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Pinerolo Indialogo

Maggio 2014


Dialogo tra generazioni

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 Donne del pinerolese 



Marcella Gay, una vita per la scuola

«Mi dispiace la mancanza di spirito critico»

a cura di FannY Bounous  

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.5 - Maggio 2014

 

  Marcella Gay, insegnante per lunghi anni di italiano e latino a generazioni di pinerolesi, impegnata anche nel sociale e nel mondo religioso ecumenico pinerolese, è stata anche una staffetta partigiana. E’ su questa tematica, in periodo di commemorazione della liberazione, che le chiediamo una testimonianza.

Il 25 aprile l’abbiamo incontrata che indossava i colori del Tricolore. Perché questa scelta?
Siamo dei cittadini, la bandiera del nostro Paese, una libera Repubblica nata dalla Resistenza è qualcosa che ci riguarda, che ci appartiene.

Che cosa è stata per lei la Resistenza?
Il primo momento in cui siamo stati liberi di scegliere, dopo 20 anni di fascismo. Io sono nata nel 1922 (l’anno in cui Mussolini è salito al potere), mi sono trovata in divisa prima ancora di rendermene conto (qui mi mostra una sua foto del 1936 in divisa da Giovane Italiana). Dopo l’8 settembre quasi tutti i giovani della mia età hanno fatto la scelta giusta, pur essendo stati formati dalla disciplina fascista. Anche quelli che hanno fatto la scelta sbagliata avevano dei motivi giusti: l’unico mio compagno che si è arruolato con i repubblichini era di origini meridionali e vedeva l’arrivo degli Alleati come una forma di colonialismo, quindi anche lui era animato dalla volontà di difendere la patria.

Che cosa rappresenta invece per le giovani generazioni di oggi?
Mi stupisce il fatto che li interessa moltissimo. I ragazzi delle scuole chiamano i vecchi resistenti per farsi raccontare la loro esperienza. Quindi significa che per loro la Resistenza ha un valore importante.

Che cosa invece vorrebbe che fosse?
La possibilità di non dover vivere quello che abbiamo vissuto noi, capire la fortuna di avere una delle Costituzioni più belle che esistono.

Veniamo alla nostra città di Pinerolo. Che cosa le piace e che cosa la indigna?
Mi piace il fatto che, nonostante tutto, viviamo ancora in un Paese libero, che in città ci siano tanti giovani che prendono iniziative interessanti, che hanno voglia di fare qualcosa. Mi indigna il fatto di avere delle amministrazioni che si occupano del superfluo più che del necessario (ad esempio hanno tolto la fontana dietro la biblioteca e le panchine che la circondavano). Mi indigna il fatto che si riduca tutto al suo aspetto economico: il valore è dato dal prezzo, mentre il metro dovrebbe essere un altro. Mi indigna che si voglia fare un nuovo grattacielo accanto a quello di via Buniva togliendo il giardinetto attuale, tanto comodo per riposarsi sulla via del rientro dal mercato. Mi dispiace la mancanza di spirito critico, l’adeguarsi passivamente ad ogni nuova moda, l’appiattimento. Si comincia però a voler conservare la diversità, a partire per esempio dalle antiche varietà di frutta: questo è positivo. Si può dire che alla malattia di un determinato momento storico si contrappone per fortuna sempre una reazione.

Il mondo scolastico pinerolese ha mantenuto nel tempo la qualità che c’era ai suoi tempi?
Per quello che conosco (il Liceo Porporato) direi di sì, sta continuando degnamente la tradizione.

Un suggerimento all’amministrazione cittadina?
Non sono capace di dare suggerimenti, sono una persona abbastanza passiva. Ho fatto Lettere perché odiavo la matematica e mi piaceva leggere. In fondo non ho mai scelto, ma sono sempre stata scelta. Questo vale anche nell’ambito della chiesa: andavo sempre a far roccia con gli amici; una domenica che pioveva sono andata in chiesa, dove c’erano le elezioni dei deputati alla conferenza distrettuale. Hanno pensato che essendo un’insegnante di lettere avrei facilmente steso i verbali, e così è iniziata la mia "carriera" ecclesiastica, fino a far parte della Tavola valdese.            
intervista di L.G.