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Pinerolo Indialogo Aprile 2014

Dialogo tra generazioni

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 Officine del suono 


Musica emergente

Tee-Sherpa


di Isidoro Concas

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.4 - Aprile 2014

 

   Tee-Sherpa, al secolo Tito Pasini, classe 1994, è un rapper e beatmaker di Torre Pellice. È recentemente uscito in free download il suo primo mixtape di inediti intitolato "Dropped in the World Pt.1" (potete trovare il link sulla pagina Facebook OFFICINA PROD), e per l’occasione ci siamo incontrati per parlarne.

Allora Tito, il tuo primo disco è del 2013 ma sei in attività già da diversi anni, con all’attivo diverse collaborazioni, concerti e jam. Come è nata questa tua passione per l’hip-hop?
La passione per l’hip-hop nasce come tutte le altre passioni. Per quanto mi riguarda, a spingermi nel suono è stata la voglia, l’impulso, l’istinto che ho sentito nel dover dire qualcosa. In una società che punta alla vanificazione delle parole, tocca trovare il mezzo di comunicazione più efficace, che per mia opinione è la musica. La mia non è carriera, è amore per il suono. Il suono ho imparato a gestirlo avendo a che fare con persone appassionate come me, dalla valle da cui provengo e nei dintorni.
Nel tuo lavoro si può osservare una grande attenzione nella scelta dei beat, con nomi come Eskmo ed Emancipator, e molte produzioni originali, alcune di tua stessa fattura. Qual è il rapporto tra le tue liriche e la musica? È il testo che determina la musica o il beat influenza il testo? Come sono nate le tracce in cui anche il beat è di tua produzione?
La musica è riproduzione sonora della vita e nasce nello stesso modo in cui nasce un qualsiasi altro essere: tu sei nato e il mondo ha influenzato la tua crescita, ma è chiaro che, allo stesso modo, tu abbia avuto ed avrai la responsabilità di influenzare il mondo che vivi. I miei testi nascono da ispirazioni che mi dà la vita in sè. I beats che Phine, Tuzzy, Joeb da Volvera producono influenzano direttamente la mia vita e questo modella i miei testi. Le autoproduzioni sono nate in maniera assolutamente casuale, lo stesso vale per i beat di produzione estranea, a volte a distanza di mesi mi accorgevo che il testo appena scritto funzionava perfettamente sul beat prodotto mesi prima. L’arte è caso e caos a volte, come la vita.
Le tematiche che tocchi nei tuoi testi sono svariate e spesso molto serie: qual è la tua opinione sulla scena hip-hop italiana attuale, riguardo gli argomenti?
Gli argomenti sono un fatto delicato. Ben sappiamo che la stessa cosa vista da due persone diverse può colpire una e lasciare l’altra indifferente. A volte una tematica viene sviluppata all’insegna di un messaggio che poi viene ignorato o sottovalutato. Credo che l’importante sia comunicare con il cuore. Purtroppo mi rendo conto che esso è spesso tralasciato nei testi e nelle argomentazioni del più recente hip-hop italiano, tuttavia rimane chi rappa con passione, sacrificando la fama.
In questo momento stai facendo un anno di volontariato in Repubblica Ceca, trovandoti a dover usare altre lingue oltre all’italiano per comunicare: come ha inciso questo fattore linguistico sulla stesura dei pezzi?
Usare linguaggi che non sono i miei mi insegna a trovare l’essenziale nel discorso e a rendere il parlato più chiaro possibile per l’interlocutore. La schiettezza del testo e la sua nettezza sono un concetto introdottomi dall’hip hop di Digi e Joeb, grandi riferimenti per quanto riguarda la comunicazione. Ora questo concetto lo sto studiando da più vicino, avendo a che fare con persone che il 60% delle volte faticano a comprendermi.
Bene, grazie per l’intervista! Prima di lasciarci, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ora sto progettando un disco, probabilmente prodotto per intero in Repubblica Ceca, in cui coinvolgerò gente di altre nazioni e orientamenti musicali. In futuro è chiaro che tornerò a produrre in Officina, con gli amici Parsi, Phine, Siu ed altra gente con cui non vedo l’ora di tornare a suonare.