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Pinerolo Indialogo

Marzo 2014


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 14
Intervista a Giovanni Pons

"La realtà del territorio pinerolese è in una situazione di stallo"

 

a cura di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.3 - Marzo 2014

Ci parla di sé e della sua disciplina d’insegnamento?
Sono nato a Luserna San Giovanni, nel 1943, ma ho vissuto a Torino, dove ho compiuto tutti gli studi fino a conseguire la Laurea in Scienze Biologiche. Assolti gli obblighi di leva, entrai all’Università di Torino con borsa di studio, dopo alcuni anni fui assunto come tecnico, poi divenni Assistente e infine Professore associato nella Disciplina di Istologia e Embriologia, Facoltà di Scienze MFN, Corso di Laurea in Scienze Biologiche, con incarico d’insegnamento in Citologia. Nel frattempo mi ero sposato e diventato padre di due figli. Nell’81 ci trasferimmo a Pinerolo, cittadina tranquilla e accogliente, alle porte delle amate Valli alpine. Nel ‘92 scelsi di trasferire la mia cattedra di insegnamento alla neonata Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro"sede di Alessandria, nella quale condussi la mia ricerca e ricoprii gli insegnamenti di Istologia e Embriologia (poi Biologia cellulare), Anatomia comparata, Anatomia umana, Anatomia microscopica, Citochimica, Laboratori sperimentali del Corso di laurea in Biologia. Nella nuova Università orientai le mie ricerche al settore del monitoraggio ambientale, in sostanza utilizzando le tecniche istologiche e citochimiche, microscopiche e ultramicroscopiche, per la messa a punto di test biologici per il controllo ambientale. Cito, come esempio di applicazione, il monitoraggio biologico condotto dal Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Vita dell’Università, nell’ambito della bonifica del sito dell’ACNA di Cengio. Al compimento del 65° anno di età decisi di ritirarmi, lasciando posto ai più giovani.

Che cosa ha da dire la sua disciplina sulle problematiche dell’uomo contemporaneo?
Credo che l’umanità contemporanea abbia di fronte a sé molti, e gravi, problemi, fra questi sanità, alimentazione, inquinamento, conser-vazione dell’ambiente. Prendendo la Biologia cellulare come disciplina di riferimento più ampia, essa copre ruoli importanti e, direi, essenziali: nei settori della ricerca pura e applicata: come funzionano i milioni di cellule diverse animali e vegetali, come si può intervenire per correggere o migliorare il loro funzionamento; nel settore del controllo dei prodotti alimentari e del monitoraggio ambientale, essenziali per la salvaguardia della salute e dell’ambiente. In stretta collaborazione con la Genetica, la Microbiologia, la Chimica biologica, la Fisiologia e con altre discipline dell’area dell’Informatica, della Medicina, della Farmacia, della Fisica, della Chimica e anche dell’Ingegneria, non si può non ricordare lo sviluppo che ha avuto il settore delle Biotecnologie, oggi utilizzate nei più svariati ambiti e oggetto della ricerca più avanzata.

La sua disciplina ha anche a che fare come la biologia con le tecnologie e quindi con tutti i problemi etici che ne derivano?
Certamente quando si entra nel campo dei meccanismi molecolari e cellulari, nel controllo delle funzioni e dello sviluppo, credo che non si possa evitare di affrontare anche i problemi di ordine etico. Negli ultimi anni si è andata affermando la disciplina della Bioetica, che ha consentito di affrontare importanti temi considerati sotto diversi punti di vista e giungere a definire possibilità e limiti. Rimane, secondo me, comunque sempre determinante la scelta cosciente dell’individuo.

I laureati in Biologia hanno buone prospettive di lavoro o anche per loro è oggi difficile trovare un’occupazione?
Rispondere oggi a questa domanda è difficile, gli sbocchi più interessanti sono certamente nei settori di ricerca, ma se questa è messa in secondo piano, c’è solo da sperare che si riprenda a investire, e nei settori dei controlli, ma se questi sono ridotti per risparmiare…diventa tutto difficile.

Veniamo a Pinerolo e al Pinerolese. Come vede lei questa realtà del nostro territorio?
La realtà del territorio Pinerolese, per quanto mi è dato di vedere è in una situazione di stallo, si cerca di mantenere, di ridurre il meno possibile ma con poche prospettive di ripresa.

Una cosa che le piace della nostra città? E una che invece le piace meno?
La vivibilità, direi; una cittadina ancora a misura d’uomo e in una favorevole posizione geografica; il rammarico potrebbe essere non riuscire a dare lavoro in loco a tutti i suoi abitanti.

Lei è anche un componente di spicco della comunità valdese. Che cosa ha significato questa presenza e che cosa significa ancora oggi?
La presenza di una comunità protestante evangelica, ancorché piccola (≤5% ) ritengo che abbia svolto, e possa ancora svolgere oggi, un ruolo di confronto e di stimolo per la città.

Il Pinerolese nell’Ottocento ha visto un grande sviluppo anche per un intervento dei capitali protestanti. Ci può dire qualcosa in merito? Qualcosa di simile sarebbe ipotizzabile oggi?
Lo sviluppo, nella seconda metà dell’800, di attività industriali, principalmente tessili, legate alla presenza di investimenti provenienti dall’area europea a maggioranza protestante (Germania e Svizzera, l’Inghilterra fu presente prevalentemente nel sociale), può trovare una spiegazione nei contatti molto stretti mantenuti dalle comunità valligiane valdesi con le chiese protestanti dei paesi citati. Oggi la situazione storica è ovviamente diversa, i collegamenti si sono mantenuti ma essenzialmente sul piano religioso e culturale.
I criteri che regolano oggi l’attività industriale credo che si basino su elementi assai più complessi di allora.

Ha qualche idea da suggerire per questo territorio in crisi?
Questa è la domanda che tutte e tutti ci facciamo ogni giorno, mattino e sera.
Vivendo da qualche anno con continuità (sono stato" pendolare" per più di 30 anni!) specialmente sul territorio montano (il più in difficoltà), mi rendo conto che soluzioni facili e immediate non ce ne sono. Si potrebbe, però, pensare ad un turismo rurale montano, che si sviluppi nei territori valligiani ancora non contaminati dal turismo di massa e ricchi di storia e di tradizioni, recuperando o potenziando aspetti dell’artigianato locale e delle coltivazioni autoctone "di nicchia" abbinate ad allevamenti biocompatibili, aumentando la ricettività nei luoghi caratteristici, proponendo programmi di escursionismo didattico, anche per fasce d’età, con possibilità di spostamenti transfrontalieri in territori montani confinanti, invogliando con opportuna e adatta informazione le famiglie residenti nelle aree metropolitane a trascorrere weekend e vacanze nei nostri territori e ad acquistare direttamente dai produttori locali.
C’è un problema: i finanziamenti, da dove potrebbero arrivare? Qualche governo lungimirante? Qualche ricco benefattore ? Qualche progetto europeo ? Mi spiace, non lo so.

Territorio e giovani, soprattutto quel 25% di giovani che si laurea.
E’ difficile dare una risposta di speranza; penso che la situazione attuale del territorio non offra ai giovani laureati grandi prospettive.