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Pinerolo Indialogo

Marzo 2014


Dialogo tra generazioni
 
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 Parlar di storia

Cenni di storia pinerolese poco noti


Correva la tranvia Pinerolo-Perosa

di Nadia Fenoglio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.3 - Marzo 2014

   Di boom economico si può parlare anche per Pinerolo. Certo, occorre sfogliare all’indietro le pagine della storia per riscoprire una vera e propria febbre ferrotranviaria che contagiò il Pinerolese intorno agli anni ‘80 dell’Ottocento. Sulla scia del rapido sviluppo nazionale, nel 1880 vide la luce la Tranway Pinerolo-Perosa, società per azioni sotto la presidenza del senatore Cesare Bertea. Un collegamento su rotaia per raggiungere la Val Chisone, sostenuta da imprenditori e ingegneri locali. Ma la tranvia Pinerolo-Perosa non fu l’unica. Presto la città fu snodo di una rete tranviaria anche per le destinazioni di Saluzzo e Torino e si progettò addirittura una tranvia transalpina per Briançon e Gap, poi non realizzate.

Il 3 settembre 1882 fu dunque inaugurata la Tranway Pinerolo-Perosa, con circa 200 passeggeri a bordo che partirono da Pinerolo alle 12 con l’arrivo a Perosa previsto in poco meno di due ore. Il costo del biglietto ammontava a 1,20 lire in prima classe e 0,85 lire in seconda. Così recitava la poesia che accompagnò la prima corsa: Core, core a vëdlo ‘vni; la cornëtta al à sonà. A minute sarà sì: ecco, a j’è: guardelo là. Coma ven! fa fin-a sgiai...Viva ‘l tranvai!

Una linea, quella della tranvia, utile soprattutto ai commercianti di bestiame e di legname, agli industriali tessili, ai militari di guarnigione al Forte di Fenestrelle, ai compratori della pietra di Malanaggio. Insomma, un servizio di trasporto utile a inserire Pinerolo in una rete locale di commercio e impresa.

La tranvia, «mostro» con una «metallica anima» secondo alcuni versi di Carducci, era composta da quattro vaporiere a scartamento ridotto che avevano nome di Assietta, Pragelato, Fenestrelle e Val Chisone. Furono costruite dalla società svizzera S.L.M. di Winterthur e potevano raggiungere la velocità massima di 30-35 km/h, ma quella media di crociera era molto più bassa. I macchinisti lavoravano all’aria aperta, coperti solo da un tetto e usavano un telo catramato per proteggersi da vento, pioggia, polvere. Le carrozze, secondo i cronisti dell’epoca, erano piuttosto modeste: in seconda classe c’erano panche in legno per sedersi e in prima sedili imbottiti, ma i finestrini erano ovunque difettosi e spesso mancava il riscaldamento.

Questa fu la partenza, frenata dopo soli due anni di attività quando la tranvia andò in passivo e poté salvarsi solo grazie al trasporto merci, che certo non mancava. Nel 1911, poi, il servizio di trasporto pubblico pensato in origine per la tranvia fu assegnato a una linea automobilistica in mano alla Fiat che svolgeva le tratte Perosa-Fenestrelle-Pragelato e Perosa-Perrero.

Infine, nel 1921 la tranvia, ormai di proprietà della Sapav della famiglia Agnelli, venne elettrificata e le storiche vaporiere furono sostituite con locomotori Fiat a motore elettrico. Nel febbraio 1968 partì l’ultima corsa: ormai l’eco di un altro boom sfrecciava sulle rotaie dell’economia.