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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2014


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 13
Intervista ad Alessandro Barbero

"La decadenza è solo economica, non è umana e civile. Il nostro pensiero è interamente dominato dall'economia"

 

a cura di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.2 - Febbraio 2014

Alessandro Barbero, celebre storico medievalista e scrittore di successo è sicuramente tra i docenti universitari del Pinerolese il più noto. Professore di Storia Medievale all’Università del Piemonte Orientale, è il tredicesimo docente universitario che intervistiamo.

Lei ha pubblicato da poco il suo ultimo libro. Ci racconta di cosa parla?

Il mio ultimo libro, Donne madonne mercanti e cavalieri, nasce dalle sei conferenze che ho tenuto nel 2011 e 2012 al Festival della Mente di Sarzana. Lì mi chiedono di fare per ogni edizione tre conferenze, che debbono essere collegate fra loro, un piccolo ciclo insomma. A un certo punto ho pensato di presentare tre personaggi del Medioevo che hanno scritto libro straordinari e che io amo fin da quando ero studente: fra Salimbene da Parma, Dino Compagni, e il biografo di san Luigi, Joinville. Alla fine una signora mi ha detto: professore, benissimo, ma perchè solo uomini? Io ho promesso di fare tre donne l’anno dopo, ed è stato così: Caterina da Siena, Christine de Pizan, Giovanna d’Arco. Il libro raccoglie questi sei profili, tre uomini e tre donne vissuti nel Medioevo e raccontati con le loro parole, sei finestre aperte su quell’epoca straordinaria.

Oltre che scrivere e insegnare, lei va in televisione nel programma di Piero Angela Superquark. Quanto conta oggi la Tv nel successo personale?

Se per successo intendiamo la notorietà, conta molto. Io credo che il mio successo sia anche di essere riconosciuto come un interlocutore interessante dai miei colleghi, gli storici, e lì per fortuna la Tv non conta niente. E si può avere successo come autore di libri di storia destinati al grande pubblico e come romanziere anche a prescindere dalla presenza in Tv. Ma se associamo il successo al fatto di essere conosciuto e riconosciuto, di avere persone ovunque nel paese che mi conoscono e mi seguono, be’, lì la Tv è importante.

Lei è uno studioso dei cosiddetti "secoli bui". Erano proprio così bui? Quanto c’è di vero e di pregiudizio?

Ma non erano bui affatto – non più, voglio dire, di qualunque altra epoca prima della rivoluzione industriale. Chi viveva allora era vecchio a cinquant’anni, le donne morivano di parto, non si sapevano curare le malattie, la violenza era diffusa. Tutti gli uomini sono vissuti in un mondo così, dai Sumeri attraverso l’Atene di Socrate e la Roma di Augusto e poi il Medioevo e il Rinascimento e l’Illuminismo - ecco, lì, coll’Illuminismo e poi la rivoluzione scientifica e industriale, le cose hanno cominciato a cambiare. Ma prima no: e che il Medioevo fosse più oscuro è un pregiudizio e nient’altro.

Come sta il mondo oggi rispetto ad allora?

Molto meglio! Non si muore più di fame in Europa, e nemmeno in Cina e in India - anche se l’idea che ridistribuire la ricchezza è un obbligo e non solo un frutto della carità individuale, non è ancora passata del tutto - . Abbiamo tecnologie meravigliose e negli ultimi sessant’anni siamo perfino riusciti a usarle per vivere meglio anzichè per ammazzarci. L’unica cosa desolante è che, con tutto questo, non siamo diventati più intelligenti rispetto alla gente dell’Antichità o del Medioevo, neanche un po’.

Oggi il mondo chiede più ricette per risolvere i problemi o più valori?

A livello consapevole, più ricette. La richiesta di valori mi sembra prevalentemente inconscia - non parlo del fatto che vorremmo che i politici non rubassero, quello dovrebbe essere il minimo, ma del bisogno di una rifondazione integrale del sistema dei valori. E’ inconscia, ma c’è. Vedi l’entusiasmo a priori per papa Francesco, che catalizza questo bisogno di valori che si esprime in modo per lo più acritico e inconsapevole.

Veniamo ora al Pinerolese. Lei, torinese di nascita, come trova questa nostra città? Che cosa le piace e che cosa la indigna?

Io ho allevato un figlio a Pinerolo e trovo che la dimensione della piccola città è bellissima per i bambini e i ragazzi. Mio figlio adesso vive a Londra e non ho l’impressione che aver trascorso i primi vent’anni a Pinerolo lo abbia reso meno adatto ad affrontare la sfida, anzi: gli ha dato sicurezza e padronanza del mondo. Ho anche apprezzato molto la presenza così vicina del mondo valdese - una minoranza agguerrita alza il livello medio della convivenza civile e del dibattito intellettuale, e costringe anche gli altri ad adeguarsi se non vogliono soccombere.

Nel Pinerolese abitano più di 40 docenti universitari. Che contributo potrebbero dare per questo territorio in decadenza?

La decadenza è solo economica, non è umana nè civile. I professori universitari sono come tutti gli altri, possono agire nel loro campo: nel loro caso, farsi vedere, intervenire ai dibattiti, è particolarmente importante, perchè sono o dovrebbero essere più allenati a farlo. Però è bene che siamo consapevoli che il nostro mondo e il nostro pensiero sono interamente dominati dall’economia, ed è solo all’economia che pensiamo quando parliamo di crescita o di decadenza. Ecco qualcosa che ai nostri antenati sarebbe sembrato molto bizzarro!

Qual è una risorsa potenziale di Pinerolo che a suo parere non è sfruttata abbastanza e potrebbe esserlo?

La tradizione dolciaria di Pinerolo è sbalorditiva. E non si chiama solo Galup: a Pinerolo ci sono almeno tre pasticcerie migliori di qualunque pasticceria di Roma o di Milano.

Fino a qualche tempo fa si è parlato di Pinerolo come "città della cavalleria", oggi qualcuno parla anche di "città degli Acaja". Quale preferisce? Quale sarebbe secondo lei quello più appropriato?

Non so quanti sappiano, in Italia e nel mondo, chi erano gli Acaia! Fra i due, meglio la cavalleria. Ma se si tratta di uno slogan da lanciare nel mondo, accettando che come tutti gli slogan appiattisca una realtà ben altrimenti complessa, confesso che sarei incerto fra "città della Maschera di Ferro" - giacchè la leggenda è conosciuta ovunque - e "città dei dolci" - vedi sopra!

Concludiamo con i giovani, fascia di età a cui appartengono quasi tutti i redattori di questo giornale. Devono progettare il loro futuro guardando al territorio o è ormai indispensabile ragionare in termini globali?

E’ indispensabile; il che non significa che uno debba sradicarsi. Appartenere a un luogo, a una famiglia, a degli amici, a una scuola, a dei ricordi, è importante. E’ quello che ti permette di muoverti con successo, poi, in termini globali. Una volta si diceva: bisogna pensare in termini globali, e agire in termini locali. Di recente ho sentito Oscar Farinetti, il creatore di Eataly, dire proprio il contrario: bisogna pensare in termini locali, e agire in termini globali. E aveva ragione!