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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2014


Dialogo tra generazioni


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 Non ci restano che le storie... 

 

 


Storia di immigrazione e di integrazione 

Mostafa, da extracomunitario a cittadino pinerolese 

 di Antonio Denanni

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.2 -Febbraio 2014

 

   Mostafa K. è il giovane marocchino che in molti hanno incontrato al monastero della Visitazione come ospite e come tuttofare, che le suore hanno adottato quasi come un figlio e venendo considerate da lui come la sua famiglia italiana. Lo abbiamo incontrato per sentire la sua storia di immigrato.

Per incominciare, ci racconti di te, della tua terra, della tua provenienza?
Provengo da una famiglia di 9 persone: papà, mamma e 7 figli, 2 maschi e 5 femmine, tutti laureati. Io sono il più giovane e ho fatto solo le superiori, specializzandomi come tornitore. Nel mio paese, Mohammedia, lavoravo insieme a mio padre in una ditta di import-export, poi improvvisamente quando l’azienda è fallita ci siamo trovati in famiglia senza un reddito e così ho deciso di emigrare alla ricerca di lavoro. Dapprima ho tentato la via legale, ma di fronte alle difficoltà burocratiche mi sono arreso e ho ripiegato su quella clandestina.

Da quanti anni sei in Italia e come sei giunto a Pinerolo?
Sono partito dal Marocco all’età di 19 anni e sono in Italia ormai da 10 anni. A Pinerolo sono giunto per caso, a forza di girovagare per l’Italia a vendere oggettistica di vario genere come di solito fanno gli extracomunitari per vivere. All’inizio ho dormito in macchina, ho fatto dei lavoretti a giornata e in questo periodo sono stato anche fermato più volte dalla polizia per mancanza di documenti.

E poi hai conosciuto le suore della Visitazione. Come è successo?
La prima volta sono andato in cerca di aiuto per le mie necessità di sostentamento. Ho parlato con la madre, si è informata della mia situazione e praticamente è nata una simpatia a prima vista: insieme a tutta la comunità si sono prese cura di me. Mi hanno dato anche un alloggetto nella foresteria, io in cambio facevo dei lavoretti di manutenzione. Nel frattempo tramite loro ho conosciuto tante persone, anche titolari di imprese edili, che mi hanno dato occasione di avere un lavoro stabile e di imparare anche questo mestiere. Le suore della Visitazione sono diventate praticamente la mia seconda famiglia, mi vogliono molto bene e io ne voglio loro altrettanto. Da loro sono stato per cinque anni, poi per via del reddito da lavoro ho potuto prendere in affitto una casa mia.

Cosa ti manca del Marocco?
Naturalmente la famiglia, i parenti e gli amici. In Marocco sono già tornato quattro volte. Però per ora per via del lavoro la famiglia voglio crearla qua, anche se il futuro è aperto a tutte le possibilità.

Ci racconti un po’ più nel dettaglio il tuo viaggio di arrivo in barcone?
E’ stata un’avventura dove ho rischiato più volte di morire. E’ incominciato tutto tre mesi prima dell’imbarco con la partenza in aereo con un altro mio amico fino in Libia. Per due mesi siamo rimasti chiusi in un edificio al buio, di nascosto, con poco cibo, poca acqua. Era il punto di raccolta dove arrivavano altre persone da tutta l’Africa. Quando si è raggiunto il numero sufficiente di persone che volevano emigrare siamo stati portati in camion su una barca di notte e siamo partiti per l’Italia: il viaggio è durato circa 30 ore. Vi lascio immaginare le condizioni igieniche di 170 persone ammassate in una barca neanche tanto grande, che ha rischiato più volte di rovesciarsi. Siamo arrivati a Lampedusa, qui siamo stati alcuni giorni e poi ci hanno spostati in un centro di accoglienza di Crotone. Da qui in diverse persone siamo scappati e qui di nuovo ho rischiato di morire perché con il mio amico di fuga ci siamo persi sui monti della Sila. Però come puoi vedere siamo riusciti a sopravvivere.

Quando vedi in televisione l’arrivo via mare di tanti connazionali che cosa pensi?
Vedo in loro quello che ho passato io e capisco la loro sofferenza.

A parte le suore come sei stato accolto dagli italiani? Sono razzisti?
No, non lo sono. Se uno si comporta bene è accolto bene. Ho fatto amicizia con tanti italiani, soprattutto per merito delle suore della Visitazione che hanno creduto in me e mi hanno aperto molte porte, facendomi conoscere anche persone importanti.

Qual è la differenza maggiore tra l’Italia e il Marocco?
Prima di tutto il clima. Io provengo da una zona di mare dove fa caldo. Poi la cultura, quella araba è più espansiva rispetto a quella italiana, soprattutto piemontese, qui si è più riservati. Però quando ti conoscono ti invitano anche in casa.

Come ti trovi a Pinerolo? Una cosa che ti piace e una invece che non ti piace.
Di Pinerolo mi piace soprattutto la sua storia. Qui mi trovo bene perche c’è un ampio movimento di persone, come nella mia città. Ciò che non mi piace sono le strade rovinate.

Come ti mantieni per vivere? Hai una professione?
Innanzitutto ci tengo a dire che sono in regola con tutti i documenti. Faccio il muratore dipendente e poi faccio dei lavoretti in giro per persone che conosco, anche qui in regola in quanto sono titolare di partita iva.