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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2014


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 20
Intervista a Giuseppe Quaglia

«La sostenibilità dovrebbe essere la premessa di ogni attività progettuale»

 

a cura di A D
Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.12 - Dicembre 2014

Per cominciare ci parli di sé e delle sue competenze in ambito universitario.
   Innanzi tutto voglio dire che provengo da una famiglia semplice, i miei genitori sono stati contadini e operai. Da loro ho imparato molto, ma soprattutto ad apprezzare il lavoro in tutte le sue forme. Saper lavorare anche manualmente produce una diversa e più completa esperienza di vita e fornisce elementi di comprensione e conoscenza importanti. A me piace curare orto e giardino, tagliare la legna da ardere, fare semplici mobili per la mia casa e mille altre attività. Racconto tutto ciò per far comprendere come lo stereotipo di professore universitario, dedito solo ad attività complesse di ricerca e didattica, non sia idoneo per tutti i casi.
La mia storia evidenzia che il nostro sistema d’istruzione pubblica, almeno fino ad ora, ha saputo combattere la cosiddetta "tirannide della culla", ossia il fatto che il destino di ogni uomo sia predeterminato semplicemente dalla famiglia di nascita.
Venendo alla mia storia professionale, mi sono laureato in ingegneria meccanica nel 1989, ho conseguito il dottorato di ricerca, ed in seguito ho avviato l’attività universitaria prima come ricercatore e poi come professore associato presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aereospaziale del Politecnico di Torino. Insegno Meccanica delle Macchine, nel corso di Laurea Triennale in Ingegneria Energetica (circa 180 studenti), e Meccanica delle Macchine Automatiche nel corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Meccanica (circa 70 studenti).

Abbiamo letto delle sue ricerche nel settore della robotica. Ce ne parla?
  
La mia attività di ricerca è partita nel campo della robotica, dell’automazione e della meccatronica. Ho realizzato robot mobili per compiti di servizio, vigilanza, manutenzione, attuatori pneumatici a basso consumo energetico, polsi per robot, meccanismi speciali. Mi sono dedicato anche molto alla ricerca applicata per le aziende, tra cui sospensioni per vetture e per treni ad alta velocità, dispositivi steer by wire, banchi prova, sistemi di automazione industriale.
Negli ultimi anni è cresciuta la mia attività in un nuovo ambito, quello delle "tecnologie appropriate". Dietro questa definizione rientra il concetto che scienza e tecnologia possono fornire soluzioni appropriate ad un contesto, per risolvere problemi importanti quali l’alimentazione, l’abitazione, l’accesso all’acqua, la salute, le condizioni di lavoro, l’istruzione.
Al Politecnico recentemente abbiamo organizzato un workshop, "Polito for the other 90%", occupandoci del problema che, appunto, circa il 90% della popolazione mondiale ha un accesso limitato od assente a prodotti e servizi che molti di noi ritengono garantiti. In altre parole la ricerca può essere dedicata allo sviluppo di tecnologie e innovazione dedicate allo sviluppo umano sostenibile. Quest’ultimo termine, "sostenibilità", dovrebbe essere infatti la premessa di ogni attività progettuale, ed è quindi centrale nei campi dell’ingegneria e dell’architettura. Le professioni di ingegnere ed architetto possono trasformare il nostro pianeta e la qualità della vita su di esso, e ciò deve condurre ad un profondo senso di responsabilità in chi assume queste professionalità, verso la società attuale e verso quelle future.

Politecnico vuol dire anche ricerca nel settore automobilistico per la Fiat, che è stata alla base dello sviluppo industriale del territorio. Qual è oggi la collaborazione tra Fiat e Politecnico?
  
Il rapporto è intenso. Recentemente è stata definita una proroga dell’Accordo Quadro tra Fiat e Politecnico al cui interno è definita anche una collaborazione specifica nel settore della formazione, della ricerca e dell’internazionalizzazione associati allo svolgimento del Corso di Studio in Ingegneria dell’Autoveicolo erogato dal Politecnico.

