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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2014

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


Continua la stagione teatrale del Sociale 2014/15

Le risate con Beatles Submarine

di Sara Nosenzo

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.12 - Dicembre 2014

 Quando si presenta uno spettacolo sui Beatles si rischia di essere fraintesi, di deludere le aspettative del pubblico e di incappare nelle critiche più feroci. Come si possono rappresentare i Fab Four in modo efficace e divertente? Sorprendendo e strappando risate? Facendo cantare le canzoni che molti portano nel cuore e nel proprio smartphone? Semplicemente come hanno fatto la Banda Osiris e Neri Marcorè, con sincerità, pazzia, bravura e grande rispetto. Giorgio Gallione, testi e regia, dirige magistralmente cinque artisti, permettendo ad ognuno di avere il proprio spazio.
  

La Banda Osiris, formata da quattro membri, Carlo Macrì, Gianluigi Carlone, Roberto Carlone, Sandro Berti, dimostra eccelse doti comiche. Rimangono impresse le smorfie e le movenze da creature preistoriche che per prime calcano il palcoscenico inscenando il mito della creazione. Queste creature saranno il filo logico che permetterà agli attori di collegarsi alla genesi della storia dei Beatles. I tre personaggi, dotati di corna, antenne o corazze, si inseguono sul palco frenetici, mimando con la loro foga il ritmo scoppiettante di una vita che inizia in un mondo altrimenti desolato. A questi quattro indiscutibili talenti si affianca Neri Marcorè che presta il suo volto a personaggi di spicco, primo fra tutti Dio, chiamato Imperatore dal fabbricante di animali Zoo, interpretato dall’ultimo del quartetto. Sarà quest’ultimo a creare con cura maniacale gli scarafaggi da cui, con un gioco di parole, nascerà il nome della band inglese. Il nome, gli anni che si susseguono, la nascita di alcune particolari canzoni e la città-sfondo Liverpool sono i temi affrontati in questo spettacolo, alternando sketch irriverenti a sentite interpretazioni canore accompagnate come sempre da strumenti suonati dal vivo.

A completare il quadro della scena vi è uno sfondo su cui vengono proiettati video squisitamente Fab Four Style, psichedelici e immersivi. I colori e le forme bidimensionali accompagnano la messinscena ben riuscita, creando un gioco di luci con le giacche paiettate degli interpreti, cambiate ad ogni esecuzione musicale. Lo stesso Neri Marcorè esegue alcuni pezzi alla chitarra e canta con lo stesso savoir faire che dimostra nella classica interpretazione attoriale.

Benché tutti e cinque gli interpreti fossero microfonati, in due canzoni il suono della voce veniva parzialmente coperto dal suono della batteria, percossa seguendo lo stile di Ringo Star. Tale spiacevole imprecisione, trascurabile per la riuscita dello spettacolo, viene dimenticata grazie all’inserimento nel canovaccio di alcune scelte di narrazione, quali l’identità di Lucy, una bambina a cui John scriveva, come un’amica di penna, dei sogni e delle cose impossibili a cui si poteva pensare ogni giorno, a cui viene dedicata la canzone celeberrima Lucy in the sky with diamonds; poi l’efficace interpretazione di Marcorè di Mark Chapman, l’assassino sociopatico e mentalmente instabile di John Lennon; fino all’inaspettata favola dark di una Cappuccetto, adesso, Nero sboccata e cocainomane, raccontata sempre da Neri Marcorè come un’effettiva fiaba per bambini… vietata ai minori.

Uno spettacolo divertente, curato e amato dagli interpreti quanto dal pubblico. Un tripudio di applausi e risate di pancia.