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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2014


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere a... 

Lettera a... 
Gaddis, un gotico americano

 


di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.10 - Ottobre 2014

    Sembra mio nonno, o almeno come lo ricordo: lo sguardo severo di chi si imposta davanti al fotografo, per poi sciogliersi a foto finita in una smorfia di comico disgusto per la foto stessa; le rughe trasversali come incise non dal tempo ma dalla concezione del tempo di chi vive in esso e lo maledice ogni momento perso. Sono nati lo stesso 1922 ma le similitudini finiscono qua. Nella foto William Gaddis ha un paio di scarpe che quasi quasi indosserei anche io, veste gli abiti dell’intellettuale e sulle finestre alle sue spalle si riflette il controcampo di fronte a lui di un tipico giardino borghese americano.

Chi è stato Gaddis? Uno scrittore, uno di quegli scrittori capaci di scrivere una manciata di romanzi dalla portata devastante, essere ignorato dai contemporanei per vent’anni, riempirsi di livore ed integrarsi nel giornalismo e vincere il National Book Award nel 1975 con JR, romanzo profetico sull’alienazione dei capitali aleatori della tecnofinanza dove un bambino sgrammaticato e senza amici diventa un magnate di qualsiasi cosa riesca a mettere sopra le mani sudate, raggiungere una discreta fama con Gotico Americano, più accessibile romanzo contro le religioni istutuzionalizzate e poi scomparire nell’oblio.

Grazie alla biblioteca di Pinerolo sono riuscito a leggere l’introvabile primo romanzo (lancio un appello alla Mondadori: ristampate quel maledetto romanzo! 5, dico 5 edizioni di Dan Brown in un anno e neanche una di Gaddis!) "Le perizie", due volumi, oltre 1500 pagine, pubblicato nel 1955 ed esempio per tutta una serie di scrittori successivi, pur nella sua innegabile, devastante, oceanica, turbolenta e splendida difficoltà. Di getto dopo averlo finito ho scritto:

SBAM: La cosa migliore dell’estate, insieme al 7 a 1 della Germania. E come quella partita ha dimostrato ad appassionati di calcio e non che l’organizzazione sovrasta il genio perchè diventa essa stessa geniale, intrappolando una nazione nell’entropia della Disfatta, allo stesso modo Gaddis sfilaccia la Nazione del Romanzo e la infila con una ragnatela di passaggi di protagonisti, non si capisce più chi è attaccante, chi difensore chi portiere. L’arte, la riproduzione tecnica, la finzione della vita, della religione, dell’amore sono solo alcuni dei gol che rivedremo con la moviola della riflessione.

Ebbene, come nei romanzi di Gaddis, non ho un’idea precisa di dove voglia arrivare questa lettera. Non voglio essere originale perchè come dice Gaddis stesso: "L’originalità è un trucco di cui si serve la gente priva di talento per far colpo su altra gente senza talento, e per difendersi dalla gente di talento", ma voglio solamente dare dei consigli di lettura aldilà della solita fuffa che si vede in giro e aldilà delle trite letture scolastiche, perchè la complessità (una complessità imbevuta di cultura alta e bassa, di ironia e comicità, di straziante disperazione esistenziale e di citazionismo folle) di questi romanzi è una difficoltà redditizia, una fatica gratificante, al contrario di tutti gli altri sforzi che tocca fare giornalmente: abituati alla complessità l’esistenza talvolta è più semplice.