L’internazionalizzazione della Fiat porterà ancora qualche beneficio per il territorio o sarà sempre maggiore il distacco?
  
Credo che per un grande gruppo l’orizzonte globale sia oggi indispensabile. La sua presenza in Italia è un effetto e non una causa: se sapremo mantenere competenze tecniche di alto livello, qualità del lavoro e condizioni sociali ed economiche adeguate, certamente la presenza del gruppo permarrà.

Veniamo al Pinerolese. Che cosa le piace e che cosa la indigna?
  
Il nostro territorio ha moltissimi elementi positivi: l’ambiente naturale; la cultura contadina, con tutte le attività ad essa connesse; la presenza di attività industriali, spesso PMI, ma anche aziende di respiro internazionale; un tessuto sociale ancora a dimensione umana.
Per quanto riguarda gli elementi negativi, non trovo aspetti che mi indignino. Forse chi opera in questo territorio tende in parte a ripiegarsi su se stesso e non sempre si sente parte di un mondo globale, che insieme a molti problemi porta tanta ricchezza sia di opportunità che di cultura. I recenti anni di crisi sono stati anche un periodo di disfacimento dei valori etici, che però sono gli unici a garantire una serena e proficua interazione non solo tra gli uomini, ma anche tra le imprese e le istituzioni. La conflittualità è in crescita e temo anche la tendenza ad atteggiamenti "predatori".

Una cosa a suo parere essenziale per il suo rilancio?
   
Penso che sempre di più sia necessario non solo immaginare il futuro popolato di professioni ed iniziative tradizionali, ma saper inventare nuove attività, partendo dalle opportunità. Abbiamo un territorio ampio e bellissimo, con aree che si sono spopolate nel dopoguerra a fronte del richiamo della città. Abbiamo un bagaglio di conoscenze, competenze e cultura che non dobbiamo disperdere, ma che possiamo mettere al servizio del nostro territorio.
In questo ambito la tecnologia può fare molto: offrire nuovi strumenti (ad esempio al servizio dell’agricoltura e dell’industria), connettività (e con esse informazioni, azioni), qualità delle abitazioni, dispositivi per la salute e tanto altro.

A Pinerolo si parla tanto di smart city. Ci può dire qualcosa dal punto di vista della sua disciplina?
  
Il tema della città intelligente è fortemente indirizzato alla qualità della vita. Gli ambiti della mobilità, dell’efficienza energetica, della domotica, dei dispositivi per la salute, per la sicurezza e per far fronte all’invecchiamento della popolazione possono coinvolgere le mie discipline.

Università significa cultura e ricerca, ma anche giovani. Quale consiglio per i giovani del Pinerolese?
  
Questo tempo caratterizzato dalla precarietà mi pare abbia anche provocato talora rassegnazione e alcune volte inedia (bello a questo proposito il libro "Gli sdraiati" di M. Serra).
Auguro a tutti i giovani di mantenere invece l’energia, la voglia di gustare e costruirsi una vita ricca e originale.
Attraverso la cultura, sia in ambito tecnico che umanistico, si creano i presupposti per comprendere il presente e costruire il futuro.
Unico consiglio che mi permetto di dare è di ricercare dentro di sé i talenti, le qualità. Puntando su questi e coltivandoli attraverso una coerente formazione universitaria, con determinazione e impegno, si può costruire un’esistenza ricca di soddisfazioni.

Ogni tanto si sente parlare di "cervelli in fuga". Oggi un giovane ingegnere o laureato deve ancora puntare tutto sul posto di lavoro nel territorio o deve ragionare in termini globali?
  
L’orizzonte è globale, anche nel caso di un ingegnere che operi nel nostro territorio. Si possono coniugare esperienze all’estero, soprattutto in gioventù, e lo sviluppo successivo di attività lavorative nella nostra regione.