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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2014


Dialogo tra generazioni
 
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 Parlar di storia

Cenni di storia pinerolese 

La pietra di Luserna in un racconto dell''800 


di Nadia Fenoglio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.12 - Dicembre

La Mole, certo, tutti ce l’abbiamo ben presente. Ma pochi forse hanno riconosciuto nella copertura a lose progettata per il monumento dall’architetto Antonelli la Pietra di Luserna, "gioiello della terra" che ha fatto la fortuna delle Valli Pellice e Po, dove sono situate le cave dalle quali la pietra è estratta. Roccia metamorfica di antico impiego, la sua lavorazione è documentata dalla metà del XVII secolo e viene oggi estratta nelle cave presenti a Luserna San Giovanni (da cui prende il nome), Rorà, Bagnolo Piemonte e Barge.

Della Pietra di Luserna, oggi diffusa a livello nazionale ed internazionale, e della sua estrazione in Val Pellice si parla nel libro "Nelle Alpi Cozie. Gite e ricordi di un bisnonno" di Amedeo Bert. Occorre, però, tornare con l’immaginazione agli anni ´80 dell’Ottocento, quando Bert, pastore valdese di Torre Pellice che grande parte ebbe nella fondazione del Tempio di Torino e in varie altre opere valdesi, scrisse queste memorie.

Già all’epoca l’attività di estrazione era di capitale importanza: a Luserna, Bert non vede altro che «lastre e lastre, e sempre lastre» condotte giù dalle montagne da pesanti carri verso la «stazione ferroviaria di Pinerolo, [e]per più lontana destinazione». Le pietriere di Luserna, ossia le cave di pietra situate, in particolare, in località Mugniva, sono collocate «per un cammino riservato ai soli carrettieri di quelle cave, e per l’esclusivo uso del quale, essi pagano al Comune di Luserna San Giovanni che lo fe’ costrurre, un piccolo canone». Oltre a questa entrata, il Comune riscuoteva anche dagli imprenditori il fitto delle pietriere, riuscendo a raggruzzolare così una somma considerevole.

Ai lavori partecipano gli abitanti del vicinato, «in genere, gente povera e boscheresca» che vive in montagna sotto l’antico regime delle terre concesse in arretraggio (cioè appezzamenti ceduti dal Comune a famiglie a basso reddito, in cambio di un affitto simbolico, e poi trasmessi di padre in figlio). Agli «arretraggisti» in genere compete il lavoro di scavo dei blocchi di pietre nelle cave; gli «slittisti», invece, conducono le lastre di pietra su robuste slitte dalle cave al luogo di deposito dei blocchi estratti, dove li attendono carri e muli per condurre il materiale in paese. E, ancora, salendo per quei sentieri, avremmo incontrato «brigate di scalpellini» che, inerpicati sulle pareti di roccia, legati con corde più o meno resistenti misurano le pietre e delineano la superficie della lastra da ricavare «a furia di martelli». Ma l’attento occhio di Bert non dimentica la presenza, su quelle montagne, di «orbi, monchi, zoppi o monocchi, i quali furono vittime del lavoro, nelle grandi battaglie che dannosi tuttodì, in quelle cave».

Un’industria di rilevanza storica per un territorio - il Pinerolese e la Val Pellice stessa - che sta subendo oggi tante privazioni. E pensare che la Pietra di Luserna è usata per costruzioni negli Stati Uniti, in Canada, in Thailandia, in Giappone…