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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2014


Dialogo tra generazioni

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 Donne del pinerolese 



Graziella Bonansea

Insegnante e storica delle donne

di Sara Nosenzo  

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.12 Dicembre 2014

 

  Graziella Bonansea, scrittrice, storica, insegnante di lettere presso l’Istituto Michele Buniva di Pinerolo, ma anche ricercatrice all’università, è esperta del movimento femminista e della storia delle donne, comprese quelle coinvolte nell’emigrazione, fenomeno oggi importante e di cui ancora non si conosce l’evoluzione futura. Ha vissuto a Parigi e Firenze, ma le sue radici sono a Pinerolo.
Lei ha fatto molte ricerche sulle donne, si definirebbe una femminista?
Io nasco come ricercatrice e come tale mi sono ritrovata a studiare molti processi, ma in alcun modo mi definirei una femminista. Non voglio questo tipo di etichetta, io sono una storica. Ci tengo a dirlo perché, benché l’abbia attraversato e studiato come fenomeno, il femminismo non mi appartiene. Molte delle posizioni, che ho potuto capire stando all’interno, non mi corrispondevano. Mi sentivo troppo inquadrata, dentro dei vestiti che non erano i miei, per questo motivo non mi sento di poter avere questa etichetta. Nella storia dell’immaginario che per anni ho studiato, ho comunque potuto analizzare molti aspetti di questo fenomeno. Questo periodo, anche se ha fatto molto rumore, è solo un aspetto della storia delle donne di cui mi sono occupata.

Cosa è rimasto di questo movimento femminista oggi?
La questione di mettere al centro anche le giovani donne, un tramandare a loro per dare valore. Un passaggio dalle donne del passato a quelle del futuro. Le donne di oggi, però, non sono più consapevoli di quelle che le hanno precedute, forse perché quei gruppi di pensiero erano troppo autoreferenziali. Mancavano dell’elemento essenziale dell’incontro: nel trovarsi e confrontarsi con altre persone si perde qualcosa di noi per far spazio a qualcosa di nuovo.

Lei ha studiato anche il tema dell’emigrazione, ce ne parla?
Le cause del fenomeno sono molteplici, le più forti sono quelle che spingono dei genitori a cercare una vita migliore per i figli. La sopravvivenza è la ragione di fondo. Se parliamo della Romania, ad esempio, le donne lasciano i figli soli, nella terra di origine, mentre loro cercano fortuna da altre parti sperando di trasferire la famiglia. In altri casi abbiamo regimi politici oppressivi e quindi situazioni che spingono a un trasferimento.

Il rapporto tra generazioni, i giovani di ieri e di oggi, quali differenze vede?
La solitudine è un elemento comune: la mia generazione ha cercato di separarsi molto dalla precedente, dai genitori, di cui ci si vergognava molto. C’era l’idea che si dovesse rompere la tradizione. I giovani di oggi invece hanno un utilizzo dei linguaggi e dei codici, attraverso la tecnologia, che portano ugualmente alla solitudine.

Un giudizio sulla nostra città di Pinerolo?
È una città dai molti volti in una realtà in declino dovuta anche alla crisi che colpisce tutti. È una città che amo molto anche se ci sono molti gruppi culturali abbastanza chiusi. Benché abbia vissuto da altre parti sono sempre tornata qui, dove ci sono le mie radici e dove ho coltivato molte relazioni. Pinerolo ha un rapporto centro-periferia che altrove non puoi più vivere, non ci si sente isolati, come mi capitava a Parigi, per esempio. Purtroppo però c’è un forte provincialismo e una buona dose di presunzione dovuta a uno zoccolo di potere socioculturale che si è ramificato in città in maniera molto chiusa e ormai permanente. Ogni gruppo si autocelebra in un certo senso, ma per fortuna l’ideologia si è smorzata così da poter far presagire un maggiore confronto, di tipo aperto. In questo nostro territorio mi piacerebbe mettere insieme le generazioni, le culture e i generi, per confrontarsi e trovarsi.