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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2014

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


Lettera a Maurizio

Siamo rimasti di sale... Risali!

di Renato Storero

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.2 - Febbraio 2014

 
Certamente tu possiedi una brillante e sottile capacità di comunicazione, ti va dato atto senza riserve, non priva di una robusta cultura.
Il tuo ultimo intervento " Noi ci credevamo " ha lasciato nel sottoscritto, che si sente comunque coinvolto, una forte e inattesa perplessità.
Ciò che dici emerge al plurale, senza aver consultato i compagni del "FUORI DI TEATRO " che ti sono sempre stati a fianco.
Si tratta evidentemente di una tua opinione personale, una sorta di "de profundis", un abbandono?
Come altri dei tuoi amici, siamo rimasti... di sale!
Hai prodotto alcuni testi, rappresentati con manifesto successo; forse dietro questa vicenda si nasconde la presunzione di aver esaurito l'ispirazione e di essere insostituibile......? Ti conosco bene e non ci credo.
Pensavi forse che la Compagnia da te egregiamente diretta, ascendesse a livelli professionali?
Ho sempre creduto in questo gruppo.... La professionalità richiederebbe l'abbandono di ogni altro interesse primario. Nessuno ha mai pensato a tanto !
Era ed è un esercizio di cultura attraverso la dizione, la gestualità, la sceneggiatura, la scenografia; molte cose che dovrebbero accompagnare un autentico impegno professionale.
Illusione di poter uscire nel grande teatro...? Ma questo era un valore aggiunto, un arricchimento personale e di gruppo.
Immagino che ti abbia assalito una certa depressione. Questa città che spesso presume di essere ciò che non è, ha necessità di questa nuova vitalità teatrale; non inventarti dei "mea culpa ". Hai ragione di pensare a nuovi testi, a nuovi linguaggi. L'ambiente tutto, quello del nostro paese è così in discesa..... Voi, io con voi, dobbiamo bloccare questa caduta e tentare di risalire; se anche la cultura si dilegua, l'orizzonte diventa cupo, preda di una nebbia sempre più fitta.
Caro Maurizio, fermati e risali la china eventuale, senza pensare a Beckett ed ai suoi epiloghi senza speranza.
Ti abbraccio!    Renato Storero