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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2014


Dialogo tra generazioni

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Docenti universitari pinerolesi / 12
Intervista a Bruno De Benedetti

"Il Pinerolese non è diverso da molte altre realtà: ormai la competizione è globale e solo chi si ritaglia un ruolo con competenze di eccellenza riesce a prosperare"

 

a cura di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.1 - Gennaio 2014

Per cominciare ci parli di sè, del suo lavoro e delle sue competenze in ambito universitario.
Nella mia lunga vita al Politecnico ho intrapreso tante strade per seguire un unico filo conduttore: fare qualsiasi esperienza che mi arricchisse professionalmente. Così dopo la laurea in ingegneria chimica ho iniziato il mio percorso come metallurgista in campo scientifico, ma nel contempo non mi sono risparmiato per fare attività nel campo produttivo come consulente, Fra l’altro ho avuto l’occasione di eseguire molte perizie in campo giudiziario. Negli anni ‘90 un altro cambiamento importante che mi ha dato molto: entrare nel circuito dei progetti di ricerca europei che mi hanno aperto alla conoscenza delle più varie realtà nel mondo. Per spirito di servizio ho assunto la carica di Direttore del Dipartimento di Scienza dei Materiali e poco dopo sono entrato a far parte del Consiglio di Amministrazione del Politecnico per la gestione del Bilancio. Otto anni intensi di lavoro gestionale non privi di grandi sfide. Così sono arrivato alla parte finale del mio percorso lavorativo, ritornando alla ricerca per coltivare il capitale più importante: contribuire a valorizzare dei giovani talenti.

Il suo corso tratta delle principali tecnologie di riciclo dei materiali. C’è in questo campo un progresso nella sensibilità delle persone e delle imprese?
In effetti utilizzo da molti anni una tecnica di valutazione dei materiali che viene definita Analisi di Ciclo di Vita. In questo modo è possibile tramite degli indicatori trovare le tecniche che minimizzano l’impatto sull’ambiente. Viene così smitizzato il concetto di riciclaggio ad ogni costo sostituendolo con quello di riciclaggio consapevole. Un piccolo esempio: se per produrre un materiale partendo da materiali a fine vita devo spendere molta più energia di quella richiesta da materie prime vergini, è meglio la seconda strada.

Intorno ai rifiuti vi sono scandali, mafia, affari, inquinamento, lotte politiche... Oltre alla prevenzione di queste degenerazioni, qual è il modo migliore di trattarli?
Ho iniziato questa attività perché molte leghe metalliche si producono con grandi vantaggi partendo da "rottami". In assoluto in cima alla classifica della convenienza vi sono le leghe di alluminio, ma gli acciai non sono certo da meno. Tutto questo è evidenziato in modo chiarissimo dall’analisi di ciclo di vita.
La tecnologia in questi casi sa dare risposte corrette, le deviazioni sono responsabilità di chi opera per il proprio profitto senza etica.

Il riciclo può essere anche fonte di business e di nuove imprenditorialità?
E’ un settore in grande sviluppo, purtroppo con tanti ostacoli burocratici per chi vuole lavorare seriamente. Così si aprono ampie possibilità a chi vuole speculare contando sulla scarsa capacità di chi dovrebbe operare i controlli. Un esempio per tutti il caso della Terra dei Fuochi, diventato un caso televisivo, in opposizione a un
caso poco noto a livello nazionale come gli eccellenti impianti di trattamento dei rifiuti nel Pinerolese.

Nei suoi incarichi didattici si legge che lei spazia come docente in molti corsi di Laurea.
In effetti per moltissimi anni mi sono limitato ad insegnare la Metallurgia per gli Ingegneri dei Materiali. Solo recentemente ho intrapreso la sfida di fare un corso per tutti gli studenti di ingegneria in cui la platea che segue le lezioni di Tecnica ed impatto del riciclaggio dei Materiali può approfondire gli argomenti di cui alle risposte precedenti. Riuscire a coinvolgere ragazzi di formazione molto diversa è stata veramente una grande soddisfazione.

