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Pinerolo Indialogo

Giugno 2014


Dialogo tra generazioni

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 Donne del pinerolese 



Mariena Scassellati Sforzolini Galetti
fondatrice della Bottega del Possibile

Una vita di impegno nel sociale

a cura di Sara Nosenzo  
Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.6 - Giugno 2014

 

  Mariena Scassellati Sforzolini Galetti, dopo un’esperienza in fabbrica si impegna come assistente sociale sul territorio fino alla pensione. Premio "donna della solidarietà" nel 1999 e autrice del lemma "domiciliarità" nel nuovo dizionario di servizio sociale. Ha fondato l’Associazione "La Bottega del Possibile" che nell’anno corrente festeggia i suoi primi 20 anni. È a partire da questa ricorrenza che le chiediamo la sua testimonianza.

Ci racconti un po’ di sé…
Sono sempre stata impegnata nel sociale, la mia esperienza arriva da anni di servizio nell’assistenza sociale, in questo modo ho potuto vedere e capire ciò di cui la gente ha bisogno. Mi interessa molto ribadire il fatto che l’assistenza sociale è uno strumento efficace e che può dare, laddove serve, conforto e sostegno. Da molti anni il sociale è messo sotto stretta restrizione economica, c’è chi dà la colpa alla crisi, ma la mia è un’idea diversa…

Ce ne parli...
Credo che sia innegabile la presenza di una crisi, ma ritengo che i contingenti semplicemente vengano impiegati in altri settori piuttosto che nell’assistenza sociale. Essendo nel settore posso dirvi quanto sia deleterio soprattutto a livello personale perché è questo di cui dobbiamo tener conto. Abbiamo a che fare con persone in condizione di fragilità che necessitano di strumenti che li aiutino in questa loro nuova tappa della vita, siano essi problemi economici o meno. Il nostro intento è quello di dare importanza alla persona come individuo e nelle migliori delle possibilità non fargli sentire alcun peso.

La sua Associazione compie 20 anni di vita, può raccontarci come ha avuto inizio e quali sono i suoi obiettivi?
La Bottega del Possibile è un’Associazione di Promozione Sociale, costituita il 24/01/1994 con sede a Torre Pellice (TO), che ha come obiettivo primario la diffusione della cultura della domiciliarità. Per domiciliarità non si intende uno strumento unicamente predisposto per le persone anziane, ma anche per quelle in difficoltà diverse, quali malattie mentali o fisiche di qualunque età. La domiciliarità permette alle persone di risiedere stabilmente nelle proprie abitazioni, con l’ausilio di persone specializzate, così da ridurre i traumi nella loro delicata situazione. L’Associazione annovera attualmente quasi 180 soci (si era partiti in 20), di ogni mestiere e professione, di cui il 10% è rappresentato da docenti universitari. Di questa varietà sono molto orgogliosa.

Può parlarci del concetto di casa e del vostro motto?
La casa è il primo luogo che ci è caro, dopo il grembo materno. Quando si è smarriti ci si ricorda di sole due parole: "mamma" e "casa". Mi vengono in mente alcune citazioni molto significative… Plinio il vecchio diceva:«La casa è là dove ti porta il cuore», non c’è verità più grande. Così anche per quanto riguarda il nostro motto, "Vogliamo piantare un albero perché cresca dopo di noi", voglio ribadire l’importanza di fare qualcosa oggi, per il bene comune, per trarne positività e strumenti per il futuro. Un legame tra generazioni e idee di ieri e di domani, ma pur sempre e in primo luogo legami tra persone.