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Pinerolo Indialogo

Maggio 2014


Dialogo tra generazioni

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 Arte & Architettura 



Nella pianificazione urbana
«Viabilità e riqualificazione non siano killer seriale del patrimonio storico»

di Riccardo Rudiero

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.5 - Maggio 2014

   La pianificazione urbana può essere definita come traduzione dei bisogni umani nella forma della città, avendo come faro guida il rispetto e la tutela della nostra "casa comune". Da questa semplificata definizione emerge la necessità della salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio storico, elementi indispensabili per il benessere dell’uomo e il perdurare della sua cultura e delle sue radici.

A Pinerolo, il dibattito a riguardo è molto vivo da anni, cominciato con l’adozione del PRG e proseguito con la sua necessaria revisione, in seguito alla presa di coscienza di alcuni presupposti sovrastimati nella capacità edificatoria della città.

  

Giovani della Facoltà di Architettura che simulano un'ipotesi di riconversione dei locali Acea

Tra le strategie di modifica, già adottate o in discussione, hanno particolare peso quelle legate alla riqualificazione delle aree degradate e alla viabilità, strettamente legate tra loro: la variante, infatti, ne collega le sorti in più aree, specialmente nel comparto sud della città (nuove strade dovrebbero infatti attraversare l’area ex Türck ed ex Annovati, collegandosi poco oltre la ferrovia in via Vigone).

Che serva una riorganizzazione viaria è fuor di dubbio, specialmente nella zona sopracitata, come anche la riqualificazione urbana delle aree degradate. Purtroppo però, guardando lungo le nostre strade, pare che l’unico modo per portarle avanti sia la sistematica distruzione del patrimonio architettonico pinerolese.

Gli esempi, purtroppo, non mancano. Si pensi all’abbattimento delle fonderie Poccardi – meglio conosciute dai pinerolesi come Beloit, per via dell’ultima proprietà – con la successiva costruzione delle torri residenziali, lungo via Vigone. O, ultimo in ordine di tempo, la demolizione del suo dirimpettaio comparto produttivo a est della ferrovia, dove sorgeva la fabbrica elettrodi della Società Talco Grafite Val Chisone. Molti hanno plaudito questi interventi come logica trasformazione di queste ormai irrecuperabili "fabbriche di topi".

Ammettendo mio malgrado di non aver mai visto un roditore prodotto serialmente, è doveroso segnalare che la distruzione di queste fabbriche ha fatto sì che venisse eliminato, tra le altre testimonianze degne di nota, il trecentesco mulino di San Giovanni, chiamato anche di Justitia perché nei suoi pressi si eseguivano le esecuzioni capitali. Una pagina della nostra storia irrimediabilmente perduta, e tutto per far passare una strada!

E il rischio di vedere distrutte altre fabbriche lungo il Rio Moirano – dal Medioevo propulsore dell’industria pinerolese – non è di certo arginato (leggasi Türck, anche se le ultime iniziative della sezione pinerolese di Italia Nostra lasciano ben sperare in un’efficace sensibilizzazione della popolazione e delle amministrazioni pubbliche).

Possibile che il binomio viabilità/riqualificazione debbano essere killer seriale del patrimonio storico cittadino? La tradizione pinerolese, in effetti, è ormai consolidata. Si pensi alla caserma Vauban (grossomodo collocabile nell’area dell’attuale piazza Terzo Alpini), unico caso al mondo in cui la distruzione di un edificio progettato dall’architetto militare del Re Sole sia avvenuta non per gli eventi bellici, ma per programmatica volontà di favorire la circolazione!

Per il prossimo futuro, bisognerà prestare molta attenzione all’asse di via Vigone, dove la variante agisce parecchio. Perché ad esempio, non prendere seriamente in considerazione la strategica dislocazione dell’ingombrante attività dell’ACEA a priori rispetto a una variante stradale che ancora la preveda in loco, valorizzandone poi l’area? O rileggere il tratto ferroviario Pinerolo-Torre Pellice, ormai in disuso, in chiave di viabilità sostenibile?

Attenzione, però: valorizzare non vuol dire monetizzare a discapito del patrimonio architettonico lasciatoci dai nostri avi!