La laurea in ingegneria ha ancora buone possibilità di sbocchi lavorativi anche in questo periodo di crisi? Qual è la specializzazione più richiesta?
Chi segue i corsi dei Politecnici normalmente trova uno sbocco lavorativo nel primo anno dopo la laurea in circa l’80% dei casi. Non credo che la specializzazione sia determinante. Oltre alla carriera scolastica sempre più contano altri aspetti: la capacità di relazione, la determinazione sul lavoro, la curiosità tecnica e non ultimo l’adattabilità a lavorare in un contesto globalizzato

Veniamo al Pinerolese, questo nostro territorio di cui si parla sovente in termini negativi. Lei come lo vede? Quali sono a suo parere le potenzialità non valorizzate e sulle quali puntare?
Il Pinerolese non è diverso da molte altre realtà: ormai la competizione è globale e solo chi si ritaglia un ruolo con competenze di eccellenza riesce a prosperare. E’ inutile sfidare i paesi emergenti, tipo Est Europeo, Corea, Brasile, Vietnam sul terreno di prodotti tecnologicamente poveri (ad esempio il settore tessile per prodotti di massa). Come vedete non cito la Cina che in pochi anni è entrata a far parte dei grandi Paesi industrializzati. Il segreto della Cina è forse poco noto: sono riusciti a richiamare dall’estero moltissimi ricercatori investendo enormi quantità di fondi nell’Università e non solo. Ad esempio al Politecnico la più grande comunità di studenti stranieri viene dalla Cina, in pratica stiamo allevando i nostri concorrenti del futuro... proprio quelli che avranno più capacità ad operare nel contesto globale.

E la città di Pinerolo? Una cosa che le piace e una che la indigna?
Prima di tutto la qualità della vita che offre il Pinerolese grazie ad una antica tradizione di civiltà. Non sono abituato ad indignarmi, ma vorrei che sapessimo comunicare meglio, evitando di sprecare le grandi occasioni. Gli investimenti nelle valli olimpiche sono il caso negativo che mi viene da citare.

Queste interviste sono nate per dare visibilità ai docenti universitari del Pinerolese (più di quaranta), ma anche per cogliere qualche idea o spunto per questo territorio in declino. Che contributo potrebbe dare questa forza culturale? Ha qualche proposta?
Credo che determinante sia mettere a punto strategie efficaci di comunicazione e sostituire la parola declino con la parola necessità di cambiamento.

I giovani ingegneri pinerolesi che si laureano anche con il contributo dei suoi corsi hanno possibilità di sbocco lavorativo nel pinerolese o devono necessariamente spaziare su un territorio più ampio o addirittura a livello mondiale?
Anche se il prezzo umano è molto alto (difficoltà di creare una famiglia "tradizionale") credo che sia finito il tempo delle occasioni nel breve raggio di un piccolo territorio. Quindi se si desidera rimanere nel Pinerolese è molto meglio seguire altri percorsi (ad esempio nel produrre cibi di filiera alta), mentre l’ingegnere deve solo più fare i conti con il mondo. Certamente un discorso a parte lo merita il telelavoro che peraltro non mi pare stia decollando come meriterebbe.

Una domanda anche sul volontariato, di cui lei si è occupato per un po’ di tempo. Almeno da questo punto di vista possiamo dire che il Pinerolese non è in decadenza, o no?
Toccate un punto a cui sono molto sensibile. Nessuno può essere felice se gli altri non lo sono. Quindi dare un contributo nel volontariato, per quanto ci è possibile, è assolutamente necessario. Ovviamente è un campo di attività in cui dovrebbero dare un contributo coloro che sono arrivati a soddisfare le necessità primarie e quindi hanno tempo e risorse da dedicare al prossimo. In questo senso credo che il Pinerolese sia veramente un’eccellenza. Anche per questo si adatta così bene alle mie esigenze!