procedurale. La possibilità di ricorrere a semplificazioni c’è ma, per la complessità del panorama entro cui si opera, queste vanno bene solo in specifici casi.

Ritiene che sia possibile una semplificazione effettiva che armonizzi tutti questi aspetti?
Io auspico che ci possa essere una semplificazione in termini di maggior chiarezza e minor interpretabilità delle norme: a livello comunale un tema aperto in Consiglio è l’opportunità di intavolare un incontro con i professionisti di Pinerolo, affinché si evidenzino le incongruenze tra regolamenti e si possa promuovere la stesura di un Testo Unico, in sinergia con il PRG e, per quanto possibile, con altre normative di settore.

Da quanto emerge sembra che per una reale semplificazione ci sia ancora molto da fare.