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Pinerolo Indialogo

Aprile 2014


Dialogo tra generazioni


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 Incontri 

 

 


Intervista a Patrizia Polliotto

«A Pinerolo ho riscontrato sempre un ambiente molto serio, ma ora ha perso il potere contrattuale»

 di Antonio Denanni

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.4 -Aprile 2014

 

  
L’imminente abolizione delle province e l’arrivo della città metropolitana sta creando un po’ di fermento nella politica locale, in quanto tutto il Pinerolese, secondo il dispositivo di legge, dovrà farne parte. Si tratta di nuovi equilibri di potere nel governo della realtà locale, ma anche di nuove identità da acquisire, sia da parte degli amministratori che dei cittadini.

Incominciamo a parlare di questa nuova realtà che avanza con cittadini/e del capoluogo che questa identità l’hanno acquisità da un pezzo. Per prima sentiamo l’avvocato Patrizia Polliotto, pinerolese di nascita, ma residente da decenni a Torino, che periodicamente ritorna nella sua Pinerolo.

Ormai da torinese, come vede la nostra Pinerolo? Ci ritorna sovente?
Ritorno settimanalmente per lavoro almeno una volta, poi per gli affetti perché qui vivono i miei genitori e quindi Pinerolo è una terra a cui mi sento legata per molti motivi. Inoltre qui ho sempre riscontrato un ambiente molto serio, molto professionale anche dal punto di vista del lavoro, molto più che in altri luoghi. È una buona terra sotto il profilo della serietà.

Qualità però che non vengono vendute bene, pare...
In effetti ho visto diminuire molto il peso economico del territorio. Ho visto anche persone impegnate nel mondo economico e politico cedere il passo agli interessi personali. Questo ha fatto sì che la città abbia perso dei punti importanti, da ultimo il tribunale, che in quanto avvocato ho sentito particolarmente. La perdita di realtà economiche forti ha fatto perdere anche il potere contrattuale del territorio. La città metropolitana nasce sicuramente da esigenze economico-finanziarie, ma è anche vero che quando si accorpa è colui che è più forte che accorpa.

Che cosa le piace e che cosa la infastidisce di questa nostra città?
Da giovane mi infastidiva molto il pettegolezzo e non vedevo l’ora di andar via da questa città. Ma poi sono sentimenti che passano e ora capisco anche in positivo come il controllo sociale sia anche un valore. La cosa che mi piace di più è che qui trovo dei valori di serietà, di onestà che non trovo in altre realtà, come ad esempio la non necessità dei clienti di precisare la transazione degli affari con clausole infinite come si fa di consueto altrove: qui c’è ancora lo spirito della stretta di mano che è la cosa che mi piace di più.

Di recente, in una riunione di una decina di docenti universitari del territorio è stato affermato che nel Pinerolese c’è un ottimo sistema scolastico. Come è stata la sua esperienza scolastica?
Ho frequentato a Pinerolo tutte le scuole dell’obbligo, fino al Liceo. Credo che per me sia stata in assoluto l’esperienza più importante. La mia vita lavorativa attuale è partita da lì, da una formazione eccellente: non credo che nella vita avrei fatto tutto quello che ho fatto senza questa esperienza.
Ho avuto occasione di confrontare la formazione avuta a Pinerolo con quella di altre scuole blasonate, ma non c’è paragone.

Il nostro territorio è in una condizione di grave crisi economica, ma anche di identità (perdita del tribunale, della presidenza dell’ASL, ridimensionamento degli ospedali, ecc.). Lei ha qualche idea da suggerire? Una realtà da valorizzare?
Ho avuto occasione di esaminare, per conto della Compagnia San Paolo, il corso di Infermieristica che dovrebbe partire all’Università qui a Pinerolo: non so se possa costituire un polo di attrazione. Certamente però qualcosa dal territorio deve nascere. Ci devono essere delle forze che attraggono, è necessario che qui si crei un centro di eccellenza, nella sanità o in altro campo (ad esempio quello dell’ambiente), in modo che le aziende abbiano l’interesse ad investire qui nel territorio dove ci sono le competenze. È intorno a queste eccellenze che si possono costruire nuove forme di impresa
.

Lei è anche presidente del comitato regionale dell’Unione Nazionale Consumatori. Avete qualche strategia per vivere questa crisi?
Noi nel porci dalla parte dei consumatori cerchiamo di fare in modo che la crisi colpisca di meno l’anello debole della catena: questa è la nostra regola di fondo. Allo stesso tempo pensiamo che la nostra azione non debba porsi esclusivamente contro l’azienda, puntiamo a far sì che l’azienda si rivolga a noi in anticipo: è una strategia che punta più alla prevenzione che allo scontro.

Tra i sindaci del pinerolese c’è un po’ di fermento per via della nuova area metropolitana. Per la perdita di potere, ma anche di identità: lei che idee si è fatta?
Credo che sia un’opportunità. In Italia tutti i cambiamenti sono percepiti negativamente e questo è uno dei mali del nostro Paese. Io credo che questo della città metropolitana si debba interpretare più come un’opportunità che come una perdita di sovranità.

Una cosa che agli occhi di una torinese sarebbe a suo parere da valorizzare?
Mi ha stupito molto la moria del centro storico di Pinerolo. Mentre il centro storico di Torino pedonalizzato è molto vivo e frequentato, pieno di gente, qui stranamente ho trovato piazza del Duomo deserta. Il centro storico è stato pedonalizzato, è bello, ma è morto come vitalità e non ne ho capito la ragione. Il centro storico è sicuramente una ricchezza da valorizzare.
Poi bisogna coltivare le relazioni; oggi questa terra soffre di un basso livello di persone che si interessano della cosa pubblica. È un bacino ricco culturalmente, ma manca anche di relazioni politico-istituzionali tali da valorizzare questa ricchezza. Sono mancati i personaggi capaci di interloquire con le istituzioni superiori.

Il nostro giornale si rivolge a giovani e adulti, ma è fatto quasi esclusivamente da giovani. Come vede il futuro di questi giovani, ha qualche suggerimento da dare?
Il futuro dei giovani del territorio non è diverso da quello di altri luoghi. È un momento certamente difficile, ma è anche un momento ricco rispetto al passato di potenzialità, a incominciare da quella della facilità di spostamento. I giovani di oggi oltre ai problemi concreti dovuti alla crisi hanno anche meno sicurezze e meno punti di riferimento e l’essere nati in un contesto familiare che li ha abituati all’agio li ha resi anche impreparati ad affrontare la crisi che stiamo vivendo e questo a mio parere è più forte in provincia che in città.
La crisi però ha anche in sè una forte spinta a tirare fuori le energie, l’inventiva che i giovani hanno dentro e questo sicuramente avverrà.