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Novembre2014

Dialogo tra generazioni

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Rileggendo Fabio Geda

Se la vita che salvi è la tua

di Valentina Scaringella

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.11 - Novembre 2014

   

Siete soddisfatti della vostra vita? Dove vi ha portato la strada che avete intrapreso? E lungo il percorso, vi siete mai persi? Per capirlo vi può aiutare il trentasettenne Andrea Luna, il professore precario di arte protagonista dell’ultimo romanzo di Fabio Geda, Se la vita che salvi è la tua edito da Einaudi.

A volte, per lasciare tutto e tutti e partire, si aspetta soltanto il giusto pretesto. Da addurre in primis a se stessi. Così Andrea, in crisi con la moglie, si dice che il suo a New York non sarà nulla di più di un breve soggiorno finalizzato alla visione di una mostra, ma finisce poi col perdersi – o col ritrovarsi – dentro un quadro del Met.

In cerca del personaggio in cui identificarsi, stringe nuovi legami. In un continuo passaggio da quella che è la prospettiva dei figli a quella che è la prospettiva dei padri. Perché questa è anche la storia di una genitorialità mancata e di una generazione a cui chi l’ha preceduta ha raccontato la bella favola di un indiscutibile futuro di prosperità e benessere.

Quando Andrea sembra aver infine raggiunto la sua meta, entra però di nuovo in gioco la vera protagonista di questo romanzo: l’inquietudine. Lo ritroviamo così in Italia, dove scopre che il mondo che aveva lasciato non era rimasto lì inerte ad aspettarlo.

Qui – come sempre altrove – gli viene tesa una mano. I personaggi di Geda ci appaiono infatti soli, ma di fatto non sono mai tali. Anche se per salvare la propria vita rischiano di spezzarne altre, per usare un’espressione di Renzo Sicco.

Andrea riesce così a rimettersi in viaggio, verso la sua vera casa. Quel soggiorno a New York, divenuto da breve lunghissimo, lo aveva però trasformato in un clandestino. Condizione che ne rendeva impossibile un secondo.

Per questo motivo lo seguiamo tra i polleros messicani, i trafficanti d’uomini in azione lungo la frontiera tra Messico e Stati Uniti. Vi pare strano? Sappiate allora che gli italiani clandestini all’estero sono più di 500 mila! L’autore si è pertanto ispirato a una triste realtà.

E Andrea riuscirà a sopravviverle? Troverà, questa volta, lì ad attenderlo ciò che aveva lasciato? A voi scoprirlo. Come il piacere dato dalla scorrevolezza del racconto e dal riuscire a reperire le tracce dei modelli letterari del romanzo: da quelle lasciate da Flannery O’Connor e da Luis Alberto Urrea a quelle impresse da Pirandello e da Omero, volontarie o involontarie che siano.

Io credo d’aver scovato quelle di un diverso Vitangelo Moscarda. Non è infatti l’esser centomila anziché uno a far sentire il protagonista nessuno, ma è l’esser uno e uno soltanto a metterlo in crisi. Andrea è uno in cerca dei tanti sé, del centomila! E la sua inquietudine è quella di chi cerca strade e identità altre. È quella di chi anela al mutamento. È quella che, almeno una volta, avrete forse provato anche voi. Se è così, che cosa aspettate a riviverla? E se non è così, perché non sperimentarla ora con Andrea Luna?