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Pinerolo Indialogo

Marzo 2014


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale 

 

Tra giovani disoccupati e giovani al governo
I "sans papier" siamo noi

 

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.3 - Marzo 2014

 
E’ difficile raccapezzarsi. Un’inchiesta giornalistica di poco tempo fa racconta che un progetto coordinato (di nome"Best", senza false umiltà) prevede che i nostri migliori giovani laureati vadano negli USA a sviluppare l’idea e lo spirito di impresa, ma poi tornino in patria per completare l’opera. Viene spiegato che i giovani ottengono un finanziamento per frequentare i corsi di imprenditoria e compiere il tirocinio in una start up americana; ed il programma si propone di mandare ogni anno negli USA ben 300 giovani, che saranno (testuale) "il presidio imprenditoriale italiano nelle alte tecnologie, e riporteranno a casa conoscenze, relazioni e canali di finanziamento".

Ottima cosa, è il logico commento. Ma più o meno negli stessi giorni un altro servizio giornalistico ci informa che vi sono circa 500 mila italiani, in larga prevalenza giovani, che vivono in un Paese straniero come irregolari. Arrivano come turisti e, quando è scaduto il permesso di soggiorno, rimangono e si immergono in una loro speciale clandestinità. Fanno i lavapiatti, i cuochi, gli spiccia-faccende, le piccole cose dell’economia informale. Naturalmente in nero, naturalmente sottopagati. Con coperture reciproche, perché la cosa conviene sia al datore sia al lavoratore. Riescono a vivere anche dignitosamente, grazie alle mance ed alla totale assenza di imposte: salvo avere un "buco" nei contributi e nella carriera quando devono o vogliono riemergere.

Dunque, i "sans papier", questa volta, siamo noi. Il secondo fotogramma illustra la versione sotto-proletaria del progetto "Best", una sorta di negritude vissuta dai bianchi, una scansione in classi (se mai si può ancora usare questo termine) all’interno della categoria "giovani", la quale viene ad aggiungersi all’arcinota oppressione da parte degli anziani.

Questa volta non c’è da rallegrarsi, anzi si rafforza la convinzione che qualche cosa deve cambiare. Ma ecco che si proietta il terzo fotogramma in argomento, il ciclonico trapasso generazionale operato dal governo Renzi. Finalmente il pallino passa in mano ai giovani, finalmente qualche cosa si farà.

Ma quale messaggio trasmettono queste prime giornate convulse, accanto a quello indiscusso del cambiamento? E’ quasi inevitabile scuotere il capo dubbiosi, di fronte ad un premier iper-cinetico di 38 anni, a ministre e ministri di 33 o 35, al disinvolto difetto di qualsiasi esperienza specifica, all’idolatria della velocità, all’iperbole dell’annuncio e della comunicazione, al fideismo cieco nella bontà taumaturgica del cambiamento in sé.

Non si vuole fare professione di scetticismo, poiché anche lo scetticismo sistematico è una malattia. Si tratta solamente di chiedersi se sia questo il collante che può accostare i due primi fotogrammi, e sanare la condizione giovanile. E’ doveroso attendere prima di giudicare, anzi è necessario sostenere questa esperienza, perdonando i possibili insuccessi non troppo gravi, le guasconate non troppo fastidiose, le approssimazioni non troppo pericolose.

Ma sia consentita almeno qualche silenziosa perplessità, sia pure beneaugurante. Per far crescere una pianta non serve tirarla, bisogna annaffiarla con pazienza, con assiduità e buona conoscenza delle regole dell’agronomia. Altrimenti la bolla del nuovo scoppierà presto e continueremo ad avere lo scintillante "presidio imprenditoriale" ed i nostri invisibili sans papiers.