Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Novembre 2014


Dialogo tra generazioni
 
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 Parlar di storia

Cenni di storia pinerolese 
Per vie e per piazze


Palazzo degli Acaja, la storia di un abbandono 

di Nadia Fenoglio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.11 - Novembre

Uno dei cavalli di battaglia di Pinerolo Indialogo è sempre stato la valorizzazione del centro storico. E, come "principe" delle trascurate vestigia medievali della nostra città, il Palazzo degli Acaja meriterebbe certamente di più dell’attuale noncuranza di cui è oggetto.

Una targa apposta sulla facciata di Via al Castello, l’antica Via dei Doreri zeppa di botteghe artigiane e asse di collegamento principale tra il Piano e il Borgo, ma nulla di più. Chiuso, non visitabile. Eppure si tratta del simbolo dello splendore medievale di Pinerolo, pervenuto fortunatamente fino a noi (pensiamo invece alla Cittadella distrutta, prigione della celebrata Maschera di Ferro). Insomma, un appiglio identitario forte che una città a rischio d’anonimato come la nostra non dovrebbe dimenticare.

Ma andiamo con ordine: due cenni sulla storia. Il Palazzo dei Principi d’Acaja è con ogni probabilità l’unica ala sopravvissuta del ben più vasto Castello Nuovo, fatto erigere da Filippo I d’Acaja a partire dal 1318 come parlatoio o sala di udienza. Il salone al piano rialzato, con un bel loggiato nel cortile, conserva tracce di affreschi monocromi del XV secolo, di un certo interesse storico-artistico. Sono raffigurati episodi della vita di Amedeo IX il Beato, vissuto in epoca rinascimentale, che pare vi abbia soggiornato; imprese dei Cavalieri di Rodi, soldati sabaudi impegnati nelle crociate contro i Saraceni; l’entrata vittoriosa del duca Carlo I in Saluzzo; il leggendario eroe romano Marco Curzio di fronte al crepaccio ardente. Un piccolo patrimonio locale che richiederebbe un intervento di restauro immediato.

Ma il Palazzo era anche sede della corte, "vetrina" sul mondo. Durante il Medioevo queste mura ospitarono personaggi di notevole importanza, anche su scala europea. Le cronache conservano memoria dei cortei di imperatori, re e nobili di ogni rango che furono ricevuti alla corte degli Acaja. Tra di essi, è da ricordare, per fastosità, quello dell’imperatore di Bisanzio Andronico III Paleologo nel 1325, che qui soggiornò per prendere in sposa Giovanna di Savoia. Il Palazzo ospitò, inoltre, nel 1332 Giovanni I di Lussemburgo, re di Boemia; nel 1403 Teodoro II Paleologo; nel 1417 Lodovico, Conte palatino ed Elettore di Baviera. Per noi sono solo nomi, forse. Ma per l’epoca doveva trattarsi di personalità di grande rilievo (come se la Merkel soggiornasse a Pinerolo!).

Durante la prima dominazione francese, dal 1536 al 1574, il Palazzo fu incamerato dal Demanio, ma sembra che i principi d’Acaja siano potuti tornare a soggiornarvi durante le occasionali visite a Pinerolo, dopo il recupero dei propri domini a partire dal 1577.

Passò poi in proprietà alla famiglia Borsieri, ma venne presto acquistato, poco prima del 1683, dal Capitolo di San Donato per ospitarvi l’Ospedale nuovo, detto di San Giacomo. Nel 1801 l’Ospedale fu però trasferito nell’ex Collegio dei Gesuiti, contiguo all’odierna Chiesa di San Giuseppe. Infine, il Palazzo ospitò ancora l’Ospizio dei catecumeni valdesi fino al 1894, quando venne chiuso per mancanza di fondi. È oggi di proprietà del Comune di Pinerolo.

Sembra di leggere, tra le mura del Palazzo degli Acaja, la storia di un progressivo abbandono. Lanciamo quindi dal nostro giornale un nuovo appello: quanti giovani laureati in Tecnologie per la Conservazione e il Restauro o in Beni Culturali o in Storia dell’Arte vi potrebbero lavorare?