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Pinerolo Indialogo

Maggio 2014


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 15
Intervista a Silvia Bonino

"Di Pinerolo mi piace la sua splendida posizione geografica... Con scelte più oculate potrebbe diventare un centro di attrazione"

 

a cura di Marianna Bertolino
Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.5 - Maggio 2014

Ci parli di sé e delle sue competenze in ambito universitario.
Sono psicologa e psicoterapeuta, e come professore ordinario ho insegnato psicologia dello sviluppo prima all’università dell’Aquila e poi per molti anni a Torino. Ora, dopo il pensionamento, sono professore onorario. Ho studiato molto le relazioni sociali, sia aggressive sia positive, come la cooperazione, l’empatia, l’altruismo. Altri studi hanno riguardato la salute in adolescenza e la vita con la malattia cronica, settore in cui continuo a fare ricerca. Ho sempre creduto e lavorato alle ricadute applicative della ricerca psicologica e alla buona divulgazione.

Nel suo ultimo libro lei sostiene che l’uomo è biologicamente altruista. Ci riassume il suo pensiero?
L’altruismo non è solo il risultato di influenze culturali; queste operano su precise disposizioni biologiche, che abbiamo perché l’altruismo si è dimostrato utile nella nostra evoluzione. Per questo veniamo alla luce con disposizioni alla condivisione emotiva, alla comprensione degli altri, all’aiuto per lenire la sofferenza altrui. Affinché si realizzino pienamente, queste disposizioni vanno educate sia in famiglia che a scuola. Alla base di tutto vi è l’identificazione degli altri come simili a noi: li aiutiamo perché vediamo in essi, come in uno specchio, noi stessi.

Quindi l’affermazione che "il più grande altruismo è il più grande egoismo". E viceversa, "il più grande egoismo è il più grande altruismo" è vera?
No, sono entrambe false, perché impostano la questione in modo errato, secondo la tradizionale e superata contrapposizione tra egoismo e altruismo. Benché sia vero che l’altruismo fa bene anche a noi e ci rende più felici, è sbagliato ridurlo a una forma raffinata di egoismo; è invece uno dei modi in cui riusciamo a realizzare davvero noi stessi, data la nostra natura di esseri sociali.

La sua competenza psicologica è rivolta soprattutto al mondo dei bambini, che vuol dire di riflesso dei genitori. Oggi faticano di più i genitori o i bambini? Che cosa è indispensabile per dare ai bambini un’educazione serena?
Faticano entrambi, anche se ovviamente in modo diverso. I genitori sono spesso confusi e in balìa del consumismo, e appaiono incapaci di assumere un ruolo educativo adulto, di guida e non di amicizia o alla pari. Il buon genitore è autorevole, cioè in grado di dare amore e dialogo, ma anche regole e castighi adeguati. Senza questi pilastri non c’è serenità e i figli crescono insicuri, dipendenti e aggressivi. C’è bisogno di uno sforzo di riflessione sui valori a cui si vogliono educare i figli, per agire di conseguenza.

È più facile crescere i figli in città o in provincia?
Il luogo non è determinante. Contano l’autorevolezza educativa e l’apertura al mondo circostante, in senso ampio: naturale, sociale, culturale. La provincia può rendere più facile l’organizzazione della routine familiare, ma varietà e ricchezza di esperienze si possono garantire ovunque, a partire dalle diverse risorse ambientali. Oggi in particolare va contrastata l’invadenza del mondo virtuale, per favorire la più ricca esperienza in quello reale.

Veniamo con quest’ultima domanda alla nostra Pinerolo. Che cosa le piace di questa sua città natale e che cosa invece le piace meno o la indigna.
Mi piacciono la sua splendida posizione geografica e la sua condizione di terra di frontiera, dove convivono eredità culturali e religioni diverse. Mi piace la sua architettura centenaria: ho abitato a lungo nel centro storico ed è un luogo di vita ideale. Mi piace molto di meno la sconsiderata espansione edilizia degli ultimi decenni, così come l’incuria di cui spesso la città patisce. M’indigna l’apatia di molti pinerolesi, che non si attivano per la loro città e restano indifferenti davanti alle troppe situazioni irrisolte (due esempi: palazzo Acaja e merlettificio Türck).

Pinerolo vive come altre realtà, forse anche di più, la crisi economica del momento. Qual è a suo parere una risorsa potenziale di Pinerolo che non è sfruttata abbastanza e potrebbe esserlo?
Il turismo. Con scelte più oculate, una manutenzione attenta e una buona accoglienza, la città potrebbe diventare un centro di attrazione. Per questo non dobbiamo perdere eredità importanti, come quella della cavalleria, e imparare a valorizzare ciò che abbiamo. Oggi non lo sappiamo fare né siamo in grado di approfittare del successo turistico della vicina Torino. C’è bisogno di maggiore collaborazione tra gli enti, pubblici e privati, e di un progetto comune per la città e il suo circondario. Bisogna cooperare, non lavorare isolatamente o, peggio, contro.

Queste interviste sono nate per dar voce ai docenti universitari presenti nel territorio (una cinquantina), ma anche per valorizzare la loro competenza intellettuale. Ha qualche proposta da suggerire, in particolare agli amministratori?
Coinvolgere i docenti, per le loro specifiche competenze, nei progetti e nelle iniziative per la città, il territorio e il loro futuro. Credo che partendo da situazioni e progetti concreti sia più facile costruire nel tempo una collaborazione stabile che trasferisca nel territorio pinerolese le diverse competenze di cui i docenti dispongono.

L’università a Pinerolo, un tasto dolente, ce la farà a radicarsi in modo stabile?
Lo spero davvero, e l’avvio del corso di infermieristica sarebbe un buon inizio. L’università è una risorsa per tutti: per la formazione degli studenti, per dare al territorio personale qualificato, per le ricadute culturali ed economiche della ricerca. In un momento difficile, in cui istituzioni importanti la lasciano, Pinerolo non può permettersi di perdere quest’opportunità. Sono indispensabili un dialogo maggiore tra gli enti e una visione meno miope, di lungo periodo, che consideri le risorse economiche spese un investimento per il futuro di tutti.

Ritorniamo alla psicologia e ai giovani che la studiano, numerosi anche nel pinerolese. Vi è per i ragazzi con queste competenze una reale possibilità di sbocco lavorativo?
Purtroppo no: il mercato è saturo, per scelte errate fatte dall’università e dall’ordine, che hanno privilegiato gli alti numeri. In Piemonte gli psicologi iscritti all’albo sono oggi 6332, cioè uno ogni 700 abitanti. Anche se in molte aree - come la scuola e la sanità - ci sarebbero in teoria ampi spazi, questi sono tutti da inventare e costruire e non si vedono in concreto prospettive.